di Chiara Billitteri -

Avendo a disposizione un computer, ed essendo pratici di blog o social network, a qualcuno potrebbe capitare di leggere che da alcune settimane è possibile recarsi in Comune, e firmare una petizione a favore dei tagli delle indennità dei parlamentari.

In molti si domandano come mai non se ne senta parlare.

Forse per il fatto che alcuni dei promotori disertano la via ‘classica’  del comunicato stampa, come il Movimento 5 Stelle. Ma, nel paese della ‘dietrologia’, non manca chi pensa che il silenzio sia il frutto di un ‘complotto’ dei giornali a favore degli odiati partiti.

Quel che è certo è che al primo piano di Palazzo delle Aquile, presentandosi con un documento che attesti la residenza nel comune di Palermo, si possono firmare non uno, ma ben due documenti che contengono proposte referendarie.

Referendum anti-casta

Portato avanti dal movimento Unione Popolare, chiede l’abrogazione dell’articolo 2 della legge 1261 del 31 ottobre 1965 sulle indennità dei parlamentari.

Se verranno raggiunte le 500 mila firme necessarie, verrà chiesto agli italiani di abolire la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma”, che costa circa 48 mila euro l’anno per ciascun parlamentare.

Resterebbe comunque l’indennità garantita dall’Art 1 della stessa legge, in pratica lo “stipendio dell’Onorevole”, prevista dalla costituzione, e la cui modifica non può seguire la via referendaria.

Iniziativa ‘Quorum zero’ e ‘Più  Democrazia’

Forse la parola ‘quorum’ confonde. Sta di fatto che al Comune è difficile incontrare qualcuno che sappia spiegare il contenuto della petizione presentata il 13 febbraio scorso in Corte di Cassazione da rappresentanti di un gruppo di movimenti e partiti tra cui ‘Sinistra ecologia e libertà’ e ‘Movimento 5 stelle’, e soprattutto di liste civiche e movimenti cittadini.

Come gli elettori sanno, perché un referendum sia valido, deve essere votato da almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto. La petizione mira ad abolire questo quorum: “chi vota decide, chi sta a casa, delega la decisione agli altri cittadini”, si legge nella sintesi del testo che accompagna l’eventuale quesito referendario.

Nello stesso documento si suggerirebbe di attribuire al cittadino il potere di stabilire l’entità dell’indennità dei parlamentari.

Un’altra riforma che si vorrebbe introdurre riguarda invece le leggi di iniziativa popolare che, laddove non venissero approvate dal parlamento, dovrebbero essere sottoposte al vaglio del voto popolare.

In tempi in cui tutta la politica è casta qualcuno si sarebbe potuto aspettare mobilitazione nazionale e grande partecipazione.

Invece stamattina, a due settimane circa dalla scadenza della raccolta firme, non era stato completato neanche il primo modulo: poche decine di firme.

E i termini stanno ormai per scadere: ultimo giorno utile per ‘Quorum zero’ è il 18 luglio, il 30 per l’ ‘anti-casta’.

 Ma come mai le iniziative hanno avuto così poco risalto?

Al Comune rispondono che il compito di incentivare le proposte, spetta, naturalmente, ai gruppi promotori.

Samanta Busalacchi, del movimento 5 stelle dice: “E’ vero, ma con gli scarsi mezzi che abbiamo a disposizione, non possiamo neanche organizzare la raccolta di firme con i banchetti per strada perché mancano gli autenticatori, quelli che verificano che chi firma sia residente nel Comune. Purtroppo sono pochi quelli che, per militanza,  sono disposti a rinunciare a un pezzetto del proprio tempo libero”.