Ci sono cose insopportabili. Magari si riesce a fare buon viso a eventi, parole, gesti che ti rovinano la giornata, con una nonchalance sorprendente. Poi arriva un atteggiamento, uno sguardo, una notizia che provocano una repulsione istintiva. La reazione non è mediata da alcuna considerazione, ragionamento, pausa. Prevalgono gli umori, lo stato d’animo, la condizione momentanea di afflizione: un contesto indigeribile? Chi lo sa. Di sicuro le reazioni emotive non rispettano la gerarchia della rilevanza. Scappa un urlo, una protesta aspra, magari una volgarità o una insensatezza propiziate da un piccolo trascurabile evento, ed è inutile prendersela con se stessi, a freddo, con con chi è stato protagonista della reazione istintiva sopra le righe ed incomprensibile.
Negli ambienti politici l’abitudine all’autocontrollo è più forte che altre e capita di meno, ma non significa che i personaggi che rappresentano partiti ed istituzioni siano esenti dai comportamenti emotivi. La diversità, magari, è lo strumento, il mezzo scelto per “rispondere” all’evento ritenuto insopportabile. L’istinto si arma di buone ragioni, utilizza la nota d’agenzia, il comunicato stampa, la mail ed è fatta.
Sorge un problema. Una cosa è sfogarsi con un urlaccio o una parola pesante, magari distrattamente ascoltata dagli astanti, ed un’altra la dichiarazione, la nota, il comunicato, che arrivano sui tavoli delle redazioni in tempo reale e divengono subito dopo di comune fruizione sul web. A quel punto la cazzata acquista il carisma dell’eternità perché come si sa, a meno che non ci sia un ordine del magistrato, l’archivio dei motori di ricerca sopravvive anche alle catastrofi nucleari e non è detto che riesca a sfuggire alla scomparsa della nostra galassia.
Un infortunio di questo, perché di questo si sarebbe trattato, è capitato a Fabio Giambrone, senatore e coordinatore regionale dell’Idv, il più prolifico degli esternatori professionali. Non passa giorno che non trasferisca alle testate cartacee, internet, televisive e radiofoniche il pensiero suo e di Leoluca Orlando, che sono praticamente la stessa cosa. Essendo il più prolifico è normale che l’esposizione al rischio si maggiore e quindi, l’infortunio cui si accennava – del quale renderemo conto fra qualche riga – non deve suggerire malignità sullla capacità di autocontrollo del parlamentare.
Avendo assistito, presumiamo, come tanti milioni di italiani al prepartita in tv di Spagna-Italia, o avendo avuto notizia attraverso testimoni oculari, che il presidente del Consiglio, Mario Monti, non ha cantato l’inno nazionale, a differenza di Gigi Buffon, che l’ha cantato a squarciagola, pur essendo stonato come una campana, Fabio Giambrone, indignatissimo, ha messo nero su bianco.
“Se Monti non ha davvero cantato l’inno d’Italia ieri a Kiev sarebbe perfettamente in linea con le sue scelte di politica economica, mirate a spaccare, quasi scientemente, il Paese”, ha scritto con la consueta schiettezza. Forte di questa premesse, invero ardita, ha previsto conseguenze ineluttabili: ”Monti sta aumentando, infatti, dopo anni di battaglie sociali e sindacali, il divario tra poveri, sempre più tassati, e ricchi, sempre più privilegiati. Non solo, chiamato per risolvere la crisi economica del Paese, la sta facendo pagare alla povera gente e, quelli che una volta erano i ceti medi, ora finiscono nella categoria dei ‘poveri’. Monti nei fatti, e sembra anche nei simboli, sta squarciando il Paese come peggio non si poteva immaginare”.
Il Professore, dunque, sta squarciando il Paese nei fatti e nei simboli. Il rifiuto di cantare l’inno è la prova regina. Se ne deve dedurre che se avesse cantato l’inno, le scelte del governo sarebbero state in linea con i bisogni? E che cantandolo, avrebbe unito invece che spaccarlo, non cantando?
Solo Fabio Giambrone può rispondere a questi quesiti fondamentali ai fini dell’interpretrazione del suo pensiero autentico. Per saperne di più, tuttavia, ci sono due metodi: una analisi accurata del testo e una rivisitazione del prepartita. Ed è ciò che abbiamo fatto, la qualcosa ci ha permesso di scoprire che Fabio Giambrone non è affatto sicuro che Mario Monti non abbia cantato l’inno, tanto è vero che l’incipit della dichiarazione è viziato da un “se”, E cioè: “Se Monti non ha cantato l’inno…”, ne discende che…
In più, rivedendo la sequenza video, ci si accorge che, come l’interessato ha precisato, il presidente del Consiglio ha cantato l’inno, naturalmente come può farlo un uomo sobrio e misurato: sussurrandolo.
Trattandosi di una partecipazione mite all’anteprima patriottica della partita, Fabio Giambrone, senza correggersi, potrebbe a questo punto, trarre osservazioni puntuali sulle virtù ed i difetti del governo tecnico ed i suoi sostenitori.












Un commento a "Monti “non canta” l’inno
E il senatore Giambrone protesta"
Ritengo sacrosante le dichiarazioni del senatore Giambrone che condivido pienamente. Monti sta rendendo i poveri sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi.Il ceto medio è sparito e la ricrescita è andata a quel paese.Ma se non si riesce ad arrivare a fine mese come puoi pensare di mettere la 1° e ripartire? La politica non si tocca, le banche non si toccano, la chiesa non si tocca, la difesa non si tocca……. non c’è molta scelta ! L’unica soluzione è quella…continuiamo a bastonare gli italiani onesti che già pagano!!!! Grazie Monti sei davvero bravissimo. Per quanto riguarda l’inno mi viene da ridere…..una testata giornalistica che perde tempo a mettere i puntini sulle dichiarazioni nel merito del senatore Giambrone e non mette l’accento sulle cose giuste che denuncia mi viene da pensare che evidentemente non ha di meglio da commentare o semplicemente non vuole