“Non possiamo affidare ai magistrati la selezione della classe dirigente. Vogliamo smetterla di parlare di processi penali per legittimare o meno un politico?”.

Parole dure. Sono più di un sospetto, un’accusa, una denuncia, un urlo infastidito. A chi li addebitereste? A un personaggio politico indagato, imputato, detenuto e poi assolto? A un berlusconiano della prima ora che difende il suo leader pluri- imputato? A Raffaele Lombardo che è entrato nell’inchiesta Iblis ed ha perso, di fatto, la presidenza della Regione? Ad un principe del foro  garantista?

Nessuna di queste domande contiene la risposta giusta. Le parole non appartengono ad alcuno dei sospettati, ma al più insospettabile: Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e precursore dell’antimafia politica sin agli albori, fustigatore di politici inquinati o in odore di inquinamento, condottiero inesauribile di tutte le battaglie di “pulizia” siciliane e palermitane. Leoluca Orlando è intervenuto alla presentazione di un libro a Palermo e ne ha approfittato per esprimere la sua irritazione sul ruolo della magistratura italiana.

L’agenzia, poche righe, che ha diffuso il verbo nuovo di Leoluca Orlando è l’Italpress, ed occorre rileggere più volte la brevissima nota prima di prendere atto della realtà. Le parole riferite sono attribuite a Leoluca Orlando, a meno che il giornalista dell’agenzia non abbia preso lucciole per lanterne. Un sospetto che non abbiamo per nulla.

Diamo per buona la espressione usata dal sindaco, dunque. Che cosa ha provocato l’approccio garantista?

Le illazioni si sprecano. C’è chi ricorda la discesa in campo di Piero Grasso, il procuratore generale antimafia, una scelta parzialmente smentita, ma ugualmente ventilata da più parti, che spariglierebbe il campo in Sicilia, regalando alla coalizione che lo proporrebbe una grande probabilità di successo. C’è chi ricorda il cambio al vertice della Procura di Palermo, con  Lari, Scarpinato o Lo Forte sulla soglia del Palazzo di Giustizia.

C’è chi, invece, sospetta che Orlando abbia messo, come dire, le mani avanti. L’auto-candidatura di Claudio Fava, accolta con favore da Sel, il partito in cui Fava milita, non ha suscitato entusiasmo negli ambienti dell’Idv, tanto che Fabio Giambrone, il coordinatore regionale, ha rimproverato l’intempestiva discesa in campo dell’ex eurodeputato addebitando l’errore anche a Sel.

Fava rappresenta l’antimafia politica. E con lui Rosario Crocetta, autocandidatosi nella stessa area. Grasso, Fava e Crocetta stanno tutti nel centrosinistra, come Orlando, sulla carta. Affiderebbero Fava, Grasso e Crocetta ai magistrati la selezione della classe dirigente? Di certo finora si sono schierati dalla parte delle toghe quando passano ai raggi x i politici.

Qualunque sia la motivazione – potrebbe trattarsi di una presa di coscienza del problema, nulla di più – non sta dentro le corde del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. Dubitiamo che sottoscriverebbe la denuncia di Orlando.

Il sindaco avrebbe fatto un torto a Di Pietro? Il fatto è che Leoluca Orlando si può permettere qualunque disobbedienza. Il partito ha potuto nascondere il flop alle amministrative grazie al successo di Orlando, com’era accaduto in primavera dello scorso anno, quando a Napoli trionfò Luigi de Magistris. Battitori liberi entrambi. Sono intoccabili.

Aspettiamoci tuttavia precisazioni, correzioni di tiro, una interpretazione autentica della nota dell’Italpress. È troppo per Orlando.