Giuseppe Lupo è a lutto stretto: la perdita della mozione di sfiducia lo ha sorpreso ed amareggiato. “Si tratta di un errore politico”, sostiene, inascoltato o snobbato. E assume una iniziativa “a caldo”: convocazione della direzione e di tutti i segretari provinciali proprio per valutare l’entità del danno e discutere il da farsi.

Siccome a perorare la causa della mozione, tiepidamente secondo le cronache, sarebbe stato il presidente del gruppo parlamentare Pd all’Ars, Antonello Cracolici, sostenitore del governo Lombardo, è lecito sospettare che la convocazione della direzione, implicitamente, aspiri a diventare il luogo per una resa dei conti. Fino a che punto, con quali strumenti e con quali motivazioni si è arrivati alla decisione di non farne niente, affidando alla seduta del 31 luglio, il compito di ascoltare le comunicazioni del presidente della Regione, in sostanza le motivazioni delle dimissioni annunciate?

Invece che destinatario di una sfiducia, con processo politico-istituzionale in Aula, il governatore si presenterebbe come responsabile uomo di governo, che affronta da cittadino i suoi propblremi con la giustizia. Se ne va con i suoi piedi e per sua scelta, non perché mandato a casa con il bollo dell’infamia politica, come avrebbero voluto Giuseppe Lupo e, soprattutto, Gianpiero D’Alia, che ha fortemente contestato, insieme al suo partito, la decisione finale.

L’asse Pd-Udc è saldo, ma ha subito una incrinatura. La direzione regionale è chiamata ad aggiustare, magari con una sanzione politica verso quanti, Cracolici compreso, non si sono battuti con sufficiente determinazione per evitare il capovolgimento della situazione.

Lupo “sente” anche il fiato sul collo dell’Idv di Orlando e Giambrone, e del Sel di Claudio Fava, che accusano i democratici di avere mentito. Avrebbero promesso il voto sulla mozione ed hanno fatto altro.

E’ evidente che al di là del merito all’interno del Pd la guerra continua, cambiano solo le motivazioni. Una guerra che alla vigilia delle regionali potrebbe avere conseguenze esiziali. Ormai si delineano nettamente gli schieramenti: Idv e Sel potrebbero trovare un punto di accordo sul nome di Claudio Fava. Al Pd  non resta che il patto con l’Udc. D’Alia ha fatto un passo indietro, Rosario Crocetta no.

Nel centrodestra e nel centro lombardiano la scelta dei candidati è ancora in alto mare: i nomi sono tanti, da Cascio a Leontini, Castiglione e Miccichè, per citare i big più accreditati. Non si vede come verrà sciolta la matassa. Il Nuovo Polo finora fa un solo nome, Massimo Russo.