Tutti contro tutti nei due partiti maggiori, Pdl e Pd? In qualche modo è così, ma fino a un certo punto. Se si va appena un po’ più a fondo emerge una tendenza che non ha precedenti nella storia politica siciliana: i catanesi contro i palermitani, gli occidentali contro gli orientali.
Difesa degli interessi del territorio? Manco per niente. Difesa della “bottega” in qualche caso o della permanenza del “sistema”, affinché resti così com’è, oppure cambi padrone. Naturalmente nessuno lo ammetterà mai. Probabilmente non hanno consapevolezza nemmeno i protagonisti di questa furibonda disputa trasversale ai partiti maggiori, ma le cose sembrano stare proprio così.
Nel Pd i contras sono ispirati dal senatore Enzo Bianco, il più intransigente e duro oppositore dei “palermitani” Antonello Cracolici e Beppe Lumia. Bianco trova in Vladimiro Crisafulli, senatore anche lui, e capo dei democratici ennesi, un fiancheggiatore determinato ed affidabile. Non può contare sul messinese Francantonio Genovese, leader di Innovazione, ma è schierata dalla sua parte l’area Mattarella, che è di stanza a Palermo in posizione di “contrasto”.
Il nisseno Cardinale, Innovazioni, sta dalla parte della maggioranza palermitana. Se Caltanissetta è “palermitana” (con Speziale e Cardinale), Siracusa è divisa fra De Benedictis (con i palermitani, ala moderata) e gli altri (Cafeo, in pausa di riflessione).
Lo scontro nel Pdl è ancora più aspro e più “geografico”: Francesco Cascio, Presidente dell’Ars, palermitano, ha sferrato un durissimo attacco contro il vertice del Partito in Sicilia, e cioè contro il catanese Castiglione ed il messinese Nania. Castiglione è sostenuto a spada tratta dal suocero e antico plenipotenziario del partito dell’area orientale, il senatore Firrarello. Ragusa si è schierata con Castiglione, ma non rimane nelle retrovie: Innocenzo Leontini, capogruppo parlamentare all’Ars, da tempo “sfruculia” Cascio, sul piano politico naturalmente. Non gli piacciono le scelte dei palermitani, pretende spazio e un cambio “di sistema”. Che cosa significhi non è chiaro, ma alle bordate di Cascio contro la dirigenza del partito ha risposto con estrema sollecitudine, osservando che non è un problema di nomi: il cambiamento si ottiene facendo cose diverse da quelle che si fanno oggi.
La sensazione è che Leontini non affianchi ma guidi la guerra delle truppe orientali contro il munito fortino dei palermitani.
Alle amministrative si sono consumati gli ultimi scampoli di una disputa avvelenata. L’area palermitana maggioritaria Lumia-Cracolici ha subìto uno scacco grazie alla “provvidenziale” sconfitta del Pd: il successo di Leoluca Orlando ha permesso al segretario regionale Beppe Lupo, sfiduciato sulla carta da 188 componenti dell’assemblea regionale democratica, di rivendicare il diritto di stare dove sta. Non sarebbe stato sconfitto il partito, dunque, ma la componente maggioritaria del partito che avrebbe messo i bastoni fra le ruote al centrosinistra duro e preteso da Leoluca Orlando.
Nel campo Pdl è accaduto proprio lo stesso episodio: il palermitano Cascio, con il benestare dell’agrigentino Alfano, aveva messo in campo un candidato (Massimo Costa), “massacrato” dai pidiellini palermitani, che hanno votato al primo turno più per i consiglieri che per il candidato sindaco, espellendolo dal ballottaggio. Un risultato che ha permesso ai catanesi di lasciare fuori, virtualmente, Cascio dalla partita della presidenza della Regione.
Insomma, erano in tanti, nel Pdl come nel Pdl, ad augurarsi la sconfitta della propria parte politica per potere avere ragione dei nemici interni.
Niente di questi fatti finirà sui libri di storia. Magari un cenno, questo sì, lo potranno leggere i nostri nipoti e pronipoti sulla litigiosità interessata della classe politica siciliana pro-tempore.












2 commenti a "Pd e Pdl, guerre territoriali: Cascio
contro Castiglione e Bianco-Lumia"
Chissà cosa ci attende ad ottobre, per le elezioni regionali.
PD e PdL, soprattutto quest’ultimo, sono arrivati a perdere persino più di due terzi del loro consenso alle ultime amministrative.
Un vero e proprio sfacelo.
Al momento sembra davvero difficile che in pochi mesi e con l’estate di mezzo, per di più, riescano a recuperare consensi.
Se i rispettivi dirigenti regionali si mettono pure a litigare tra loro, poi …………
In teoria sembra proprio il momento buono per un successo del polo autonomista.
Se non altro, almeno loro non stanno litigando …. per il momento almeno.
Invece di farsi accomunare dagli interessi per la sicilia ed i siciliani si fanno la lotta più agguerrita. Questo purtroppo caratterizza il nostro popolo, la mancanza di coesione!