A tutti coloro che hanno sinora votato o militato nei partiti politici tradizionali, vedendo sistematicamente mortificate le loro istanze per il bene della Sicilia,
A tutti coloro che credono nella Costituzione della Repubblica italiana, compresa quella parte di essa mai attuata che è lo Statuto della Regione Siciliana,
A tutti coloro che pensano che i “mercati” siano fatti per l’uomo e non l’uomo per i “mercati”, e che pensano che i lavoratori, gli imprenditori, i cittadini tutti siano soprattutto i destinatari dei frutti del lavoro e non solo oggetto o fattore della produzione ridotto a merce,
A tutti coloro che ancora sognano per la nostra Terra un futuro normale, in cui ogni persona possa realizzare se stessa, costruire la propria vita, senza sentire più mortificanti litanie sul sottosviluppo, la colonizzazione, la disoccupazione, l’emigrazione, il degrado, la corruzione, il malaffare, in una parola il lento annientamento di una delle terre più belle e ricche che ci siano al mondo,
A tutti coloro che vogliono tornare ad essere orgogliosi di essere e dirsi Siciliani, in Italia, in Europa e nel Mondo.
Ci sono momenti storici in cui non si può restare a guardare gli “altri” che fanno politica. Gli “altri” siamo noi. Mai, come adesso, i Siciliani hanno l’opportunità e anche il potere di prendere di nuovo in mano il loro destino. Ma, per fare questo, dobbiamo uscire dalla visione di “cortile” che ci ammorba: sei di destra? di sinistra? mi devo alleare con quello? ma c’è anche quell’altro e allora non ci sto! e chi “c’è dietro”? Basta! Sono tutte divisioni ipocrite. L’unica discriminante sulla quale bisognerebbe confrontarsi è quella della difesa della Sicilia e dei suoi interessi vitali.
Da un lato c’è chi intende perpetuare, dietro le contese politiche di maniera, l’eterno colonialismo che affoga la Sicilia, e con esso il feudalesimo dei grandi e piccoli potenti, con le loro immonde clientele. Dall’altro c’è chi ha finalmente capito che quell’epoca è finita e non resta altro che una vera e propria rivoluzione di popolo, in cui i Siciliani si riprendono il loro paese, e cominciano ad essere “autonomi dentro”, prima ancora che esserlo solo da un punto di vista formale, dipendendo poi in tutto e per tutto da fuori.
Non è solo una questione identitaria, anche se l’identità del Popolo Siciliano, la sua storia, i suoi peculiari interessi, giustificano di per sé questa presa di coscienza e questa ripresa in mano della propria storia dopo tanto sonno o semiveglia. Non è però solo questo; è anche una questione di semplice sopravvivenza. La Sicilia non ce la fa più, schiacciata da duecento anni circa di subalternità politica alla Penisola, da centocinquant’anni di colonialismo interno, e ora soggetta pure allo strozzinaggio dei poteri forti della globalizzazione e di un’Europa che, se non rifondata dalla base, ci appare fallita e senza più alcun futuro.
Non è il tempo delle mediazioni, del politichese. Qui, se continuiamo ad essere troppo “educati”, ci tolgono il pane, ci tolgono tutto, il presente come il futuro. E in più il sistema politico “ufficiale” è a un passo dal collasso. Basta uno strattone e viene giù tutto.
Ma saremo capaci di raccogliere questa eredità con una classe dirigente completamente rinnovata? Secondo me sì, ma dobbiamo anche con intelligenza mutuare una parte, la meno peggiore, di quella attuale. Il settarismo purista e la pura testimonianza non servono nei momenti rivoluzionari quale quello che stiamo vivendo. Noi oggi POSSIAMO incidere e DOBBIAMO incidere.
E per questo che mi risolvo ad uscire dal mio isolamento di studioso e a rivolgere un appello che, se adeguatamente raccolto, può stroncare sul nascere tanto i desideri di continuare come se nulla fosse il ménage attuale, quanto quelli di progettare una vera e propria “restaurazione” dei partiti italiani in Sicilia, proprio gli stessi che ci hanno condotto al collasso e alla disperazione. Dobbiamo scardinare questo progetto e lo possiamo fare soltanto unendo le forze, creando un grande blocco sociale e politico che sia unito su poche cose importanti e che decida democraticamente sulle altre.
