La chiave, l’avvocato sfortunato e il prete indaffarato

“Padre, smetta di mettermi le mani addosso!”. Così ripetevo, alzando la voce, all’elegante (solo per abbigliamento) sacerdote, padre Alessandro Minutilla, che mi strattonava violentemente, tentando di spingermi fuori dalla sala da pranzo di uno dei più noti ed eleganti ristoranti di Trastevere a Roma.
Ma, andiamo per ordine.

La vicenda ha inizio a tarda sera di giovedì 26 dicembre all’aeroporto di Fiumicino a Roma, allorché, dopo essere arrivato da Palermo in ritardo, mi avvedevo di non avere (per una serie di sfortunate circostanze che meritano un racconto a parte) le chiavi della mia casa romana. Poiché non avevo con me altro se non un vecchio cellulare, verificavo, in primo luogo, la possibilità di rientrare subito dalla mia famiglia a Palermo, ma l’ultimo volo utile era già partito.

Altrettanto infruttuose le telefonate ai tre alberghi dei quali avevo i numeri in rubrica, stante la particolarità del periodo.
Dal momento che, tra la ricerca di una soluzione e l’altra, si era fatta notte fonda, scartavo la possibilità di disturbare qualcuno dei tanti amici che, nonostante il periodo festivo, potevano essere in città. Telefonavo, invece, ad uno dei miei nipoti, Raffaele, giovane sempre affettuoso e disponibile, chiedendogli se, nelle prime ore del mattino (alle 4,30) potevo svegliarlo nuovamente affinché, dopo aver recuperato la copia delle chiavi della casa di Roma da mia moglie, si fosse recato in aeroporto a Palermo, in tempo utile per affidarle ad uno dei passeggeri del primo volo per Roma (6,30).

Pertanto, non vedevo altra possibilità oltre quella di fermarmi in aeroporto in attesa dell’arrivo del volo da Palermo. L’aeroporto Leonardo da Vinci, di giorno, brulicante di gente di ogni tipo che si affretta o attende o cerca, offre l’immagine della frenesia della vita; di notte, invece, cambia radicalmente aspetto: vi sono due “oasi” rappresentate dai bar (arrivi e partenze) che, solo nella zona voli internazionali, offrono un minimo di vitalità: tutto il resto è un desolato dormitorio, dove passeggeri in transito o in partenza (e non solo) attendono che si faccia giorno.

Le pur poche ore della mia attesa hanno impiegato un tempo incredibilmente lungo a passare. Alle 4,40 ho svegliato Raffaele e, dopo alcuni minuti, ho telefonato a mia moglie che, finora, non avevo avvertito per ridurre il tempo della sua preoccupazione. La avvertivo che sarebbe passato il nipote a ritirare le sue chiavi e le spiegavo, brevemente, quanto era accaduto, rassicurandola col dirle che, ormai, era prossima la risoluzione della vicenda.

Giunto a Punta Raisi, Raffaele si posizionava in prossimità dei varchi ove si effettuano i controlli di sicurezza, ove sopraggiungeva un sacerdote giovane ed elegante. Pensò che non poteva trovare di meglio. Lo avvicinò e, dopo aver avuto conferma che la sua destinazione era Roma, gli spiegò che suo zio, persona anziana, si trovava in condizioni di difficoltà all’aeroporto di Roma, in quanto privo delle chiavi di casa. Gli chiedeva, pertanto, se poteva essere così cortese da portare con sé le chiavi (cui aveva tolto anche il portachiavi per limitarne l’ingombro) e consegnarle al signore con barba e capelli bianchi che lo avrebbe atteso al varco di uscita dell’aeroporto di Roma.

Ottenuta la disponibilità del sacerdote, Raffaele mi chiamò al telefono per dirmi che gli stava affidando le chiavi; risposi pregandolo di ringraziarlo e di assicurargli che lo avrei atteso proprio dinanzi al varco di uscita del terminal 3 ove sarebbero sbarcati i passeggeri del volo Ryanair che si apprestava a prendere; aggiunsi la raccomandazione di rendere possibile un contatto telefonico, in caso di imprevisti o difficoltà.

Completata la consegna ed avviatosi il sacerdote verso la partenza, Raffaele mi richiamava per fornirmi la descrizione del passeggero: piuttosto giovane, di media corporatura, particolarmente elegante (con cappotto classico nero di buona fattura) e con capelli rasati; mi riferiva, altresì, di aver comunicato il mio numero di telefono cellulare (che, in sua presenza, il sacerdote aveva memorizzato nella rubrica del suo telefono), nonché di avere, a richiesta, riferito anche il mio nome (Avv. Salvatore Traina), ma di non potermi fornire né il nominativo, né il numero telefonico del prete, in quanto lo stesso, dopo aver preso in consegna le chiavi ed aver annotato il mio recapito, affermava che ciò era già sufficiente ad evitare qualsiasi disguido.

