I silenzi si possono raccontare? Certo che si possono raccontare, ma bisogna fortemente volerlo, perché se si decide di non farlo non c’e’ nessuno che chiede conto e ragione dell’omissione, sicché, in linea di principio, chi li racconta ha interesse a raccontare e chi fa il contrario, manifesta l’interesse contrario. Messa così tuttavia, non si rende giustizia ad alcuno e si fa di tutta l’erba un fascio.

E allora? Decidete voi, lettori, se quel che stiamo per raccontarvi valga la pena di essere raccontato, trattandosi di silenzi e quindi, non-notizie affidate alla discrezionalità degli informatori.

Il partito democratico di Sicilia ha dedicato una trentina di sedute della sua direzione regionale o assemblea al sostegno del governo regionale prima, alla mozione di sfiducia poi ed al decreto blocca-nomine (del governo regionale). In definitiva per quasi tre anni non ha fatto altro che riflettere sull’alleanza con i centristi siciliani, dapprima schierati come un sol uomo – dall’Udc all’Mpa – ed ora uni polisti (Mpa, Mps, Api, Fli).

Possibile che non ci fosse altro da discutere? Possibile, visto come sono andate le cose. Silenzio su tutto il resto, o quasi. Fin qui niente di straordinario, di omissioni e’ lastricata la strada di quasi tutti i partiti, vecchi e nuovi. Ma c’e’, o dovrebbe esserci, un limite a tutto. Mantenere il silenzio sulla scelta, fatta sottobanco, di non celebrare le primarie, per esempio, supera il limite del consentito, dal momento che si tratta della “ragione sociale” del partito, il Pd, nato proprio con questa caratteristica che lo ha reso finora diverso dagli altri.

 Il confine e’ stato abbondantemente superato, di recente, per un altro motivo, forse più importante del primo. La direzione del partito non si e’ occupata di una questione assai rilevante, sollevata dalla segreteria provinciale di Catania del partito. Riguarda l’uso delle risorse, la discrezionalità, i privilegi, la distribuzione dei soldi; insomma, tutto ciò che permette ad alcuni di svolgere attività politica e ad altri di non farlo. Siccome gli uni, sono pochi privilegiati, la casta per intenderci, e gli altri sono i dirigenti intermedi ed i militanti, il problema e’ grosso come una casa.

Il segretario provinciale del Pd etneo, Spataro, aveva preteso di conoscere per quali ragioni il senatore del Pd Enzo Bianco avesse la disponibilità di ingenti risorse per la sua attività politica e i circoli, i dirigenti, i militanti dovessero invece tassarsi per mettere in piedi qualunque cosa. Spataro e’ stato molto critico ed ha manifestato una indignazione, politica naturalmente, che merita una riflessione. I soldi di cui ha potuto fare tesoro per la sua attività il senatore, infatti, provengono dai rimborsi elettorali concessi ai partiti da una legge dello Stato che distribuisce indebite regalie a partiti vivi e morti.

La questione posta da Spataro non ha niente a che vedere con gli aspetti penali dell’inchiesta in corso – il senatore Luigi Lusi e’ in carcere a causa di ciò – e con l’aspetto civilistico (e’ in corso anche una causa civile presso il tribunale di Roma sull’uso del denaro pubblico), ma e’ prettamente politica.

 In buona sostanza Spataro, così come aveva fatto Gaspare Nuccio, componente dell’Assemblea federale della Margherita, vorrebbe conoscere le motivazioni che legittimano il trattamento privilegiato di un dirigente del Pd. Quale organismo istituzionale, di partito, o altro, ha deciso di pagare una segreteria, una agenzia di comunicazione ben strutturata ed altri strumenti utili all’attivita’ politica, al senatore Enzo Bianco. Se questa libertà se l’e’ presa il tesoriere, finito in custodia cautelare, non basta a giustificare gli esborsi. Luigi Lusi, infatti, sulla carta, e’ solo il depositario delle risorse, non il suo utilizzatore finale. Non ha alcun potere decisionale.

Eppure con i soldi che non gli appartenevano, ha comperato immobili e investito a titolo personale. Ma questa considerazione, opportuna, non serve a giustificare le “paghette” mensili a Bianco, cioè i contributi per l’attivita’ politica.

E’ vero, Enzo Bianco, ricopre l’incarico di Presidente dell’Assemblea federale della Margherita, che però non e’ mai stata un partito, sebbene un’associazione che aveva come unico compito, quello di fare transitare i denari dalla Margherita-partito, al Pd. Quale attività’ politica, dunque, avrebbe potuto svolgere, dal momento che l’Associazione non faceva politica. Se avesse dovuto farla alla luce del sole, sarebbe stata un bel problema poiché di essa facevano parte dirigenti e parlamentari collocati in varie aree politiche. Il Presidente dell’Associazione, Francesco Rutelli, si e’ fatto un partito tutto suo, alcuni sono andati a finire nell’Udc ed altri, come Enzo Bianco, nel Pd, dopo la fusione fra Ds e Margherita.

Di sicuro Enzo Bianco non avrebbe potuto ricevere i soldi dei rimborsi elettorali nella qualità di Presidente dell’Assemblea, essendo un ruolo “tecnico”, avulso da ogni attività politica o meramente culturale. Alla stessa stregua, Rutelli, Presidente dell’Associazione Margherita, non avrebbe potuto usare risorse dell’ex partito. E invece e’ accaduto proprio questo, hanno entrambi fatto attività politica con quei soldi destinati ai rimborsi elettorali.

Sulla legittimità  si pronunceranno i tribunale, ma sull’etica politica della scelta di usare le risorse, avrebbe dovuto occuparsi il Partito Democratico, se non altro per stabilire le “modalità d’uso” e impedire trattamenti di privilegio. Non solo, la questione ha interessato l’opinione pubblica. Il giudizio sul comportamento dei partiti, di questi tempi, e’ terribilmente negativo. Il Pd avrebbe tutto l’interesse di fare conoscere agli elettori come intende affrontare l’argomento. La questione sollevata dalla segreteria provinciale di Catania del Pd, dunque, non e’ affatto legata alla persona del senatore, destinatario di risorse da parte del tesoriere Luigi Lusi, ne’ all’uso – probo – delle suddette risorse pubbliche, ma ai criteri di elargizione dei fondi all’interno dei partiti, criteri che rendono pressoché’ impossibile l’accesso di facce nuove e dei cosiddetti rappresentanti della società civile nell’agone politico, dove sopravvivono solo coloro che possono contare su un reddito importante.

Che la segreteria regionale, la direzione e l‘assemblea del Pd siciliano non abbiano trovato modo di affrontare il tema, e’ davvero inspiegabile. Bianco, peraltro, e’ stato uno dei più attivi contestatori delle “malefatte”, vere o presunte, di Raffaele Lombardo. Avrebbe interesse quanto il suo partito a spiegare per quale ragione disponeva di risorse e i circoli del Pd facevano la fame.