Da cinque a sette tribunali, decine di sedi distaccate di uffici giudiziari, tre-cinque amministrazioni provinciali con questure, prefetture e sedi Inps: il decreto sulla revisione della spesa varato dal Consiglio dei Ministri la settimana scorsa potrebbe provocare un’autentica rivoluzione nella pubblica amministrazione e nella burocrazia siciliana. L’Isola perderebbe il maggior numero di tribunali, dopo il Piemonte, e, in percentuale, il più alto numero di amministrazioni provinciali.
L’attuazione del piano di revisione della spesa si svolgerà in più fasi e probabilmente richiederà dai due ai cinque anni per il suo completamento. In più, allo stato attuale, rimangono alcune aree di incertezza sia per gli uffici giudiziari quanto per le amminiustrazioni provinciali.
I criteri sono stati stabiliti, ma si prevedono anche alcune deroghe, che però non dovrebbero modificare il dato finale. Nell’amministrazione giudiziaria resta in piedi la cosiddetta”regola del tre”, che nella proposta del ministro Severino è stata prevista. Se dovesse prevalere si incrocerebbero due bisogni concorrenti: l’eliminazione dei tribunali meno affollati e la presenza di non meno di tre tribunali per ogni Corte di Appello. Alla Camera è stato presentato un ordine del giorno da parte dei gruppi parlamentari della maggioranza, tendente ad ottenere l’eliminazione della regola.
A seconda che venga accolta o meno questa richiesta, verrebbe modificato il quadro di riferimento che annovera fra i tribunali a rischio di chiusura, in Sicilia, Barcellona e Patti, oltre che Caltagirone, Mistretta, Nicosia, Sciacca e Modica.
I tagli, secondo il ministero della Giustizia, interessano 37 tribunali e 38 Procure, 220 sedi distaccate e circa 700 uffici del giudice di pace.
Quanto alle province, le incertezze riguardano eventuali deroghe, che però il governo finora tende ad escludere. Due i requisiti per la permanenza delle province: la superfice territoriale, almeno 3000 chilometri quadrati, e la popolazione residente, almeno 350 mila abitanti. Se dovessero essere integralmente rispettati, la Sicilia perderebbe cinque province su nove (si salvano Palermo, Catania, Messina ed Agrigento). Il tetto nazionale prevede l’eliminazione di 60 amministrazioni provinciali attraverso accorpamenti e cancellazioni. Sono previste dieci aree metropolitane, sulla cui istituzione tuttavia non si hanno notizie dettagliate.
La scure cadrà anche sulle Regioni a statuto speciale, ma per la Sicilia il problema potrebbe non essere di facile soluzione perché grazie allo Statuto speciale l’Isola ha nove province regionali, avendo competenza in materia di enti locali.
Una eventuale strenua resistenza siciliana costringerebbe il Parlamento a una procedura di modifica della Costituzione. E’ tuttavia assai improbabile che la Regione instauri un braccio di ferro con Roma e si sottragga ad una pianificazione di contenimento della spesa. O fa da sé, ottenendo gli stessi risultati sui costi, oppure deve recepire le direttive del parlamento nazionale.













3 commenti a "Spending review: sette tribunali
e quattro province a rischio in Sicilia"
ma chi è sta spinai rivù?ma parrati cristianu.
ma che storia di sicilia…!!!! le uniche province sensate in sicilia sono tre: val di noto, val demone e val di mazzara.. tutto il resto è inutile duplicazione.. si ritorni a come si è sempre fatto in sicilia.. altro che province..
Io dico solo una cosa, e sono convinto di stare esprimendo con questo commento il pensiero della maggior parte dei siciliani:
E’ già uno scandalo che il governo centrale metta le mani sulle provincie storiche siciliane, ma se come si va prospettando il piano si deciderà che: Siracusa dovrà appartenere a Catania, allora succederà l’inferno.
Accettiamo tutto, i tagli, le tasse, i politici corrotti (che ci fanno schifo) ma non possiamo assolutamente accettare che si tocchi la Storia di Sicilia.
Rispetto, per la Sicilia e i siciliani.
Che qualcuno avvisi Monti e i suoi tecnici che stanno tirando troppo la corda, e che se continuano così, questa corda si spezzerà.
Saluti da un siracusano stanco di subire ingiustizie, sia siciliane che nazionali.