Salvatore Savalli e la sua amante, Giovanna Purpura, si accusano a vicenda dell’assassinio di Maria Anastasi, moglie di Savalli. Il cadavere della donna fu trovato carbonizzato in aperta campagna, nel Trapanese. Scoperto il cadavere, Giovanna Purpura rivela ai carabinieri che ad uccidere sarebbe stato il marito della donna. Avrebbe assistito al delitto, impotente. Savalli dapprima ammette qualcosa, poi ritratta ed accusa Giovanna Purpura della morte della moglie.
Salvatore Savalli, accusato del delitto, finisce in carcere, Giovanna Purpura, dapprima solo testimone, viene sospettata di concorso in omicidio. Gli inquirenti sono persuasi che il delitto sarebbe stato premeditato e consumato da entrambi, mantengono qualche dubbio sull’autore materiale del crimine.
Ma i due amanti continuano a sostenere la loro tesi contraddittoria: per Savalli, è stata l’amante ad uccidere Maria Anastasi, per la Purpura l’orrendo crimine è stato perpetrato dal marito della donna. La donna dice di avervi assistito senza potere fare nulla per impedirlo.
Le accuse reciproche in un delitto di coppia hanno pochi precedenti. Generalmente, infatti, il delitto viene deciso in pieno accordo dai partner: movente comune, la coppia vive (e si contagia) le stesse pulsioni. Le accuse reciproche sono, dunque, rare e in qualche caso in passato sono state motivate da una sofisticata strategia processuale.
L’episodio più celebre – riempì per mesi le cronache giudiziarie – è quello dei coniugi Bebawi, entrambi egiziani, che si accusarono a vicenda dell’assassinio dell’amante della donna, avvenuto a Roma. Il 18 gennaio 1964 fu ucciso, un giovane industriale di origine libanese, Farouk Chourbagi. Un bell’uomo, molto ricco che aveva fama di tombeur de femme. Il cadavere dell’uomo venne scoperto solo due giorni dopo, nell’ufficio di Farouk Chourbagi, in via Lazio, nei pressi di via Veneto: aveva quattro pallottole in corpo e il viso sfigurato dal vetriolo,
Gli inquirenti sospettarono subito una coppia egiziana: Claire Bebawi, occhi verdi, affascinante, elegante, e il marito Youssef, ricco commerciante di cotone. Il processo divise l’ Italia e divenne il soggetto di un film per la tv diretto da Valerio Jalongo, “Ultimo minuto”. “Il caso Bebawi” è entrato nella storia del crimine perché i due coniugi si accusarono a vicenda dell’assassinio di Farouk Chourbagi e l’opinione pubblica si divise sulle responsabilità del delitto.
Claire Bebawi, 36 anni, era l’amante di Chourbagi, che avrebbe promesso di sposarla. Ma Farouk Chourbagi vive la sua vita, circondato da belle donne, lei è disposta a tutto per non perderlo. Il marito, Youssef Bebawi, nutre lo stesso sentimento verso Claire, ed è geloso dell’amante. Entrambi, dunque, hanno un movente per uccidere. Dopo la scoperta del cadavere del giovane libanese, peraltro, i due lasciano l’Italia . Il processo si trasforma in uno show: lei accusa lui, il marito accusa lei. Per alcuni si tratta di una sceneggiata, una strategia processuale che impedisce di raggiungere la verità. Puntano all’insufficienza di prove, allora contemplata dal codice penale.
Centocinquanta udienze in tribunale, cento testimoni, avvocati famosi, l’ opinione pubblica che si divide a metà. Trenta ore di camera di consiglio. Ed alla fine una clamorosa sentenza in Corte d’Assise: assolti entrambi per insufficienza di indizi”. La strategia processuale ha funzionato, dunque. In appello sarebbero stati invece condannati tutti e due a 22 anni, ma in contumacia, ormai erano fuggiti all’estero, irraggiungibili.











