di Chiara Billitteri -
Un minuto di silenzio e, in un’affollatissima aula magna al Palazzo di giustizia, inizia il convegno organizzato stamattina dall’Associazione nazionale magistrati in occasione del ventennale della strage di via d’Amelio.

In tanti, cittadini, politici, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, hanno presenziato all’evento in un clima di commozione e partecipazione generale.

Tra questi, il presidente della Camera Gianfranco Fini, Antonio Ingroia, Antonio Di Pietro, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e, naturalmente, i fratelli del giudice, Salvatore e Rita Borsellino.

Al centro degli interventi dei molti magistrati anche il racconto delle difficoltà  che dicono di avere avuto nella ricerca della verità sulla complessa vicenda. Ma il presidente della Camera li ha voluti rassicurare, e ha affermato che lo Stato è senza riserve dalla parte della giustizia.

Si, sono passati vent’anni da quel 19 luglio del ’92.

Ma più che la cifra tonda, a dare particolare visibilità al giorno dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, è proprio il clamore suscitato dalle vicende giudiziarie sulla cosiddetta ‘trattativa’, con lo strascico di polemiche tra il Quirinale e la procura di Palermo.

E infatti nell’intervento di Nino Di Matteo, presidente dell’Anm di Palermo, che ha aperto l’evento, non sono mancati gli appelli, rivolti alla classe politica, per una ricerca della verità che sia caratterizzata da un “impegno serio e non soltanto a parole”, ricordando quanto detto dal presidente del Consiglio Mario Monti che il 23 maggio scorso aveva affermato che “l’unica ragione di stato è la verità”.

Ma anche la magistratura è un’istituzione, e come tale “non deve cedere alla tentazione della polemica” ha precisato Di Matteo.

Nel contesto di un’atmosfera comunque serena e di unità, nel ricordo di Borsellino, è stato letto il messaggio che ha trasmesso oggi il Quirinale in occasione dell’iniziativa dei magistrati palermitani: “Si sta lavorando – scrive il capo dello Stato – e si deve lavorare senza sosta e senza remore per la rivelazione e sanzione di errori ed infamie che hanno inquinato la ricostruzione della strage di via D’Amelio. Si deve giungere alla definizione dell’autentica verità su quell’orribile crimine. E proprio a tal fine è importante scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione”.

Ma il termine usato dal presidente Giorgio Napolitano, ‘sovrapposizioni nelle indagini’,  non è piaciuto al fratello del giudice scomparso, Salvatore Borsellino, che si è definito “agghiacciato”.

“Ho sempre partecipato alle commemorazioni in onore di mio fratello – ha detto – , ma quest’anno non nascondo di avere titubato”. Il riferimento era alla sua, disattesa, speranza che dalle istituzioni arrivassero azioni di sostegno in favore di quei magistrati che, cita Ingroia, “sono finalmente arrivati nella stanza della verità, dopo anni in cui la si è solo voluta occultare”.

Per Borsellino, però “questa stanza è buia, o qualcuno deve avere spento la luce”. Una metafora che usa contro quelli che, secondo lui, sono stati dei “provvedimenti presi per intralciare la giustizia”.

E dopo i messaggi di sostegno a coloro i quali stanno svolgendo le indagini, si ferma e chiude il suo intervento: “non posso procedere oltre, le mie parole sarebbero troppo amare. C’è un aria troppo simile a quella del 92”.

Parole che fanno commuovere la sorella Rita. Lei nelle istituzioni vuole ancora crederci, perché il fratello Paolo era lui stesso uomo delle istituzioni.

E come disse la vedova del giudice, Agnese, Borsellino nello Stato ci credeva, e aveva trasmesso questo valore a tutta la sua famiglia. Ma adesso che sul comportamento trasparente di quello stesso Stato si profila qualche ombra, Rita Borsellino si sfoga: “Paolo è morto quando ha capito che quello in cui lui aveva sempre creduto era in realtà un’altra cosa. Vogliamo la verità, non permetteremo che venga ucciso un’altra volta”.

Il pubblico applaude, e molto. Ma la standing ovation arriva quando Rita torna a sedersi accanto a Salvatore, lui le da un bacio, e i due, commossi, si abbracciano.