Ebbene sì, alla fine ci vuole una macchina politica. Chiamatela “partito”, chiamatela “movimento”, chiamatela come vi pare, ma ci vuole. Se non si costituirà, magari per ora come “costituente”, ma meglio sarebbe ancora se saprà poi organizzarsi in maniera democratica ma unitaria, allora non ci sarà alcuno spazio per la riscossa e saremo sconfitti ad uno ad uno, nella nostra debolezza e nella nostra solitudine.
Per questo lancio un appello, che è anche una sfida, a tutte le formazioni politiche non subalterne agli interessi dei partiti nazionali, a tutti i circoli, a tutti i movimenti, ma soprattutto ai Siciliani. Se siete d’accordo su un programma, perché andate divisi? Ambizioni? Personalismi? La Sicilia vi giudicherà per questo. Timore di contare poco nella nuova formazione? Conterà chi avrà più consenso. Si chiama democrazia! Chi si tirerà fuori resterà isolato, e non conterà nulla.
Qual è dunque il programma minimo che questa forza politica dovrebbe proporre ai Siciliani? Provo a mettere alcuni punti essenziali, tralasciandone altri, in cui credo, ma che potrebbero creare divisioni.
Credo che il discrimine, tra chi vorrebbe dirsi di nuovo orgoglioso di essere Siciliano e tagliare completamente i ponti con decenni di pratiche impresentabili e chi è servo dentro, dovrebbe essere almeno il seguente:
1- Applicazione integrale e radicale dello Statuto della Regione Siciliana:
- Completa autonomia finanziaria e tributaria della Regione che potrà creare un proprio ordinamento tributario e una propria fiscalità di vantaggio e si vedrà attribuire la totalità delle entrate pubbliche maturate nel territorio della Regione, acque territoriali incluse, salve le poche transazioni tra Sicilia e Italia espressamente previste dallo Statuto,
- Passaggio totale di funzioni dallo Stato alla Regione, con la sola eccezione degli esteri e della difesa e costituzione dell’amministrazione statale nell’isola, per le sole materie soggette a legislazione esclusiva statale, in Ministero della Repubblica posto alle dipendenze del Presidente della Regione,
- Integrazione dei Trattati europei con un protocollo in cui siano garantiti i diritti costituzionali della Sicilia;
2- Moneta complementare regionale, emessa da Banca Centrale Regionale pubblica, la quale svolga nell’Isola anche le funzioni di Banca Centrale e come tale partecipi all’emissione di euro; richiesta di ridefinire le condizioni di partecipazione dell’Italia all’Euro (superamento delle logiche neo-liberiste del pareggio di bilancio e creazione di trasferimenti fiscali intracomunitari perequativi) come condizione per restare nell’Unione Monetaria;
3- Fissazione di diritti minimi del contribuente, fra i quali una aliquota massima di reddito oltre la quale non è possibile tassare, un reddito minimo intassabile, revisione dei criteri di riscossione per renderli più sopportabili, impignorabilità della casa di prima abitazione che non sia di lusso, aliquota massima da porre anche su IVA e accise petrolifere;
4- Pubblica amministrazione: cura dimagrante con l’abolizione di tutti gli enti e commissioni pubbliche inutili e di tutti i livelli intermedi di sottogoverno parassitari; ridefinizione razionale degli organici ma anche riqualificazione delle risorse pubbliche con adeguamento dei livelli retributivi generali a soglie dignitose e premi di produttività basati su criteri oggettivi; superamento progressivo del dramma del precariato con inquadramento di tutti gli esuberi in un ruolo unico e, se necessario, accordo finanziario a termine con lo Stato per rientrare, a tappe forzate, nell’arco di un decennio da tutti gli esuberi: chi sarà regolarizzato, chi accompagnato alla pensione, chi sostenuto da interventi assistenziali, differenziando le posizioni ma senza alcuna “macelleria sociale”;
5- Politica industriale a sostegno del settore agricolo, della pesca e dell’agro-alimentare: controlli sulla qualità dei prodotti importati, realizzazione di infrastrutture e favore per la formazione di consorzi di settore che aumentino il potere contrattuale delle imprese, favore per la filiera corta e per le esportazioni di beni qualitativamente eccellenti; revisione delle politiche comunitarie improntate alla globalizzazione;
6- Energia da fonti rinnovabili diffusa nella produzione e nella distribuzione; controllo pubblico regionale sulle grandi fonti di energia e sulla trasmissione; politiche selettive di esportazione di energia finalizzate al mantenimento di un basso costo di approvvigionamento locale e di redditi e tributi per la comunità siciliana nel suo complesso;
7- Proprietà pubblica inalienabile sui beni indisponibili (con eventuale gestione lucrativa privata sotto controllo pubblico) e mantenimento di centralità del ruolo pubblico nei campi dell’istruzione, della sanità, della previdenza e dei servizi a rete (raccolta e smaltimento rifiuti, acqua, energia, …);
8- Difesa del credito e del risparmio siciliano con una presenza attiva della Regione e incentivo alle banche che mantengono in Sicilia i loro centri decisionali e le loro sedi legali;
9- Difesa “militare” del patrimonio ecologico, naturale, ambientale e culturale della Sicilia da ogni tipo di svendita o speculazione;
10- Investimento privilegiato delle risorse pubbliche in cultura, istruzione, ricerca e infrastrutture produttive, in particolare per il trasporto interno all’isola ed esterno/internazionale;
11- Politica culturale identitaria a difesa della Sicilianità: costituzione di un servizio pubblico di informazione siciliano e introduzione OBBLIGATORIA della storia, lingua e cultura siciliana nelle scuole, con riconoscimento del Siciliano quale lingua regionale tutelata ai sensi della Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie;
12- Requisiti minimi di onorabilità e preparazione fissati per i candidati a tutte le consultazioni.
