Esiste la malasanità ed esiste la malagiustizia. Il mese scorso un esempio è venuto dalla Sicilia. E non per colpa di chi giudica (che non fa altro che applicare le leggi in vigore).
La dinamica dell’incidente era stata di quelle che fanno accapponare la pelle: l’urto tanto violento che l’utilitaria era stata sbalzata come un proiettile contro un muro. Una conseguenza dell’incidente, sei mesi dopo, faceva accapponare la pelle. Per ultimo è la sentenza della cosiddetta “Giustizia” italiana a fare accapponare la pelle.
Campobello di Mazara, provincia di Trapani, sera del 15 gennaio 2011. Fabio Gulotta, giovane pastore di 21 anni travolge in un incrocio con la sua Bmw 320 una Fiat Seicento sterminando una famiglia. Nell’incidente muoiono Martina e Vito Quinci, di 12 e 10 anni, e la loro madre, Livia Mangiaracina, una signora di 37 anni. Rimane gravemente ferito il marito Baldassare Quinci, 43 anni, maresciallo dell’Aeronautica militare. Secondo la ricostruzione Quinci avrebbe contribuito all’incidente commettendo con la sua Fiat Seicento una lieve imprudenza allo stop nei pressi dell’incrocio tra le vie Vittorio Emanuele e IV Novembre. L’investitore andava a 120 chilometri orari. Viaggiava con la fidanzatina diciassettenne. Entrambi riportano lievi contusioni. Gulotta aveva nel sangue un tasso alcolemico di 0,72 milligrammi, di poco eccedente il limite di 0,5 ma comunque sufficiente per indicare uno stato di ebbrezza alcolica. Uno stile di guida che lascia senza parole: l’anno prima, sempre a Campobello di Mazara, aveva avuto un altro incidente stradale, che aveva provocato feriti. La polizia municipale gli aveva ritirato la patente.
Distrutto dalla pena della perdita di moglie e figli, sei mesi dopo il maresciallo Quinci si suicida. Tragedia su tragedia. Da dramma antico.
A guardare sui giornali la foto di questa famiglia annientata un senso di angoscia e commiserazione assale anche la persona più fredda. Ma la “Giustizia” non può né deve farsi condizionare. A quanto ha condannato il Gip di Marsala il mese scorso Gulotta? A due anni. Ingiustizia è fatta: tra patteggiamenti, abbuoni e sconti vari non si dovrà sobbarcare il fastidio di un solo giorno di carcere. Funziona così. Queste sono le leggi che si applicano in casi del genere. Malgrado la recidiva, malgrado la guida in stato di ebbrezza, malgrado i 120 orari in pieno centro abitato, malgrado quattro vite mandate al creatore.
E hanno ancora il coraggio di chiamarla “Giustizia”.









