di Gaetano Armao -

La Sicilia, lo diciamo da anni, ha vissuto per oltre un ventennio ben al di sopra delle proprie possibilità, spingendo la spesa corrente nel 2008 sino a 20 miliardi di euro e senza che nessuna autorità statale impedisse questo scempio. Da allora si e’ avviata una crescente azione di contenimento dei costi che non ha precedenti: si e’ ridotta progressivamente la spesa corrente riportandola quest’anno (in termini nominali ed ancor di più deflazionati) al di sotto del livello raggiunto nel 2001 (15,081 md contro 15,552 md euro) e quasi raddoppiando la spesa per investimenti.

La gravissima congiuntura economica, unita alla debolezza dell’economia siciliana ed ai pesanti tagli sanciti dalle manovre nazionali rendono comunque il contesto estremamente preoccupante per il Paese ed ancor più per la nostra Regione.

Tuttavia leggendo alcune ‘digressioni’, spesso disinformate (non esiste alcun ‘buco’ da 5 md., semmai quello e’ il debito..sic!), che utilizzano proprio le considerazioni della Corte dei conti, si prescinde dal rilevare che la Corte ha parificato e quindi promosso, il rendiconto per il 2011 della Regione, ritenendo rispettati gli equilibri di bilancio e riconoscendo (con complimenti) il conseguimento del difficile traguardo del rispetto del patto di stabilita’, il più oneroso tra le Regioni italiane. Mentre il disavanzo certificato per il 2011 e’ di 2,3 mni (0,0008%) su un bilancio di circa 27 md di euro, ed immediatamente riequilibrato.

Negli ultimi anni (e, in particolar modo, nel triennio 2010/2012) la Regione ha adottato una politica di bilancio rigorosa. Sono stati conseguiti risultati attraverso riforme strutturali nei settori della sanità, dei rifiuti, della formazione, dell’organizzazione amministrativa (drastica riduzione apparati), della razionalizzazione delle società partecipate (da 34 a 14), della gestione della quiescenza (istituzione del fondo pensioni).

Vanno, peraltro, evidenziate altre importanti misure: l’adesione della Sicilia (unica Regione a statuto speciale) alla sperimentazione del nuovo bilancio europeo; la regolazione ed applicazione, gia’ dalla fine dello scorso anno, della spending review; l’applicazione, ancor prima dello Stato, del contenimento della spesa degli enti e delle società partecipate (prevedendo tetto al numero ed agli emolumenti di amministratori e dirigenti, la riduzione di organici e apparati di governo, tetto a numero e remunerazioni di consulenze, riduzione auto e spese istituzionali); l’introduzione del sistema di monitoraggio sul fabbisogno finanziario e rinegoziazione dei contratti derivati (unica regione del Mezzogiorno) e la soppressione del privilegio della 104 alla siciliana. Misure di risanamento e riduzione dei costi definiti dalla stessa Corte “di moralizzazione politico-finanziaria di riduzione della spesa”. Ma si tratta di misure adottate tra l’estate e l’autunno 2011, con impatto limitato in quell’anno ed i cui effetti potranno vedersi in pieno solo nel corso del presente esercizio finanziario

Semmai, ma cio’ non e’ colto da qualche premuroso ascaro, la Corte dei conti ha lanciato un allarme sugli effetti dei tagli imposti dalle manovre nazionali “che hanno ripartito il contributo richiesto alle Regioni sulla base di un mero calcolo aritmetico, senza tenere in adeguato conto le diversità economiche e sociali delle realtà territoriali, con ciò penalizzando fortemente la Sicilia”. Ebbene per la sola Sicilia, in aggiunta alle previsioni delle precedenti manovre, col decreto sulla revisione della spesa (95/2012), nel triennio 2012-14, il Patto di stabilita’ pesa per oltre 1,5 md (totale patto di stabilita’ per i bilanci regionali nel triennio -4 md). Mentre gli accantonamenti sulle entrate previsti dal d.l. 201/2011 (art.3 c. 28) ammontano, da quest’anno, ad oltre 354 mn.

Il Governo regionale ha già da tempo avviato con quello nazionale nel contesto del ‘Tavolo’ sulla autonomia finanziaria ed i federalismo fiscale, un proficuo confronto e  direttamente con il Prof. Grilli, adesso divenuto Ministro, per il consolidamento del riequilibrio finanziario, divenuto essenziale per le ragioni esposte, ma anche per le rilevanti anticipazioni sui Fas che lo Stato non ha versato (circa 800 mni).

Una notazione sul debito scambiato per buco…. che raggiunge quota 5,3 miliardi – di dimensioni sostenibili per una Regione che ha un bilancio da 27 miliardi – esso si e’ formato in gran parte nelle precedenti gestioni di governo ed e’ sottoposto ad una gestione attiva e monitoraggio: sull’intero stock di debito questa legislatura ha influito per circa 1,5 md, mentre la restante parte (circa il 75%) e’ relativa ad indebitamento generato dalle precedenti gestioni. Va, poi, ricordato che la natura delle controparti del debito a carico della Regione e istituzionale essendo rappresentata per circa il 96% dal Ministero dell’Economia e le Finanze, Cassa depositi e Prestiti e BEI e che la componente a tasso fisso rappresenta l’83,4% dell’esposizione debitoria.

Nel contesto di una gravissima crisi economica l’azione di risanamento  avviata dal governo regionale e’ ineludibile e va rafforzata puntando ad un deciso recupero di credibilita’ della Sicilia non solo sul piano contabile e finanziario, ma sopratutto istituzionale che dovrà fare i conti con la “costituzionalizzazione” del pareggio di bilancio (nuovo art. 119 Cost.). Solo con i ‘conti in regola’la Sicilia potra’ affrontare il difficile cammino di uscita da una grave crisi economica mondiale ed essere, cosi’, protagonista della ripresa del nostro Paese.

Il resto sono approssimative considerazioni, che l’approfondimento scongiurerebbe, ma che nuocciono alla credibilitàdell’Istituzione e appaiono solo come speculazioni non disinteressate.