Il giorno più difficile per Raffaele Lombardo e il suo governo ha un immediato riflesso a Palazzo dei Normanni. Sotto ai dipinti di Sala d’Ercole si discute del disegno di legge ‘blocca-nomine’ e per tutto il pomeriggio è lotta estenuante tra l’ostruzionismo parlamentare dell’Mpa e la volontà dell’opposizione di andare fino in fondo sul provvedimento che dovrebbe impedire la facoltà di nomina al presidente della Regione. Una vera e propria ‘guerriglia parlamentare’ a colpi di trucchi, obiezioni e interventi chilometrici. La lista degli espedienti è lunga: a un certo punto vengono fuori anche il giallo e il rosso di una bandiera della Sicilia, con tanto di Trinacria, sventolata dall’ex assessore Rossana Interlandi (autonomista convinta e militante dell’Mpa). Alla fine gli uomini di Lombardo riescono ad allungare i tempi della discussione, ma la maggioranza è costretta a incassare la sconfitta sui propri emendamenti (targati Mpa e Fli) che miravano a cancellare il ddl. Di fatto è la prima volta, da quando Lombardo ha annunciato le sue dimissioni, che il governo viene posto davanti alla mancanza dei numeri necessari per condurre le danze. Ago della bilancia il Partito democratico, che ha deciso di abbandonare il governo facendo così mancare il proprio apporto alla vecchia maggioranza.
Il pomeriggio di Palazzo dei Normanni si apre con un siparietto tra il vicepresidente vicario, Santi Formica, e il capogruppo Mpa, Nicola D’Agostino, ieri protagonisti di un acceso diverbio. Sul tavolo ci sono i tanti subemendamenti presentati con l’obiettivo di ritardare il voto finale “Desidero sapere come e quando posso intervenire”, esclama D’Agostino rivolgendosi al banco della presidenza. Secca e ironica la risposta di Formica: “Onorevole, lei non può stare sul podio…”. Il canovaccio è unico per tutto il pomeriggio: Calanducci e Colianni (Mpa) chiedono che l’Aula accantoni il ‘blocca-nomine’ per chiedere a Lombardo di riferire in Aula sulla richiesta di cofnerma delle dimissioni inviata dal premier Monti al presidente della Regione. Calanducci parla di “attacco concentrico all’autonomia regionale”, mentre Colianni accusa l’opposizione “di voler privare Lombardo dei suoi diritti costituzionalmente garantiti”. I deputati autonomisti di Sala d’Ercole aprono l’enciclopedia degli espedienti (alla fine D’Agostino commenterà sollevato: “Abbiamo imparato le difficili tecniche parlamentari, se fosse una partita di calcio diremmo che sappiamo fare catenaccio”) pur di rinviare il voto finale.
La maggioranza è comunque costretta a incassare la sconfitta su una decina di emendamenti soppressivi del ddl, ma quando l’orologio segna le 19.30 scatta il blitz sul numero legale e così Cascio, nel frattempo tornato alla guida dell’Aula, è costretto a rinviare la seduta di un’ora. Al rientro, però, il presidente di Sala d’Ercole precisa: “Solo un errore di procedura, il numero legale c’era”. Lo spettro del numero legale, tuttavia, ricompare alla ripresa dei lavori. Il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, chiede il voto segreto su un emendamento, causando indirettamente la verifica del numero legale. I numeri scarseggiano e così Cascio manda tutti a casa e dà appuntamento a una insolita seduta: venerdì mattina.