Questo il programma di massima. Chiunque lo voglia realizzare, senza compromessi e nella misura in cui avrà il sostegno dei Siciliani, sarà considerato amico dei siciliani stessi. Da alcuni contatti avuti in questi giorni il sostegno e l’entusiasmo sono diffusi e generali. Altri contatti seguiranno nei prossimi giorni.
Se non si dovesse raggiungere la massa critica, pazienza. Lasceremo che la politica siciliana vada verso il proprio destino. Potremo dire di averci provato. Ma se – come sembra – la scelta venisse raccolta da più parti, senza veti e senza condizioni, allora organizzeremo una grande Assemblea dei Siciliani, possibilmente in un luogo simbolicamente importante, per lanciare in grande stile la costituente per un nuovo soggetto politico Siciliano che potrà cambiare il destino della nostra Terra.
È il nostro momento, il momento di un nuovo Vespro. Forse, alla fine di tutto ciò, consegneremo a noi e ai nostri figli una Sicilia libera, ricca e finalmente rispettata nel mondo.
W la Sicilia!
(foto di Silvia Andretti)











34 commenti a "I dodici comandamenti
del manifesto autonomista"
vi invidio! voi avete tutti gli strumenti già previsti per raggiungere la completa autonomia!
Forza! dimostrate a tutti che è possibile ed auspicabile sottrarsi a Roma, idrovora vorace di tutte le energie!
Ci tengo a dirè che mi congratulo con il prof. Costa e che sarebbe anche l’ora che la sicilia vedesse un po’ di giustizià. La nostra terra saccheggiata, maltrattata’ tartassata, etroppo spesso anche derisa, merita quantomeno di essere rispettata. W la SICILIA.
Illustre Prof. Costa,
ho letto con molto interesse la Sua proposta per un possibile “rinascimento” della Sicilia.
Una futura aggregazione partitica “di” cattolici e non “dei” cattolici deve tendere come movimento ad un pragmatismo operativo originale e, come proposta, ad una visione democratica della società da contrapporre a quella liberistica o radicalizzante.
I punti programmatici che Ella propone sono in linea con quanto sosteneva il Sen. Giuseppe Alessi, mio padre, che così sintetizzava il programma per la Sicilia: “autonomisti perchè unitari, unitari perchè autonomisti”.
Un programma per la Sicilia da vivere anche sostenendo i propri ideali e il primo fra tutti servire il popolo: perchè solo servendo e non essendo serviti si diventa in politica regali.
In questo momento storico così particolare del nostro paese , della nostra Sicilia, nel quale taluni vogliono le riforme del sistema e non nel sistema democratico e nel quale si evidenzia una richiesta ed una riscoperta del valore della morale e non c’è più quella dei valori politici e nel quale vi è una tendenza alla cosizzazione delle idee, che spinge il nostro paese sotto una democrazia governata e non governante, la Sua proposta politica penso si possa racchiudere in tre parole: scelta, competizione e libertà.
On. Alberto Alessi
Componente della Direzione Nazionale
delle Confederazioni Regionali della Democrazia Cristiana
Pienamente d’accordo con questo manifesto; rilevo, in particolare, l’interessante proposta dell’intassabilità dei beni minimi, che verrà accolta con entusiasmo.
