Il Ponte sullo Stretto probabilmente non vedrà mai la luce, ma una pagina sui libri di storia se l’è abbondantemente guadagnata. È stato accantonato dai governi europeo e nazionale, non ci sono più i soldi per realizzarlo, non ne vogliono sentire parlare nemmeno coloro che fino a qualche anno fa sembravano i suoi sostenitori, ma c’è chi continua a lavorare per costruirlo.
Vi chiedete come sia possibile? Anche noi ce lo chiediamo. La società Stretto di Messina, si fa notare in una nota, è tenuta per legge a realizzare il progetto; non avendo ricevuto disposizioni formali di interruzione o di sospensione, non può fermarsi di testa sua, altrimenti commetterebbe una irregolarità e ne pagherebbe le conseguenze. Insomma, nessuno ha fatto sapere alla società che non se ne fa più niente.
Questa dimenticanza – chiamiamola pure così – non è ininfluente, perché i lavori in corso, non certo rilevanti né febbrili, hanno dei costi che si sommano a quelli, ingenti, che sono stati pagati per la realizzazione del Ponte.
Dopo avere appreso dal ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, che “la realizzazione del Ponte non è una priorità”, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha sentito il bisogno di fare sapere come stanno le cose. “La legge e la convenzione ci impongono di proseguire, le decisioni spettano al governo, e devono essere prese più rapidamente possibile”.
Quali decisioni, se c’è stata una marcia indietro su tutta la linea? Non si capisce.
Il fatto è che sul Ponte da decenni si alternano decisioni opposte, di governo in governo ed all’interno della stessa formazione di governo (con Berlusconi si ebbe la certezza dello start up e, insieme, la certezza dello stop). Uno stop and go che ha moltiplicato l’entità dell’investimento e creato un clima di precarietà ed inaffidabilità.
È davvero stupefacente ciò che riferisce Pietro Ciucci alla vigilia del decreto del governo sulla revisione della spesa ai fini di un contenimento dei costi e dei tagli agli sprechi. A favore del Ponte, oggi, non c’è soltanto l’utilità dell’opera e la sua fattibilità, ma i soldi già spesi e quelli che dovranno essere spesi per chiudere i cantieri e ripagare le aziende del lavoro fin qui fatto.











6 commenti a "Sprechi e spending review
Il Ponte non si fa, ma si paga"
ma si prospetta veramente una opportunita….tutti sti parassiti del parlamento euforici per nuova legge elettorale li possiamo mandare a fare il ponte …con cemento e ferro…non hanno capito che devono smammare tutti….tutti a casa….vogliamo facce nuove non logore facce pulite…nessuna pendenza giudiziaria….via tutti sti lombrichi…
Concordo coi contenuti dell’articolo, ma non con la sua conclusione. Si lascia intendere che ci siano cantieri aperti e che sarebbe costoso chiuderli. Ciò è semplicemente ciò che, falsamente, la propaganda della Stretto di Messina (e, irresponsabilmente, dell’ex Ministro Matteoli) vuole che si creda.
In realtà il progetto del ponte non è stato ancora approvato e, non avendo le caratteristiche di progetto definitivo (non sono stati aggiornati gli studi sismici del suolo sottomarino, non c’è un’analisi costi-benefici, non sono state completate le indagini geologiche, non sono completati i sistemi di raccordo alla rete ferroviaria,…) dovrebbe essere rigettato.
E, a proposito di penali: lo sapete che Eurolink avrebbe dovuto consegnare il progetto il 1 ottobre 2010, mentre la consegna è stata annunciata il 21 dicembre 2010 e i documenti di progetto portano la data 21 giugno 2011? E lo sapete che il contratto prevedeva 50.000 Euro di penale per ogni giorno di ritardo sulla consegna degli elaborati? Non risulta che nè la Stretto di Messina nè il Governo abbiano chiesto il conto di queste penali.
Facciamolo noi!
oppure il ponte sul fiume di piccioli.
Ma davvero c’è qualcuno così ingenuo da credere ancora alla favola del ponte sullo stretto. E’ da 50 anni che il ponte viene utilizzato per fare propaganda politica e fare arricchiri gli amici progettisti.
questo si dovrebbe chiamare “Il ponte sul fiume dei guai”
purtroppo niente di nuovo sotto il sole……..soliti affari all’italiana.Anzi, solite buffonate e ruberie.