Il Procuratore della Repubblica di Palermo, Messineo, e il procuratore aggiunto, Ingroia, ripetono da giorni di non avere subito alcuna pressione né di avere notato interferenze nella loro inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. E Messineo dichiara, che non è stato riscontrato alcun reato nelle conversazioni telefoniche fra Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio. Giorgio Napolitano ha sollecitato il coordinamento delle indagini fra le Procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta, nella qualità di Presidente del Consiglio superiore della magistratura e nell’interesse della giustizia.
Ma allora perché attorno al Quirinale continuano a circolare veleni e sospetti? E perché da Palermo continuano a mettere in mezzo il Capo dello Stato?
“Prima di parlare di attacco al Presidente della Repubblica”, osserva Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e animatore del Movimento dell’Agenda rossa (scomparsa dopo la strage di Via D’Amelio), “Bisogna parlare di verità e di giustizia. In molti Paesi si è arrivati all’impeachment per molto meno, evidentemente la verità è sconvolgente”.
Salvatore Borsellino risponde alle domande di migromega.net. “A Napolitano chiedere come si può parlare di complotto contro il Capo dello stato di fronte a certe cose sicuramente venute alla luce, cioè il tentativo di fermare l’operato dei giudici di Palermo”. E aggiunge: “Per fortuna il procuratore nazionale antimafia (Pietro Grasso; n.d.r.) ha ritenuto di non dare corso a certe richieste che sicuramente gli sono state avanzate, visto che ha risposto per iscritto….”.
Salvatore Borsellino, di fatto, sospetta sia del capo dello Stato quanto dei magistrati di Palermo dal momento non crede nella loro versione, che è inequivocabile: non abbiamo subito pressioni e non siano stati intralciati. In più dà per scontata una versione dei fatti nota solo a lui, perché sia le conversazioni telefoniche sia la lettera spedita dal Quirinale per perorare la causa del coordinamento. Da che cosa trae queste sicurezze?
L’iscrizione nel registro degli indagati e la chiusura dell’indagine, com’è noto, non è stata firmata da due magistrati, Messineo ed un suo collega, titolare dell’inchiesta insieme a Ingroia. Questa diversità di comportamento non è stata spiegata con motivazioni dettagliate, non sarebbe stato possibile. Messineo si è limitato a puntualizzare che non gli spettava di farlo ed ha ipotizzato una diversità di opinioni, peraltro fisiologica, da parte del suo collega che non ha firmato.
Che cosa abbia a che vedere tutto questo con il ruolo di Giorgio Napolitano non si capisce affatto. Una cosa è certa, che il tentativo di tirare in ballo pesantemente il capo dello Stato in questa vicenda è evidente. La richiesta di salvatore Borsellino, addirittura, di impeachment, è la prova di questa intenzione.
Il fatto che si tratti di una solenne sciocchezza, non significa nulla. Salvatore Borsellino porta il nome di un personaggio entrato nella storia e nel cuore degli italiani e qualunque sciocchezza, dunque, viene amplificata.
Le parole sono pietre, quando si è ascoltati. Per avere la misura della sciocchezza, sarà bene ripassare alcune pagine della Costituzione italiana.
L’impeachment è un istituto giuridico statunitense. Tradotto in italiano significa denunzia imputazione incriminazione messa in dubbio accusa, richiesta di destituzione.
Se si trattasse di richiesta di destituzione, naturalmente non potrebbe venire da un cittadino, ma da un organo preposto.
Nella costituzione italiana la destituzione può avvenire nel caso di giudizio di colpevolezza sulla messa in stato d’accusa per reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione;
Il presidente della Repubblica, peraltro, non è responsabile per qualsiasi atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni. Le uniche eccezioni riguardano due reati esplicitamente stabiliti dalla Costituzione: l’alto tradimento (cioè l’intesa con Stati esteri) o l’attentato alla Costituzione ( violazione delle norme costituzionali tale da sovvertire i caratteri essenziali dell’ordinamento).
Se si dovessero verificare queste condizioni estreme, il Presidente della Repubblica verrebbe posto in stato di accusa dal Parlamento riunito in seduta comune con deliberazione adottata a maggioranza assoluta, su relazione di un Comitato formato dai componenti della Giunta del Senato e da quelli della Camera competenti per le autorizzazioni a procedere.
Questo prevede la Costituzione italiana. La civiltà giuridica, i doveri di cittadinanza, il buonsenso pretendono responsabilità e senso della misura. Anche quando si ha la schiuma alla bocca per la rabbia, perché e si è vissuto giornate difficili, l’etica della responsabilità non deve essere dismessa. Far credere che il Capo dello Stato non sia degno dell’alto incarico costituisce un grave danno d’immagine per il Paese, peraltro in un momento della nostra storia così delicato e difficile.













3 commenti a "Salvatore Borsellino chiede l’impeachment di Napolitano"
Il riconoscimento reciproco stato-mafia è l’aspetto, per me, più interessante della vicenda, le evidenti relazioni legati a ruoli precisi che si sono mantenuti nel tempo e che dovevano essere ristabiliti in un periodo particolare della storia l’inizio degli anni 90.
Assistiamo al definitivo de profundis dell’antimafia, ipocrita, funzionale esclusivamente al sistema massonico che l’ha generato.
A volte ho l’impressione che, con tutto il rispetto per il dolore della perdita di un familiare, alcuni parenti di falcone e borsellino pecchino di eccesso di protagonismo. Forse sarò impopolare, ma non credo che essere fratello o sorella di un giudice massacrato dalla mafia dia lapatente di esperti in problematiche del genere
Marco Travaglio nell’intervista di oggi a TeleG24 ha affermato :
-che gli ufficiali sotto processo a Palermo hanno ammesso la trattativa tramite il sindaco santo Ciancimino
-che dal telefono del Capo dello Stato sono state fatte tre telefonate a Mancino
-che il ministro Conso ha sospeso il 41bis a 400 boss detenuti decisione adottata sicuramente non in solitudine ma con l’avallo delle massime cariche istituzionali
-che le pressioni del Quirinale non sono state fatte nei confronti dei magistrati di Palermo ma sul capo dell’antimafia
Tutto vero? Se così è , è inutile continuare a traccheggiare col processo di Palermo . La sentenza è stata già emessa .
L’unico dubbio che resta è , a quanto afferma il nostro, se la trattativa riguardasse la sicurezza pubblica o quella personale di alcuni politici che temevano di far la fine del “traditrore”Lima
Questo il succo del discorso di Travaglio .