Sarà, altresì, molto importante stilare un piano d’emergenza serio e completo per la Sicilia, terra ad alto rischio sismico e senza nessuna pronta risposta a dei cataclismi.
Questi sarebbero degli ottimi argomenti di cui discutere con altri esponenti dell’autonomia (o del separatismo) siciliano: più gente coinvolgeremo, meglio sarà.
Ancora grazie al professore Costa per l’impegno e la passione che emergono da questa “Carta”, seppur provvisoria.
Bene Prof. Costa , W la Sicilia, finalmente un programma serio e compatibile con la situazione storica politica e sociale che viviamo.Finalmente un programma che è capace di risvegliare il torpore fatalistico dei siciliani. E’ venuto il tempo di svegliarci di aggregarci di sfoderare la nostra intelligenza e le nostre capacità. Nessuno oggi può correre in nostro aiuto se non noi stessi. Facciamo valere il nostro statuto, i nostri diritti in Italia e in Europa. L’idea della moneta complementare è l’ultima spiaggia per salvarci dalla catastrofica esperienza dell’euro: moneta senza anima e governata dai tedeschi. Forza siciliani uniti possiamo cambiare la sorte ed il futuro dei nostri figli perchè rimangano a lavorare i Sicilia; disuniti non abbiamo speranza.
Professore Costa le scrivo da Siciliano ed esponente dell’indipendentismo estremo in quanto dirigente del neonato Movimento Sicilia Libera, seguo e sostengo la Sua opera, questo è il momento giusto per il nostro popolo, approvo il manifesto autonomista da Lei redatto e propongo al più presto un’incontro tra dirigenti di partiti e siciliani di buona volontà. Sono certo che si sia già attivato in merito. Ora o mai più!
Cordiali Saluti
Pietro Maio MSL
Pieno appoggio al Prof. Costa, del quale ammiro lo slancio emotivo, oltre a condividere pienamente le argomentazioni.
E’ il momento degli autonomisti.
Ma non sarà facile.
Soprattutto perché, come hanno dimostrato le recenti amministrative, l’accesso alle cariche istituzionali che contano sul territorio è stato spesso ostacolato da scelte sbagliate, riguardo agli esponenti politici locali a cui incaricati di raccogliere consenso elettorale.
La politica si fa sicuramente, prima di tutto con le idee, ma bisogna saper vincere nei momenti che contano per poterne affermare pienamente la forza.
E per far ciò, non ci si può certo affidare a gente che non riesce a mettere da parte, per un momento, i propri interessi personali e pensare al bene del partito.
Gravi errori, in questo senso, sono stati fatti sia a Palermo, che nelle provincie di Trapani ed Agrigento.
Speriamo che per le regionali, la neo formazione autonomista sappia mettere da parte i vecchi tromboni, che si spacciano per leader politici influenti sul proprio territorio, ma che poi, all’atto pratico, non sanno produrre altro che chiacchiere ed alimentare i conflitti, accentuando gli effetti negativi delle divisioni interne.
Per vincere in politica, sono necessari maggior senso pratico e concretezza di quanto sin ora dimostrato.
Prof Costa promuova un’incontro alla fine di questo mese
Infatti, per poter sperare di diventare Presidente della Sicilia vi sono solo due strade: la prima, da sempre battuta, quella di stipulare accordi con i partiti nazionali ed accontentarsi di fare i vicerè senza mai intaccare gli interessi”nazionali” delle lobby italiche; la seconda, ben più difficile, quella di farsi un nome ed una fama talmente altisonanti da poter superare il fuoco di sbarramento dei partiti nazionali che mai permetterebbero un presidente fuori dal loro controllo. Lombardo è stato un caso a parte, ha fatto accordi con i big nazionali per poi governare senza subire le loro scelte, e per questo motivo ora tutti gli sono contro. Massimo Costa non è assolutamente il tipo da accettare di fare il vicerè, ma purtroppo non è ancora conosciuto dalla massa disinformata siciliana. Che fare allora? Dovrebbe a mio avviso guidare l’unione di tutti i sicilianisti dell’isola, farsi conoscere, farsi valere, rendere visibili le vere problematiche dell’isola che in pochi conosciamo, fare “scrusciu”, e fra quattro o otto anni candidarsi alla ragione. Questo suo è un buon modo di iniziare un lungo percorso, e noi tutti siciliani sicilianisti dobbiamo semplicemente non fargli mancare il nostro appoggio. Ce la possiamo fare, ma su un lungo periodo fatto di lotte amare ed aspre.
