di Antonino Cangemi -

Marò, Sasà, Lo Bianco. Tre poliziotti dalle esistenze intrecciate in una Palermo soffocata dal caldo di luglio, seducente e vitale ma ambigua e corrosa dal potere e dalla mafia.

Marò è un’attraente commissaria sulla soglia dei quarant’anni, Sasà un vicequestore testardo tanto nel lavoro quanto nell’andare dietro alle sottane, Lo Bianco è un questore severo e forte. I tre si conoscono da tempo, da quando lavoravano assieme in un commissariato calabrese. Sasà e Lo Bianco non hanno relazioni sentimentali fisse e non sono sposati, come non possono non innamorarsi della bella Marò? E Marò, a sua volta, si innamora dei due, senza però riuscire a scegliere l’uomo del suo destino. Nasce così una relazione di intensa amicizia tra i tre, fatta di complicità, consigli e confidenze professionali.

La vita di Marò sembra giungere a una svolta professionale quando le viene affidato un caso che scuote la Palermo bene: l’omicidio di Maddaloni, principe del foro, difensore di mafiosi e poveri cristi a cui spesso offre aiuto gratuitamente, da tutti stimato e dalla vita apparentemente senza ombre. A distoglierla dalla noiosa routine di un commissariato del centro ha concorso, caldeggiandone l’assegnazione dell’inchiesta, l’amico Lo Bianco. Sasà, invece, è sempre più deciso e intransigente nel perseguire i mafiosi, anche quelli che non sembrano tali, tanto dall’essere costretto a ricevere protezione da una scorta.

Marò, per la prima volta alle prese con una storia che conta, mette alla luce il suo intuito poliziesco: l’aiuta l’istinto e Sasà, col quale s’incontra la sera dinanzi a piatti, da lei preparati, della cucina siciliana. Complici la ‹‹pasta alla paolina››, la ‹‹pasta ch’i sardi a mari››, i ‹‹babbaluci con sugo››, Marò e Sasà rafforzano il loro legame che culmina in un fragoroso amplesso. Mentre Lo Bianco esce di scena vinto da un male incurabile, tra Marò e Sasà scoppia la scintilla di un amore forte e sensuale. Il caso Maddaloni svela contorni morbosi e inquietanti su cui le alte sfere inquirenti gettano un velo, la cocciutaggine di Sasà viene “premiata” con un trasferimento per ‹‹incompatibilità ambientale››.

L’ultimo romanzo di Giuseppina Torregrossa, Panza e prisenza, edito da Mondadori, conferma il talento narrativo della scrittrice palermitana. Si legge tutto di un fiato e mescola gli ingredienti che rendono attraente la sua scrittura: il linguaggio infarcito, alla maniera di Camilleri, di sicilianismi, le ricette culinarie che si coniugano alla spinta erotica, la capacità di cogliere aspetti vari della sicilianità, anche quelli più oscuri e di cui non si può essere orgogliosi. Come, in questo caso, la vischiosa relazione tra la giustizia e il potere.