Il Gay Pride una carnevalata? E’ proprio così. E non nell’accezione dispregiativa del termine ma in quella originaria. Semel in anno licet insanire, dicevano i latini e in effetti il carnevale – così come altri riti collettivi comuni a molte culture – aveva in origine la funzione di momento liberatorio che permette ad una comunità di affrontare la vita di ogni giorno. Non a caso alle parate partecipano anche numerosi eterosessuali, sostenitori che non perdono l’occasione per travestirsi o indossare una parrucca.
In questi giorni si svolgono i Gay Pride in tutta Italia. Il dibattito è acceso e spesso politicamente scorretto. Senza considerare le dichiarazioni estreme di Pontifex, o i commenti non verosimili di scrittori di guide turistiche straniere, anche fra i moderati è diffusa l’idea che un corteo variopinto di gay, lesbiche, bisessuali e trans non conduca alla parità di diritti.
“E’ normale che si tratti di una manifestazione chiassosa, sfacciata, provocatoria – dice Daniela Tomasino, presidente di Arcigay Palermo – le origini del Gay Pride si individuano nei disordini di Stonewall”. Nel giugno del 1969 a New York, a seguito di un raid della polizia, la comunità omosessuale si sollevò in una serie di violente dimostrazioni che durarono giorni. Furono le drag queen a ribellarsi e fu la prima volta che la comunità LGTB reagiva ad un sistema che mira a reprimere le minoranze sessuali.
“Il giorno della parata è il giorno in cui si sovverte l’ordine costituito – continua il presidente di Arcigay – ed è giusto che le persone si sentano libere di travestirsi, di giocare ad essere qualcun altro o semplicemente di mostrare quello che realmente sono senza nascondersi, senza bugie, alla luce del sole”. Non è un caso che la parata di domani 23 giugno parta da via Lincoln, nei pressi di Villa Giulia. Un luogo simbolo perché teatro notturno di incontri “clandestini”, dove uomini anche sposati conducono una doppia vita fatta di rapporti fugaci e menzogne. “Spesso sono gli stessi uomini che alla luce del giorno si dichiarano ferocemente omofobi”, dice Daniela Tomasino.
Una cosa è certa, il Pride – con le sue celebrazioni lungo tutto l’arco della settimana e la grande sfilata finale – dimostra di centrare il proprio obiettivo: sollevare il problema dei diritti delle minoranze e avviare un acceso dibattito, perché il muro del pregiudizio si smantella mattone per mattone.
(ph. Andretti)












3 commenti a "Pride/1. Carnevalata?
“Una volta l’anno è lecito far pazzie”"
ha ragione .. una volta l’anno e’ importante che dimostrino di essere DIVERSI. se no poi devono arrendersi all’idea che oggi i tempi sono cambiati. I gay ormai vivono alla luce del giorno come gli etero e tutti gli altri. Di omofobi al mondo ce ne sono tanti quanti sono i ladri, i truffatori, coloro che maltrattano animali … Questa manifestazione e’ anacronistica .. ma ci tengono molto perche’ mostrare i culi per aria o slinguarsi in via liberta’ sara’ un’emozione rivoltante per molti ed eccitante per altri. Buon gay pride … personalmente passero’ … a farmi 4 risate.
Buona l’analisi anche se Sul piano socilogico, manifestazioni di questo tipo hanno un valore di separazione più che di integrazione. Una società dei diritti non deve sottolineare la separatezza ma piuttosto considerare normali taluni stili di vita…
Una volta l’anno reclamare la parità dei diritti per gli omosessuali, in un modo più rumoroso, non fa mai male. Per qualcuno è una carnevalata, per altri no! D’altra parte esistono le etero oche giulive alla olgettina, come i macho man da due soldi. Una trans truccata con tanto di tacchi a spillo, fa altrettanto sorridere, ma non fa male a nessuno.