Assessore Gaetano Armao il governo ha affrontato il suo esame di maturità davanti alla Corte dei Conti. Siete stati bocciati, promossi o rimandati a ottobre, come si faceva anni fa? Leggendo i giornali, pare che il giudizio non sia stato positivo.
“Per alcuni giornali che cercano titoli ad effetto e siti, che prescelta la denominazione inglese continuano ad ignorare l’italiano (I beg your pardon...), il giudizio di parificazione del rendiconto del 2011 della Corte dei conti è stato una catastrofe. Chi ha ascoltato i giudici contabili e chi legge le relazioni con competenza sa che non e’ cosi”
Non sarebbero stati riferiti correttamente i giudizi, dunque. Promossi, perciò. A pieni voti o con qualche lacuna, magari qua e là?
“Intanto – sembra lapalissiano, ma non lo ha precisato quasi nessuno – la Corte dei conti ha parificato, e quindi promosso, il rendiconto per il 2011 della Regione, ritenendo rispettati gli equilibri di bilancio e riconoscendo (con complimenti ) il conseguimento del difficile traguardo del rispetto del patto di stabilità, il più oneroso tra tutte le Regioni italiane e causa, inevitabile, del peggioramento dei saldi”.
La Corte ha tenuto conto del contesto nazionale ed internazionale ed avrebbe apprezzato i vostri sforzi.
“La Corte colloca correttamente la debole situazione economica regionale nel contesto della congiuntura economica nazionale ed europea (per il nostro Paese “il 2012 non potrà che essere un anno di recessione per le incertezze finanziarie e le drastiche pur se indispensabili misure di correzione del bilancio pubblico”), peraltro appesantito dai gravi limiti imposti dallo Stato alla Regione siciliana.
Di questi paletti, nei giudizi dei giornali, non si fa cenno. E’ di questo che lei si lamenta, vero?
“Viene sottolineato – ma la circostanza non può che sfuggire ad ascari provinciali che pensano solo alle beghe siciliane – che delle difficoltà dell’Isola non si e’ tenuto conto nella determinazione dei tagli decisi a Roma – sono parole della Presidente Arrigoni – “che ha ripartito il contributo richiesto alle Regioni sulla base di un mero calcolo aritmetico, senza tenere in adeguato conto le diversità economiche e sociali delle realtà territoriali, con ciò penalizzando fortemente la Sicilia”.
Si tratta di una critica alle modalità con cui sono stati eseguiti i tagli da parte del governo nazionale. E’ una novità anche per i lettori più attenti.
“A confermare la propria tesi la Corte ha richiamato al riguardo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia che ha evidenziato ‘come la crescita delle Regioni meridionali sia stata inferiore agli obiettivi che le politiche regionali si erano posti, permane l’interrogativo se la responsabilità del mancato conseguimento degli obiettivi di crescita (….)in Sicilia, sia da attribuire solo alle politiche regionali e non anche condizionato dalle politiche nazionali“.
Seppure in modo estremamente cauto, anche la banca d’Italia vi offre una mano. Non si può chiedere di più ad uno dei massimi organi dello Stato nell’analisi degli effetti del divario nord-sud.
“Negli ultimi anni (e, in particolar modo, nel triennio 2010/2012) la Regione ha adottato una politica di bilancio rigorosa, dettata da una forte disciplina che ha consentito una riduzione della spesa corrente riconducendola al livello del 2000. Sono stati conseguiti risultati attraverso riforme strutturali nei settori della sanità, dei rifiuti, della formazione, dell’organizzazione amministrativa (drastica riduzione apparati), della razionalizzazione delle società partecipate (da 34 a 14), della gestione della quiescenza (istituzione del fondo pensioni). Vanno, peraltro, evidenziate altre importanti misure: l’adesione della Sicilia (unica Regione a statuto speciale) alla sperimentazione del nuovo bilancio europeo; la regolazione ed applicazione della spending review; l’applicazione, ancor prima dello Stato, del contenimento della spesa degli enti e delle società partecipate (prevedendo tetto al numero ed agli emolumenti di amministratori e dirigenti – ci sta provando adesso anche lo Stato con Bondi – la riduzione di organici e apparati di governo, tetto a numero e remunerazioni di consulenze, riduzione auto e spese istituzionali); l’introduzione del sistema di monitoraggio sul fabbisogno finanziario e rinegoziazione dei contratti derivati (unica regione del Mezzogiorno) e (su mia proposta in commissione Bilancio) la soppressione del privilegio della 104 alla siciliana”.
La Corte dei conti vi dà atto di tutto questo?
“La Corte si accorge perfettamente del lavoro che abbiamo fatto nel giudizio di parificazione. Le relazioni non esitano ad evidenziare gli sforzi posti in essere dal Governo regionale nell’adozione di misure di risanamento e riduzione dei costi che il Procuratore generale definisce “di moralizzazione politico-finanziaria di riduzione della spesa”.
