E te pareva che non fosse stato equivocato. Stavolta dai tedeschi e non dagli inglesi o dagli americani e gli italiani com’è capitato mille altre volte. Non ha mai detto che avrebbe cambiato il nome del Pdl in Forza Italia, hanno capito male. Come al solito.

La smentita, tuttavia, è parziale. Silvio Berlusconi, infatti, non nega di avere annunciato l’intenzione di tornare al nome Forza Italia nel colloquio con il giornalista del Bild, ma precisa che non si è affatto trattato di una scelta compiuta. Occorrerà verificare, confrontarsi con il partito.

La verità è a portata di mano. Quando è uscita la notizia, un’anticipazione del Bild, i leader dell’area An, da Alemanno a La Russa e Matteoli, sono andati su tutte le furie. Ignazio La Russa ha tacciato il Cavaliere di miopia politica, gli altri hanno bocciato l’idea e tutti quanti hanno fatto balenare l’ipotesi di un abbandono.

C’era, invero, chi brindava a champagne. Per esempio Antonio Martino, il cofondatore liberale, lontano mille miglia da Ignazio La Russa. E, soprattutto, Galan, l’ex presidente della Regione Veneto, che se n’è uscito con una battuta a dir poco provocatoria nei confronti degli ex aennini: “Se si vogliono tenere il nome del partito, il Pdl, facciano pure, non ci opponiamo”.

Reazioni vivaci, prodromo di una scissione, sicché Silvio Berlusconi ha fatto l’ennesima marcia indietro. Al di là della questione in sé, ciò che si registra, è la qualità delle reazioni. Nessun timore, nessuna soggezione. Non è più solo Alemanno a prendersi delle libertà e criticare coram populo il Cavaliere, lo fanno in tanti senza pensarci sopra a lungo.

È accaduta la stessa cosa con il caso Minetti. Critiche e valutazioni contrastanti alla richiesta di dimissioni del segretario del partito, su input di Silvio Berlusconi.

Al di là della facciata, insomma, il Pdl è tutt’altro che un gregge. Ha accettato il no alle primarie e il ritorno del Cavaliere alla leadership per “ragion di partito”, ma sul resto si discute. Insomma, non è un gregge. Dovranno tenerne conto sia l’ex premier, quanto Angelino Alfano che sull’altare della riconoscenza, ha digerito proprio tutto.