“Piazze piene, urne vuote”. Basterebbe la celebre frase pronunciata da Pietro Nenni per descrivere la prima performance elettorale del Movimento dei forconi. A gennaio avevano bloccato la Sicilia, invadendo Palermo con cortei e manifestazioni, durante cui si urlava il disagio e il rifiuto di tutta la classe politica, poi quel simbolo è finito alle elezioni amministrative del capoluogo. A portare i Forconi nell’agone politico palermitano, aggirando anche l’opposizione del leader dei movimento, Mariano Ferro, fu Rossella Accardo. Architetto prestato alla politica che, oggi come nel 1996 (quando partecipò alle Regionali con la lista ‘Noi Siciliani’), agita la bandiera dell’autonomismo più puro e arriva a ipotizzare la nascita di una moneta siciliana (il tarì, of course).
Un autonomismo che sfiora il secessionismo
“L’obiettivo primario del Movimento dei forconi è l’autogoverno della Sicilia: l’attuazione dello Statuto che ci restituirebbe il ruolo di Regione-Stato. Il mio passato è legato all’indipendentismo, ma oggi la secessione è una parola grossa. L’obiettivo è l’Europa delle regioni e a un’Italia federale”.
Vi fermate un secondo prima della secessione.
“Chiediamo un’autosostenibilità piena e un forte autonomismo. Il modello da seguire sono i Lander tedeschi. Sono una siciliana del terzo millennio e porto avanti una rivoluzione metaforicamente ‘armata’ per risvegliare le coscienze”.
Il “risveglio”, però, a Palermo non c’è stato. La lista dei forconi ha racimolato appena lo 0,28% delle preferenze.
“La gente non è ancora pronta. Abbiamo battuto tutte le piazze di Palermo, ma gli elettori non hanno capito il nostro messaggio. Sapevamo che non avremmo eletto il sindaco, ma pensavamo di raccogliere almeno cinquemila voti per la carica di primo cittadino”.
E invece ne sono arrivati 630…
“Sì ma anche noi, come tanti, ci poniamo degli interrogativi sulle modalità con cui si sono svolte le operazioni di scrutinio. Di quell’esperienza, tuttavia, mi è rimasto il grande rapporto con la gente. La nostra è antipolitica rispetto alla politica contemporanea. Adesso non c’è più la ‘politica’ ma solo mestiere e tornaconto. Questi politici vanno mandati al macero, hanno usato lo Statuto per le loro campagne elettorali. Basta con i privilegi di ascari e traditori, vogliamo una politica pulita”.
“Ascari”, “traditori”.. Usa lo stesso linguaggio del governatore Lombardo.
“Lui ha sbagliato quando ha pensato di poter allargare il suo movimento autonomista al resto d’Italia. Prima bisogna liberare la Sicilia, poi penseremo al resto”.
E per liberare la Sicilia bisogna passare dalle Regionali con un proprio candidato governatore?
“Non so ancora in che modo, ma qualcosa si farà. Dobbiamo candidare una persona semplice e umile come Mariano Ferro. Lui potrebbe essere un ottimo candidato”.
Ultimamente, però, è stato avvistato alla presentazione del nuovo movimento del presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, seppure come semplice ospite.
“Non ci sono impegni con Zamparini e non ce ne saranno mai. Continua a esprimere un movimento capitalista che a noi non piace e che lottiamo”.
Il primo provvedimento di un ipotetico governo guidato dai forconi?
“Ci sarebbe la determinazione a realizzare la banca dei siciliani e per i siciliani, cui si aggiungerebbe il conio di una moneta parallela all’Euro”.
Ci rituffiamo nell’indipendentismo…
“In realtà è un progetto già conosciuto, presentato nel 2011. Si creerebbe un circolo virtuoso per gestire il sistema economico regionale”.
Come funzionerebbe questa nuova moneta?
“Penso a una moneta utilizzabile dai siciliani per gli scambi commerciali interni. Si chiamerebbe ‘Tarì’ e avrebbe un valore di 33 centesimi di euro”.
E Rossella Accardo cosa farà da grande?
“Vedremo…resto coi piedi per terra anche se qualcuno mi incoraggia a correre quest’altra sfida presentando la mia candidatura per l’Ars, ma devo riflettere. Di certo c’è che qualcuno di noi dovrà entrare all’Assemblea regionale per far sentire la nostra voce”.