Allora via, siamo tutti pronti!
P.S.
Il nostro nemico maggiore è la campagna di disinformazione, o informazione lacunosa, dei mass media. Vedi per esempio l’odioso Stella che anche oggi sul corriere pubblica solo i dati che gli fanno comodo.
A me mi bugghi u sangu, a voi?
Per favore, non tiriamo dalla giacca ancora di più il prof. Costa con proposte del tipo “candidiamolo alla presidenza della Regione”. Già ci è costato tantissimo convincerlo per fare da “collante” (e gli costerà tantissimo in termini di tempo tolto alla famiglia e alle sue cose): sarebbe un grandissimo Presidente della Regione ma non può farlo. Accontentiamoci del fatto che si stia spendendo con anima e cuore per aggregare tutti i siciliani che hanno davvero a cuore le sorti della loro Terra!
Prof Costa piena sintonia da parte di moltissimi siciliani ma non creda che potremmo immischiarci col “nuovo mpa”…anzi le do un consiglio: si allontani prima possibile da lombardo, ne va della sua credibilità
Scusate gli errori nel messaggio precedente ma scrivo con il telefonino.
La Sicilia ai siciliani
È un momento storico importante, condividono in pieno questo appello e come me molte persone con cui ho parlato, la Sicilia ha bisogno di veri siciliani, come il prof. Costa. Abbiamo il dovere di pensare e volere una Sicilia diversa,
LA Sicilia hai siciliani
E’ venuto il momento di scendere in campo e di cambiare le regole del gioco.
Finalmente tutti ci stiamo accorgendo che qualcuno ha giocato con i dadi truccati:
l’euro e le politiche bancocentriche stanno
portando alla perdità della dignità, della libertà delle persone, in una parola alla schiavitù.
E l’amico Massimo – 32 anni di amicizia – uomo di immensa cultura e attentissimo studioso, ha tutte le qualità per far sventolare la bandiera della Sicilia in alto nel mondo.
Mi piacerebbe che i vari movimenti, liste, associazioni, evitassero di disperdere i voti e tutti insieme lo candidassero alla Regione Siciliana.
La Sicilia e i Siciliani hanno il dovere e il diritto di riconquistare l’identita’ di Nazione vilipesa, maltrattata e sfruttata in questi sfortunati centocinquantanni di mala unita’. Il ripristino dello Statuto Speciale di autonomia fa parte si della normale prassi fino al raggiungimento di una decisiva autodeterminazione, ma bisogna fare i conti con gli “Ascari” siciliani che sono intruppati nei partiti italiani !
Presente!
Bisogna fare proselitismo!
Amen !
sapevo che prima o poi lo sdegno avrebbe portato a questi buoni frutti
E perché questo appello sarebbe contro Zamparini o contro i sindaci che a questo si sono alleati?
Io penso che, se fossero veramente intelligenti, tanto loro quanto i Forconi, dovrebbero mettere ogni divisione da parte e costituire un blocco unico che si stringe dietro questo appello e dietro il prof. Costa.
Forza, ce la possiamo fare.
Oggi Libero ci ha riempito delle solite falsità e del solito fango, siamo in guerra. Difendiamoci. Soprattutto dai traditori!
siamo alle solite la diffidenza e la critica dei siciliani contro un altro siciliano.
Ma la vogliamo finire?
Che bisogno abbiamo di Grillo o di Zamparini.
Checosa capiscono loro della sicilia e dei siciliani.
abbiamo un siciliano doc, il prof Costa che ha tutte le competenze e le qualità per portare avanti la lotta e per vincere,
Stiamo tutti con lui, mettiamo da parte gelosie e diffidenze e sopratutto finiamola di leccare il…………. a chi viene da fuori e specialmente dal nord.
Dobbiamo essere patriottici e credere in persone che conosciamo e che sono come noi
La mafia, signor Lapanto, è il nemico numero uno della Sicilia e dei Siciliani. E’ lo sbirro attraverso cui lo Stato mantiene il controllo sul territorio. E’ arrivata in Sicilia con l’Italia e se se ne va l’Italia, se ne va anche la mafia.
Caro sig. “lapanto”, bello il finale se fosse pertinente, ma il prof. Costa non ha parlato di TRAFFICO. Tutt’altro.
Ha parlato invece, e al primo punto, di applicazione INTEGRALE dello STATUTO e questo, di per se, è da Vespri.
