Un necrologio dal futuro, proveniente dal profondo sud della Sicilia: “Oggi 24 giugno 2027, si è spento sotto le radiazioni elettromagnetiche del Muos-tro di Niscemi anche l’ultimo acatese”. A celebrare la “triste dipartita”, un corteo funebre con una simbolica bara, ghirlande di fiori e banda musicale al seguito. Meta conclusiva: il cimitero comunale di Acate, piccolo paese del Ragusano, a pochi chilometri dalla Riserva Naturale Sughereta di Niscemi, dove sta nascendo il Muos, l’antenna delle polemiche, all’interno della base militare statunitense NRTF (Naval Radio Trasmitter Facility).
ANCORA PROTESTE – Ieri sera, i cittadini acatesi con un finto funerale provocatorio, organizzato dal comitato No Muos di Acate, hanno voluto dire l’ennesimo no alla costruzione dell’ormai noto Mobile User Objective System, Muos appunto, tre antenne potentissime gestite direttamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che serviranno a mettere in collegamento le forze militari americane tra Europa, Africa e Asia. Di impianti del genere, che producono fortissimi campi elettromagnetici, ce ne sono soltanto tre in tutto il mondo, costruiti in alcune zone desertiche della Virginia, Hawaii e Australia. Ma in Sicilia hanno pensato bene di piazzarla a cinque chilometri dal centro abitato di Niscemi, nel Nisseno, in piena riserva naturale.
I FATTI – La vicenda va avanti dal 2001, quando venne firmato un patto bilaterale tra il governo statunitense e quello italiano, guidato allora da Silvio Berlusconi. Nel 2006, il successivo premier, Romano Prodi, ratifica l’accordo, ma imponendo il rispetto delle norme anti-inquinamento ambientale ed elettromagnetico, passando la “patata bollente” alla Sicilia, a cui sarebbe toccato di rilasciare i nulla-osta. Nel 2007, a sua volta, l’assessorato al Territorio e Ambiente, con un decreto, trasferisce agli enti locali i procedimenti di valutazione d’impatto ambientale. A quel punto, i tecnici Usa fanno avere uno studio al Comune di Niscemi, in cui dimostrano che gli impatti ambientali nei confronti delle specie protette della Riserva Sughereta sono minimi e, nel settembre del 2008, Sovrintendenza di Caltanissetta, Dipartimento Regionale Ambiente e Territorio ed Ente Gestore della Riserva, insieme ad altri organi preposti, danno parere favorevole allo studio americano. Ma quello che non è stato chiarito dai tecnici, ha evidenziato il sindaco di Niscemi, è l’effetto che il Muos potrebbe avere sull’uomo. Così, nasce il movimento No Muos, che dal 2009 si è fatto portavoce del dissenso della popolazione.
AL VIA I LAVORI – Intanto dal 1° giugno 2011 sono iniziati i lavori per la realizzazione del Muos, autorizzati dall’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, nonostante i vincoli delle “norme di attuazione previste dal Piano territoriale paesistico della Provincia di Caltanissetta per la Riserva naturale di Niscemi, approvato dalla stessa Regione nel maggio 2008”, come ha denunciato l’associazione Italia Nostra. Adesso il territorio della Sughereta appare sventrato, pieno di voragini, tralicci d’acciaio e cemento armato, con ruspe e camion dappertutto e i primi segni di cedimento del terreno. Ci sarebbero anche alcune anomalie sulla conduzione delle opere di sbancamento segnalate dal comitato No Muos. “Nel progetto le piattaforme su cui andranno poggiate le antenne sono disposte lungo una direttrice nord-sud, mentre adesso le stanno realizzando direzione est-ovest, – spiegano i rappresentanti del movimento – ciò ha comportato un maggiore impatto ambientale con la scomparsa di parte della macchia mediterranea”.
RISCHI – Si va di male in peggio se si parla dei rischi per l’uomo. Secondo uno studio condotto dai fisici Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino, le onde elettromagnetiche emanate dal Muos si propagheranno per ben 135 chilometri, col serio rischio di provocare, nel breve e lungo termine, gravi malattie degenerative nella popolazione, come tumori e leucemie. Già qualche tempo fa, l’Arpa Sicilia, durante una campagna di analisi nei pressi della base militare di Niscemi, aveva rilevato che, sebbene i limiti fossero nella norma, in alcuni casi venivano superati, senza considerare il fatto che erano in funzione “solo 27 delle 41 antenne presenti nella base”, secondo quanto ha denunciato Alfio Arcidiacono, un membro dei No Muos. Inoltre, spiega ancora l’attivista, “l’Arpa non era dotata di centraline capaci di registrare le emissioni dell’unica antenna che emana onde a bassissima frequenza capaci di comunicare con i sottomarini”.
LO STUDIO – Del resto, lo studio di Zucchetti e Coraddu parla chiaro. “Per un principio di salvaguardia della salute della popolazione e dell’ambiente, – si legge – non dovrebbe essere permessa alcuna installazione di ulteriori sorgenti di campi elettromagnetici presso stazione NRTF di Niscemi, e anzi occorre approfondire lo studio delle emissioni già esistenti e pianificarne una rapida riduzione, secondo la procedura di ‘riduzione a conformità’ prevista dalla legislazione italiana in vigore”. E non è tutto. “Al fascio principale di microonde emesso dalle parabole Muos – spiegano ancora gli studiosi – durante il funzionamento ordinario, è associato il rischio di incidenti provocati dall’irraggiamento accidentale di aeromobili distanti anche decine di chilometri. Tale rischio investe potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante (nel raggio di 70 chilometri dal sito di installazione del Muos si trovano tre aeroporti)”.
LA GUERRA È GUERRA – Insomma, tra rischi di tumori, scempio ambientale e possibili incidenti aerei, il provocatorio funerale immaginato dai cittadini acatesi potrebbe non essere così lontano dalla realtà. Se pensiamo che il sistema potrebbe essere già operativo dal 2017, il futuro non è poi così lontano. Intanto si prepara un’altra manifestazione di protesta per sabato 30 giugno a Modica, a cui parteciperà anche il giornalista Giulietto Chiesa e i rappresentanti del movimento No Tav e No Ponte. Basteranno le proteste per fermare lo scempio di camion e betoniere in piena riserva naturale? Purtroppo, ne dubitiamo. I vertici della Regione non avrebbero dovuto autorizzare un progetto che va contro ogni logica di buonsenso, consentendo, di fatto, il saccheggio del territorio siciliano. Ma, si sa, ai cari americani non si comanda, la guerra è guerra.
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2 commenti a "La bomba ecologica è servita
Protesta nel Ragusano – VIDEO"
E’ una vergogna! Un altro ennesimo attentato alla vita del Popolo Siciliano da parte di americani e italiani (con la complicità degli ascari venduti)! Adesso basta SICILIA INDIPENDENTE! Decidiamo noi da soli cosa fare del nostro territorio fuori lo straniero!
Italia e Usa, fuori dalla Sicilia!
ANTUDO!
Non siamo padroni neanche nella nostra casa!