Francesco Aiello è l’Antonio Bassolino della Sicilia. Mitico sindaco comunista di Vittoria il primo, mitico sindaco comunista di Napoli il secondo, fecero entrambi un balzo in avanti negli anni Novanta. Bassolino divenne ministro con D’Alema, Aiello divenne assessore all’Agricoltura in due governi regionali.
Francesco Aiello è tornato nel governo a quasi venti anni di distanza. Per appena quattro mesi e con una casacca politica ben diversa dal passato. E’ stato nominato assessore da Raffaele Lombardo, dopo una clamorosa rottura, ormai distante nel tempo, dalla sinistra prima e dal centrosinistra dopo.
Siccome è impossibile immaginare Bassolino alla testa di una formazione di centro o centrodestra, il suo emulo siciliano desta più di una curiosità. E propone qualche domanda, del tipo: che cosa è rimasto della storia comunista in Francesco Aiello?
La risposta giunge inattesa: “Il riferimento civile e culturale non è affatto mutato”, risponde il neo assessore all’Agricoltura. “Devo a quella mia esperienza, molto formativa, la mia capacità di guardare ai problemi con la serietà e la concretezza che meritano. Una scuola importante: la tenacia l’ho imparata proprio con il Pci… Debbo alla mia storia, con le sue luci e le sue ombre, ciò che sono, oggi. Rappresenta l’antefatto, conservo il nucleo fondamentale di quella esperienza. Il suo contenuto etico e politico, il mio umanesimo…”.
Assessore Aiello, lei è uno dei pochi che può cogliere le diversità fra quel tempo, la Prima Repubblica e i primi passi della Seconda, e la stagione odierna.
“E’ cambiato profondamente il modo di fare politica, l’ancoraggio. Noi abbiamo ricevuto una lezione sul senso dello Stato, abbiamo vissuto la militanza, piena e formativa. Oggi la politica è fragile, l’appartenenza debole, si è disancorati dai valori generali…”.
Ma anche lei, assessore, ha abbandonato il suo ancoraggio.
“Giusto, ma non è una questione di partito, almeno, non solo. Il disancoraggio riguarda i valori generale, la prevalenza del privato, del personale, del proprio interesse”.
Un’ottica diversa. Il privato è politico, è questo che vuole dire?
“Le rispondo con semplicità, molto banalmente forse: tutti abbiamo problemi personali, ma non si può rincorrere solo questi. Oggi la politica non rappresenta con la necessaria tenacia e concretezza gli interessi generali. Ma questo è il sintomo, non la causa. Il risultato di un darwinismo sociale ed economico”.
Ci vuole spiegare, assessore, che cosa mai conta di fare in pochi mesi? Chi glielo ha fatto fare, insomma?
“Il mio modello è la cultura contadina, penso come i contadini, che sono saggi e coraggiosi, ancorati alla realtà e competenti. Il campo va arato, diserbato e zappato. Sto facendo il mio dovere, sapendo che occorre fare quanto è possibilie in tutti e tre i momenti…”.
Quali direttive si è dato, assessore, fuor di metafora?
“C’è molto da fare, non mi pongo obiettivi altisonanti, né cerco visibilità. Faccio quel che posso, non mi risparmio, vorrei lasciare il segno, questo sì…”.
E conta di riuscirci?
“Ho i piedi a terra e so dove posso arivare, ma nel mio piccolo agisco secondo convinzioni profonde. Viviamo una crisi tremenda, occorre valorizzare la spesa. L’austerità fa piazza pulita, deprime i consumi, aggrava la crisi. Una politica espansiva, in controtendenza, è più che mai necessario nel Paese e in Sicilia, dove la crisi morde ancora di più”.
Non sono affatto obiettivi di poco conto.
“Rifletto sugli strumenti, sui mezzi, sulla politica della spesa, non sto scrivendo il libro dei sogni. Il Sud non può limitarsi a recepire in modo subalterno il diktat di Roma, le manovre finanziarie restrittive. Dobbiamo fare altro e sperare in una inversione di tendenza seppure limitata”.
Sono tre mesi, forse quattro di governo. Non è l’eternità.
“E’ vero, ma non voglio navigare senza il radar, a vista. Non serve nemmeno con il piccolo cabotaggio. Preferisco seguire un percorso. Sto cercando peraltro di recuperare un dialogo con il territorio, parlando con i sindaci, gli imprenditori, i portatori di esperienze innovative. Nel settore di mia competenza ci sono questioni che fanno tremare i polsi, ma ci siamo messi la lavoro, posso dirlo, con entusiasmo. Stiamo combattendo il taroccamento dei prodotti con la tracciabilità, ci mettiamo di traverso ad una Pac imposta, che non è per noi. Non è una battaglia contro i mulini a vento, però. Conto di investire le risorse disponibili, di fare quanto è in mio potere per aiutare l’impresa agricola. Non mi pongo traguardi, ma modelli di comportamento che inneschino un circuito virtuoso”.











4 commenti a "Francesco Aiello, il Bassolino di Sicilia, svela i suoi piani"
il dipartimento pesca fa parte dell’assessorato alle risorse agricole e alimentari, e quindi il radar ci sta. quello che posso dire è che all’assessorato finalmente ci sta una persona capace e non un inetto come il suo predecessore. poi sulle scelte politiche e l’appartenenza, beh, prima finisce l’esperienza Lombardo, meglio è
Mi sembrano parole sagge come lo sono i nostri contadini più anziani. Ho avuto modo, pur non essendo allora della “parrocchia” dove militava Aiello di apprezzarne il suo operato da Assessore all’Agricoltura nel lontano 93. Quello che dice è da sottoscrivere, mi resta solo una grossa riserva sulla attuale “parrocchia” che lo ha voluto Assessore e che tanti danni ha prodotto alla Sicilia. Comunque lo vedrei bene come candidato alla Presidenza della Regione
Registro che gli anni passati “in ombra” sono serviti a Ciccio Aiello per migliorare (logaritmicamente!) il suo italiano.
P.S. Una curiosità: ha risposto “a tamburo battente” davanti ad un microfono o a domande scritte fattegli pervenire per tempo?
Ciccio, ma chi vo’ riri…canciasti banniera e basta,per favore non ti inventare un mucchio di fissarie ancoraggio..navigazione ..radar (altrimenti ti danno l’assessorato alla pesca) per giustificarlo.