Se Silvio Berlusconi aspetta l’esito delle Regionali siciliane, nell’isola i partiti aspettano l’esito della trattativa, assai laboriosa, sulla modifica della legge elettorale. Le politiche della prossima primavera influenzano, infatti, le alleanze politiche delle regionali.
Sulla volontà di abbandonare il porcellum, l’attuale legge elettorale, si dicono a parole tutti d’accordo, ma sul merito le posizioni sono ancora distanti. Si dovrà decidere sul ritorno al maggioritario, i collegi uninominali, le preferenze, il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, la scelta del premier da parte degli elettori.
Due considerazioni, anzitutto.
Il mitico 61 a zero fu ottenuto in Sicilia da Forza Italia con il maggioritario. Nonostante sia solo un ricordo, quella pagina politica non è mai stata riposta nel cassetto. La complessa norma in vigore che confina agli ambiti regionali l’elezione dei senatori penalizzando la coalizione che ottiene più voti (a differenza dell’elezione della Camera, dotata di un premio generoso), suggerisce la ricerca di alleanze locali che permettano di utilizzare al meglio le norme vigenti. Senza il Mpa di Raffaele Lombardo, per fare un esempio, il bottino del centrodestra al senato sarebbe stato assai inferiore rispetto a quello ottenuto. Del Pari, l’Mpa non sarebbe entrato in Parlamento, a causa della soglia di sbarramento, senza l’alleanza con la coalizione di centrodestra.
La rilevanza delle alleanze locali, dunque, dipende da nuove regole. E siccome i patti si stipulano alla vigilia delle regionali siciliane, l’incertezza provocata dai continui slittamenti dell’accordo fra i tre partiti della maggioranza, pesa anche sulla composizione delle alleanze regionali.
Di particolare rilievo, fra le norme in discussione, il premio di maggioranza e lo sbarramento. Si dovrà decidere se assegnarlo alla coalizione o al partito che ottiene più voti, e se assegnarne un secondo, meno generoso, al secondo partito (o coalizione).
Sullo sbarramento dovrebbe prevalere un’asticella alta, ma c’è chi suggerisce un diritto di tribuna per chi non ce la fa.
Non meno importante, invero, il passaggio dalle liste bloccate allla scelta dell’elettore. Si riflette sull’introduzione delle preferenze, alla stregua delle europee, oppure sui collegi uninominali, corretti da una percentuale con liste bloccate. Potremmo scommettere sulla sopravvivenza di una “riserva indiana” per nominare i big in tutta tranquillità alla Camera o al senato.
I collegi uninominali, è bene rifletterci sopra, sono un surrogato delle liste bloccate, perché è il partito che sceglie il candidato, non l’elettore, cui non riesta che scegliere le due o tre proposte possibili nel collegio.
Le regole influenzeranno l’esito del voto, coloro che le scelgono, in queste ore, sono a loro volta influenzati da un grande spauracchio, il Movimento 5 Stelle di Grillo, accreditato del secondo posto sulle intenzioni di voto.
Ma il Cav è un furbone, se ha deciso davvero di attendere l’esito delle regionali in Sicilia prima di mettere nero bianco sulle riforme e la legge elettorale e, comunque, sul suo ritorno in campo, in ticket con Alfano, in primavera del prossimo anno, vuol dire che qulche ragione c’è. Ha saputo che il centrosinistra in Sicilia è messo male per via delle faide interne e dall’Isola potrebbe venire la resurrezione. Come sempre.