Poi, perché se si parla di Sicilia, deve essere obbligatorio parlare di mafia,un cancro che certamente esiste, ed è gravissimo, tuttavia come nel resto d’Italia, dove si chiama diversamente, e dove il pericolo delle sue infiltrazioni non ferma la realizzazione delle indispensabili infrastrutture che invece al sud si bloccano per non alimentarla.
La mafia è un effetto, non una causa. E’ la febbre che potrebbe uccidere il malato, ma combatterla significa agire sulle sue cause e molte di esse sono nella mancata realizzazione di quei dodici punti evidenziati dal Professore.
Questo scambio di battute e l’articolo che stiamo commentando sono parte importante delle ragioni della mia contrarietà alle candidature in questo momento più acclamate prive di sensibilità autonomistica, che in un momento di rivolgimenti istituzionali come questo e come quelli dei prossimi mesi, sarebbero la fine per la Sicilia.
Bravo Massimo, figlio dell’Altra Sicilia- Antudo
Scusi Professore, ma parlare di Sicilia senza parlare di mafia? troppo scontato? non credo visto che Ella conosce benissimo il livello di infiltrazione nell’economia ed i danni al “libero” sviluppo della stessa. Le attività di polizia passate alla Regione? Io chiederei l’intervento…dell’ONU, veramente…. Sinceramente (mi perdoni la battuta) non credo che il “pobblema di Palemmo iè il trraffico…”
Quando la Sicilia chiama non si può essere insensibili.
Oggi qualcuno ha diramato un grido di guerra, e noi tutti siamo tenuti a partecipare contro il malcostume che questa socièta codarda ci impone.
W i FORCONI, W la Sicilia
Aggiungerei un punto fondamentale per la rinascita: Riconoscimento del popolo Siciliano che non risiede più nell’isola. Possibilità di aver quindi una rappresentanza dei nativi Siciliani che risiedono al di fuori della Sicilia.
Finalmente qualcuno che vuole ridare la DIGNITA’ al popolo Siciliano.
Proff.Costa siamo tutti con te!!!!!!!!!!!
Finalmente professore! I nemici della Sicilia però, non saranno tanto tutti quelli che sono stati complici attivi dello sfacelo ma tutti coloro che da ora in poi diranno ” tanto non cambia nulla” oppure ” tanto i siciliani non cambiano” I siciliani cambieranno eccome, basta crederci e lottare contro chi dirà che è tutto inutile. Lo sappiamo, questa è gente pagata dai soliti noti per non far cambiare veramente nulla. Mi piacerebbe conoscerla di persona e seguire qualche sua conferenza. Grazie per quello che fa per la Sicilia!
Prof. Costa, il suo appello lo condivido in pieno! Mi auguro che tutti ci si possa ritrovare insieme sotto un’unica bandiera; facciamo tutti un passo indietro per farne fare moltissimi in avanti alla Nostra Terra! Basta coi personalismi, è il momento di UNIRE LE FORZE!
Parole sante…ma chi lo metterà in pratica?
Se mi è consentito aggiungerei rapporto preferenziale con la cina con nascita di rapporti bilaterali non di sudditanza con creazione in tempi brevi delle infrastrutture dedicate come l’areoporto intercontinentale di centuripe gia progettato,i porti di termini imerese e augusta e la linea ad alta velocità per le merci Palermo catania.Tutto questo da fare con i cinesi nel giro di tre anni ( con i continentali ne occorrerebbero 20) tassi di sviluppo sicilaino da aggangiare a quelli cinesi
bravissimo prof. Costa.penso che tanti siciliani come me aspettavano da tempo questo messaggio che raccoglie le aspettative di tutte le persone oneste che vogliono contribuire a dare un volto nuovo alla nostra bellissima terra.
Io sono una goccia e sono certa che altre gocce si uniranno a me ed insieme formeremo un oceano che invaderà l’animo dei siciliani e tutti insieme lotteremo per quello che ci spetta.
w la Sicilia
Egregio Professore, siamo sicuramente dalla sua/nostra parte!
però ci tolga una curiosità, come è andato l’incontro di ieri a Roma sull’applicazione dello Statuto siciliano?
(se l’incontro c’è stato, visto che non se ne è sentito parlare)
Belle parole che rimarranno tali, bisognerebbe cacciare prima la classe politica che renderebbe vano qualsiasi buon proposito, ma soprattutto bisognerebbe cambiare i siciliani che li votano, ma i siciliani non cambiano si sa..
Concordo pienamente col prof. Costa. Ma sapremo mettere da parte tutte le piccole e grandi gelosie personali?