L’Italia è stata governata per tre anni da un presidente del Consiglio pluriumputato e al centro di scandali che avrebbero fatto arrossire i tiranni africani che si mangiavano i nemici a colazione, e la Sicilia ha conosciuto l’onta di un Presidente della Regione – Totò Cuffaro – costretto alle dimissioni da un tribunale della Repubblica, ed oggi in custodia nel carcere di Rebibbia, dove ora sconta sette anni di reclusione visitato da amici, parenti ed estimatori.

L’indignazione siciliana per il secondo governatore inquisito deve rispettare il contesto, nel senso sciasciano del termine, per non rischiare l’accusa di strumentalità. Est modus in rebus, insomma. E questo senza nulla togliere al bisogno di normalità, che vuol dire governanti buoni e cattivi, onesti e ladri di passo, come in ogni parte del mondo.

Raffaele Lombardo ha sentito il bisogno di fare sapere che lui se ne sta andando senza essere stato rinviato a giudizio, che lo fa perciò per scelta, senso di responsabilita’, rispetto dell’istituzione. Magari c’è il tornaconto politico, c’è il deterioramento delle alleanze, la “caccia” al catanese che non lascia nemmeno i resti agli ex amici ed ai nemici, ma al netto di tutti i vezzi, i vizi e i peccati, veri o presunti, resta il fatto che se Atene piange Sparta non ride. Palermo aspira a qualcosa di meglio, al pari di Milano, tenuta sui carboni ardenti da Roberto Formigoni, inseguito da sospetti, bugie e videotape.

Avere compagni al duolo non è affatto un gran consuolo, come erroneamente si crede, perchè l’aspirazione ad essere ben governati, da padri di famiglia si diceva un tempo, è santa e giusta, ma insegna a tenere i piedi a terra, a tenere conto del contesto.

L’uomo, ci ricorda il filosofo, è la misura di tutte le cose, di quelle che sono, perchè sono, e delle altre, perchè non sono. Se vuoi recitare la partita di Candide e ragionare come se vivessi nell’Eldorado, sono affari tuoi, ma ti fai sgamare, cercheranno di scoprire per quale ragione ti rifiuti di vivere il secolo, o potresti diventare additato come lo scemo del Paese.

Pare del resto che la cautela stia prevalendo. Piuttosto che una partita a scacchi assistiamo, però, al gioco dell’oca, in modo quasi scoperto: si torna alla prima casella, con il centrodestra che cerca di ricompattarsi come se niente fosse e il centrosinistra alle prese con le solite paturnie dei capi lacerati fra valori non negoziabili e interessi assai negoziabili.

Per queste ed altre ragioni, Raffaele Lombardo sente il bisogno di urlare a tutti che lui non ha affatto il dovere di andarsene a casa, lo fa perchè rispetta le istituzioni. E magari, la qualcosa non guasta, evita all’Assemblea regionale di tornare a ranghi ridotti nella prossima legislatura.

Che sia proprio a lui a rivendicare con solerzia le buone pratiche la dice tutta sullo stato dell’arte: è come se fosse stato affidato all’Uomo Mascherato, quello dei fumetti, il compito di salvare il mondo. Lombardo prepara le dimissioni e governa alla grande, lascia il partito mentre lo prepara ad una nuova storia, annuncia il ritorno alla campagna da Palazzo d’Orleans ed è inseguito da nemici che, tutto sommato, qualche altro giro di valzer con lui lo rifarebbero.