Se gli azzurri avessero fatto il miracolo, osserva qualcuno, avremmo potuto fare ingoiare la pillola amara senza dolori di testa, invece a Kiev è andata peggio di quanto si prevedesse e la settimana più “nera” della legislatura gli italiani dovranno godersela momento dopo momento. Sono giorni decisivi per la revisione della spesa pubblica: Enrico Bondi consegna al Ministro Piero Giarda il pacchetto dei tagli, che ammonta a nove miliardi, e Giarda il suo Rapporto sulla spending review. Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, incontra i Ministri della spesa – Esteri, Giustizia, Difesa, Salute – e successivamente le parti sociali.
I leader dei partiti di maggioranza – Pdl, Pd e Udc – non ci dormono la notte, perché potrebbero pagare caro i tagli alle prossime elezioni di primavera. Hanno perciò messo le mani avanti: prima vogliamo vedere, sapere e poi concorderemo. Cicchitto, per il Pdl, ha lanciato un monito: se ci presentate il conto senza discuterne, rischiate grosso.
In campo sindacale le reazioni sono state furibonde, a cominciare dalla Cisl. Bonanni ha minacciato tuoni e fulmini appena ha avuto notizia del piano degli esuberi nel settore pubblico dove sarebbe previsto un prepensionamento di circa diecimila impiegati. Niente di nuovo, oggi, nel sole: quando si intona la litania dei risparmi cantano tutti, ma quando si deve mettere mano alle forbici il coro si spegne e si armano le carabine.
Dove si colpirà? Ovunque, a quanto pare, a cominciare dai farmaci (un miliardo e mezzo di risparmi), e nel settore dei beni e dei servizio, che è una “voce” molto vaga. Le attenzioni maggiori vanno ai consorzi, enti strutturali, fondazioni costituite dallo Stato, Regioni, Province e Comuni. C’è una marea di enti inutili e costosi che pagano gettoni e compensi a migliaia di consiglieri e amministratori. In dieci anni gli apparati sono cresciuti dell’80 per cento, arrivando a 960 mila unità ,secondo attendibili calcoli recenti. Sono 7000 le imprese che forniscono servizi pubblici, che dovrebbero essere erogati direttamente dagli enti locali, sono 79 mila i consiglieri e gli amministratori degli enti “monitorati” (32 mila circa, secondo l’Unione Province Italiane, 6900 circa stando al pacchetto Bondi).
Nel campo della giustizia – ma ancora non c’è niente di formale – sono nel mirino 674 uffici del giudice di pace, 33 tribunali minori, 37 Procure, 220 sezioni staccate. L’introduzione di un filtro sulle cause civili dovrebbe ridurre dio 55 mila unità il contenzioso, mentre l’introduzione della posta certificata contribuirebbe ad abbassare la spesa della carta con risparmio anche sui tempi.
Quali aree del paese saranno maggiormente colpite? Di sicuro quelle in cui sono nate e cresciute le municipalizzate e le partecipate, come la Sicilia. Che fino a cinque anni fa aveva realizzato un record nel settore. Oggi le partecipate sono una ventina e, naturalmente, tutte in rosso (con l’eccezione di Italkali, a quanto pare). I tentativi di liquidare le aziende sono stati, in qualche caso, frustrati per l’intervento delle parti politiche interessate. E non solo. I liquidatori sono in conflitto d’interesse: non vengono pagati a lavoro fatto ma per il tempo impiegato. C’è bisogno di suggerire quel che succede?
Il Washington Post ha dedicato un reportage alla crisi economica italiana. La diagnosi è impietosa: è un problema culturale: prevale nel Bel Paese il nepotismo e la corruzione, manca il senso civico. Convento povero, monaci ricchi? Nemmeno questo, ricchi solo il priore e il suo cerchio magico.













Un commento a "Bondi e Giarda in azione,
cadono le teste. E in Sicilia…"
Ciò che si semina, si raccoglie… i nostri politici improvvisati, Monti in testa, continuano a giocare con la vita degli elettori? Vedranno presto, alle prossime consultazioni elettorali, come gli elettori ricambieranno la cortesia… Buon raccolto, “politici”!