Ma si tratta di misure adottate tra l’estate e l’autunno 2011, con impatto limitato in quell’anno ed i cui effetti potranno vedersi in pieno solo nel corso del presente esercizio finanziario. Quali difficoltà avete incontrato? Non ci pare che abbiate lavorato d’amore e d’accordo con i vostri partner politici.
“Certo non può tacersi che molte altre misure di riequilibrio finanziario e forte compressione della spesa – che il Governo regionale ha più volte proposto all’Ars e che riproporremo in questi giorni nel contesto del disegno di legge all’esame della Commissione Bilancio – hanno trovato le fortissime spinte contrarie di interessi corporativi e di gruppi alla ricerca di rendite di posizione che la Corte ha stigmatizzato con le parole conclusive del Presidente Arrigoni”.
Può suggerirci qualche esempio concreto? Dove si celano le corporazioni, le rendite di posizione?
“I compensi percepiti dagli amministratori degli enti locali in Sicilia sono più alti che altrove. Parte dei compensi sono stati ormai cancellate a livello statale. C’è anche la questione degli abnormi permessi sindacali nell’amministrazione regionale. Patologie che vanno eliminate senza se e senza ma!”
Avete fatto i compiti a casa, dunque. Con quali risultati?
“La spending review, che abbiamo regolato ed applicato per primi tra le regioni, ha già prodotto i primi effetti sulle spese per trasporti (quasi 350 milioni) ridotte drasticamente per razionalizzare un settore dove i trasferimenti erano cresciuti, in alcuni casi, di quasi il 300%. Adesso va estesa a tutto il bilancio. Ma non ci sono soluzioni alternative, occorre procedere al contenimento di spese di una Regione che per decenni ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, lo diciamo da tempo”.
Ci sono forti resistenze, pare di capire e una insufficiente copertura politica.
“Come mai l’unica parte del bilancio regionale che non teme riduzioni e’ quello dell’Assemblea regionale? L’abbiamo chiesto per due volte a Palazzo dei Normanni ed abbiamo ottenuto una sola risposta: spese incomprimibili. Potrebbe dire lo stesso una madre di famiglia al marito cassaintegrato? E’ chiaro che non può più essere così”
La Corte ha consigliato una sorta di tutela dello Stato sulla Regione siciliana.
“Nelle considerazioni della Corte risulta poi confermata la linea del confronto aperto dal Governo regionale con il Governo nazionale sull’autonomia finanziaria ed il rafforzamento del riequilibrio finanziario. Non v’e’ stato alcuna proposta di tutoraggio statale – come maldestramente prospettato da letture distorte – ma solo il rafforzamento di un percorso di confronto già intrapreso dal Governo regionale su iniziativa del Presidente. Da qualche settimana – e dopo oltre quaranta anni di inerzie - e’ già insediato il tavolo di confronto sull’autonomia finanziaria regionale ed il federalismo fiscale che redigerà anche il patto per il consolidamento del riequilibrio finanziario Da subito cominciamo con riunioni ad oltranza con l’impegno di definire, almeno la parte principale dell’accordo, entro luglio”.
Quali fattori influenzano il raggiungimento degli obiettivi di bilancio, oltre a quelli già citati?
“Gli equilibri di bilancio sono pesantemente influenzati da l’andamento negativo della economia che ha determinato, tra l’altro, una grave contrazione delle entrate del bilancio della Regione; dalla difficoltà di ulteriore contenimento della spesa per via delle rigidità della stessa legate ad obblighi contrattuali e ai costi del personale ed alle scelte delle precedenti legislature. Ma ci sono altre rilevanti cause di criticità sono derivate dalle ingenti anticipazioni regionali sulle misure FAS che lo Stato non ha finanziato (circa 700 mln), dalle anticipazioni ai comuni connesse all’emergenza finanziaria e sanitaria del settore rifiuti (sono stati rilevati debiti di questi verso gli ATO per oltre 1mld); dal mancato trasferimento di circa 700 milioni del cofinanziamento sanitario, nonostante il raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio del settore in Sicilia; dall’omessa attuazione delle assegnazioni di gettito connesse al federalismo fiscale (riconosciuti invece alle Regioni a statuto speciale del nord), a fronte delle riduzioni già poste in essere dei trasferimenti verso la Regione e gli enti locali siciliani (oltre 1,5 mld); dall’aumento della spesa per investimenti di compartecipazione alla spesa europea per accrescere gli impieghi di fondi comunitari”.
Ciò che emerge in modo chiaro è l’entità del debito. Sommerge la Regione, gli impedisce di investire, di governare. E’ così?
