di Silvia Andretti -

Il Gay Pride una carnevalata? E’ proprio così. E non nell’accezione dispregiativa del termine ma in quella originaria. Semel in anno licet insanire, dicevano i latini e in effetti il carnevale – così come altri riti collettivi comuni a molte culture – aveva in origine la funzione di momento liberatorio che permette ad una comunità di affrontare la vita di ogni giorno. Non a caso alle parate partecipano anche numerosi eterosessuali, sostenitori che non perdono l’occasione per travestirsi o indossare una parrucca.

In questi giorni si svolgono i Gay Pride in tutta Italia. Il dibattito è acceso e spesso politicamente scorretto. Senza considerare le dichiarazioni estreme di Pontifex, o i commenti non verosimili di scrittori di guide turistiche straniere, anche fra i moderati è diffusa l’idea che un corteo variopinto di gay, lesbiche, bisessuali e trans non conduca alla parità di diritti.

“E’ normale che si tratti di una manifestazione chiassosa, sfacciata, provocatoria – dice Daniela Tomasino, presidente di Arcigay Palermo – le origini del Gay Pride si individuano nei disordini di Stonewall”. Nel giugno del 1969 a New York, a seguito di un raid della polizia, la comunità omosessuale si sollevò in una serie di violente dimostrazioni che durarono giorni. Furono le drag queen a ribellarsi e fu la prima volta che la comunità LGTB reagiva ad un sistema che mira a reprimere le minoranze sessuali.

“Il giorno della parata è il giorno in cui si sovverte l’ordine costituito – continua il presidente di Arcigay – ed è giusto che le persone si sentano libere di travestirsi, di giocare ad essere qualcun altro o semplicemente di mostrare quello che realmente sono senza nascondersi, senza bugie, alla luce del sole”. Non è un caso che la parata di domani 23 giugno parta da via Lincoln, nei pressi di Villa Giulia. Un luogo simbolo perché teatro notturno di incontri “clandestini”, dove uomini anche sposati conducono una doppia vita fatta di rapporti fugaci e menzogne. “Spesso sono gli stessi uomini che alla luce del giorno si dichiarano ferocemente omofobi”, dice Daniela Tomasino.

Una cosa è certa, il Pride – con le sue celebrazioni lungo tutto l’arco della settimana e la grande sfilata finale – dimostra di centrare il proprio obiettivo: sollevare il problema dei diritti delle minoranze e avviare un acceso dibattito, perché il muro del pregiudizio si smantella mattone per mattone.

(ph. Andretti)