“Il debito raggiunge quota 5,3 miliardi, ha dimensioni sostenibili per una Regione ha un bilancio da 27 miliardi. In gran parte si e’ formato nelle precedenti gestioni di governo ed e’ sottoposto ad una gestione attiva e ed un costante ed attento monitoraggio (si veda il periodico Bollettino sul fabbisogno finanziario regionale). In merito va fatta chiarezza. Il mutuo da 2,5 md stipulato nell’ottobre 2008 ha riguardato i debiti del settore sanitario del periodo 2000-2007, sicché sull’intero stock di debito questa legislatura ha influito per circa 1,5 md, mentre la restante parte (oltre il 75%) e’ relativa ad indebitamento generato dalle precedenti”.
Chi sono i principali creditori della Regione siciliana?
“La natura delle controparti del debito a carico della Regione e’ istituzionale essendo rappresentata per circa il 96% dal Ministero dell’Economia e le Finanze, Cassa depositi e Prestiti e BEI e che la componente a tasso fisso rappresenta l’83,4% dell’esposizione debitoria”.
In tutta sincerità, assessore, avete la coscienza a posto?
“L’azione di risanamento avviata dal governo regionale e’ ineludibile e va rafforzata puntando ad un deciso recupero di credibilità della Sicilia non solo sul piano contabile e finanziario, ma sopratutto istituzionale che dovrà fare i conti con la “costituzionalizzazione” del pareggio di bilancio (nuovo art. 119 Cost.). Solo con i ‘conti in regola’ la Sicilia potrà affrontare il difficile cammino di uscita da una grave crisi economica mondiale ed essere, così, protagonista della ripresa del nostro Paese”.











8 commenti a "Armao: “I nemici della Sicilia? Rendite, corporazioni e privilegi. E’ guerra…”"
Caro direttore Parlagreco,
ma come?
Non si può dare dell’incompetente ad Armao, ma si può dare degli “incompetenti” ai suoi colleghi giornalisti?
ahi ahi direttore…
Perché non è intervenuto anche lì per difenderli… ahi ahi direttore…
“Armao vai a casa, sei un ioncompetente” Gentile letore, i suoi sfoghi dovrebbe cortesemente riservarLi ai litigi casalinghi o di lavoro. Pensa che il suo insulto convincerà qualcuno a condividere il suo giudizio? Ha perso l’occasione per dimostrare l’incompetenza deell’assessore, di sicuro, ammesso che Lei abbia le competenze per farlo. Ciò premesso, lo spazio dei commenti è una opportunità e uno strumento di partecipazione.Vorremmo che rimanesse tale. .
armao vai a casa sei un incompetente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
“Negli ultimi anni (e, in particolar modo, nel triennio 2010/2012) la Regione ha adottato una politica di bilancio rigorosa, dettata da una forte disciplina che ha consentito una riduzione della spesa corrente riconducendola al livello del 2000”
Egregio Assessore, probabilmente l’aritmetica non è mai stato il suo forte, e si vede!
Proviamo a fare qualche piccola operazione di sottrazione.
La spesa corrente della Regione è stata certificata dalla Corte dei Conti in €.16,6 miliardi per il 2011, contro i €.10,8 del 2000. Considerato l’effetto inflattivo, che dal 2000 al 2011 è stato pari al 28% circa, la spesa (a valori correnti) non è affatto riconducibile a quella del 2000, risultando invece aumentata di oltre €.2,8 miliardi, ovvero di oltre il 26%!
Ogni ulteriore commento appare del tutto superfluo.
Ci ha messo la faccia e continua a a
Farlo, a me pare, con chiarezza . È solo utilizzato dal
Burattinaio
Della personalita’ professionale ed umana anche L’Espresso abbiamo letto riguardo all’Avv.Armao.
In merito alla Sua intervista entro nel merito solo delle sue dichiarazioni riguardo al prepensionamento con la legge 104/92 di cui hanno beneficiato anche conoscenti di Armao il quale voleva passare alla storia come colui che voleva togliere un privilegio invece resta nella storia come colui che ha tolto un diritto a dei Genitori chene avevano pieno titolo ed ha contribuito di fare scappare in pensione individui che probabilmente ,complici anche commissioni mediche,non avevano titoli per poter usufruire del diritto se solo la legge veniva fissata come al suo stato originario dell’art.39 della L.R. 10/2000
Sarebbe interessante sapere a che punto è la trattativa Stato-Regione sull’autonomia finanziaria regionale e sul federalismo fiscale. Quando si potranno attuare gli artt. 36 (in modo da non avere finalmente più un centesimo da Roma!!! e smetterla di far dire ai leghisti che ci mantengono!!!) e 37 (in modo da smetterla di dare una valanga di soldi all’Italia, stimati prudenzialmente dal prof. Costa in 7 miliardi di euro!!!)??? Ma soprattutto: quando potremo avere una classe politica dirigente SICILIANA (a cominciare dai suoi partiti!!!) onesta e seria?
Sì… lui è fuori da tutto questo…. MA MI FACCIA IL PIACERE…