La circostanza, naturalmente, non fece sorgere alcun sospetto, in considerazione della “qualità” del passeggero.
Intanto l’aeroporto di Roma tornava, gradatamente, a rivitalizzarsi. Presto, però, man mano che il giorno prendeva il posto della notte, io che avevo tanto atteso che ciò accadesse, non ero tuttavia soddisfatto: l’aeroporto continuava ad essere un deserto, sia pur affollato, le cui “oasi” erano un concentrato di persone che rendeva impossibile trovare anche solo un posto a sedere. Mi rincuorava, però, il pensare che a breve sarebbe partito l’aereo con le mie sospirate chiavi.

L’atterraggio a Roma era previsto in leggero anticipo, poco dopo le 7:30, ma già alle 7:00 mi ero posto in posizione ben visibile proprio dinanzi al varco di uscita dei passeggeri in arrivo, postazione dalla quale non mi sono più mosso, osservando, con molta attenzione tutti coloro che uscivano, alla ricerca di un sacerdote con i capelli rasati che, appena uscito, come immaginavo, si sarebbe guardato intorno per individuarmi.

Alle ore 9:00 lo sconforto (che era andato via via crescendo) aveva preso il sopravvento: diversi sacerdoti avevano varcato l’uscita, ma nessuno mi era sembrato rispondere alle caratteristiche descritte e, soprattutto, aveva prestato un minimo di attenzione a coloro che attendevano.
Scorrendo le numerose immagini che avevano richiamato la mia attenzione, conclusi che il sacerdote con le chiavi non poteva che essere quello con un cappello nero “tipo Borsalino” (che celava l’essere rasato) il quale era uscito dal varco velocemente, attorniato da un gruppo di giovani donne, e si era allontanato altrettanto velocemente, senza alcun tentennamento che potesse far pensare ad una sua ricerca di qualcuno che lo attendeva.

In prossimità del varco di uscita del T3 vi è una postazione di pubblica sicurezza, gestita dalla Guardia di Finanza, alla quale mi rivolsi, riferendo l’accaduto. Il Comandante dell’Ufficio, con molta cortesia e disponibilità, mi accompagnò al banco Ryanair (o, meglio della società che la rappresenta a Roma) ove accertammo che nessuno aveva lasciato delle chiavi o chiesto alcunché e che nessun problema aveva rallentato la consegna dei bagagli da stiva, per cui, certamente, tutti i passeggeri del volo proveniente da Palermo erano già usciti.
A questo punto, convenimmo con il Comandante che l’unica ipotesi plausibile era che il sacerdote, distratto anche dalle sue accompagnatrici, aveva dimenticato l’impegno assunto con mio nipote. Allorché, però, avrebbe solo messo le mani in tasca, si sarebbe accorto della presenza delle chiavi e mi avrebbe, quindi, contattato telefonicamente.

Tuttavia, sempre il Comandante mi suggeriva di recarmi all’Ufficio di Polizia presente in aeroporto, dove, attraverso la lista dei passeggeri ed i relativi numeri telefonici (che gli stessi avevano indicato al momento della prenotazione on line) potevano sollecitare l’attenzione del prete.
Erano le 10,30 ed io ero ancora in aeroporto, nelle condizioni di stanchezza che lascio immaginare; mi decisi a disturbare una cara amica di famiglia che, poco dopo, si dirigeva in aeroporto per prelevarmi.

Nel frattempo, ritenni più utile, invece che recarmi all’Ufficio di Polizia dell’aeroporto, informare mia moglie, cui quella copia delle chiavi appartenevano, affinché la stessa contattasse la Questura di Palermo.
Poco prima delle 14,00 quando ormai disperavo di poter recuperare le chiavi e mi apprestavo ad anticipare il mio rientro a Palermo per quel pomeriggio, ricevevo una telefonata da mia moglie (la quale aveva informato della vicenda l’Ufficio di gabinetto della Questura di Palermo che aveva avviato le opportune indagini) che mi comunicava di avere il recapito telefonico del prete e mi anticipava che mi avrebbe dettagliatamente informato dopo pochi minuti.

Appresi, quindi, che la Questura di Palermo, dopo aver ottenuto la lista dei passeggeri del volo Ryanair, aveva individuato, con la collaborazione della Curia, il prete delle chiavi, lo aveva contattato e questi aveva chiesto, intanto, di parlare con mia moglie.
Ero stupefatto! Mi sarei atteso che il sacerdote, ricevuta la telefonata della Questura di Palermo, si fosse affrettato, finalmente, a telefonarmi per consegnarmi le chiavi; invece lo stesso continuava a comportarsi in maniera assolutamente anomala.

A mia moglie aveva raccontato una frottola e cioè che il nipote aveva capito male e che l’appuntamento era davanti il banco Ryanair: sì, proprio quello dove io avevo accertato, insieme alla Gdf, che lui non si era mai recato!
Dopo aver ricevuto le scuse da parte di mia moglie per il fantomatico disguido, il prete consentiva che la stessa mi comunicasse il suo numero telefonico, affinché io lo contattassi.

Finalmente componevo il numero e mi rispondeva il sacerdote al quale, con cortesia, mi presentavo e chiedevo dove avrei potuto ritirare le chiavi. Il prete, mi rispondeva testualmente: “Attualmente sono a pranzo e non desidero essere disturbato. Mi tratterrò a Roma solo fino alle 18, quindi non so se avrò il tempo….” Lo interrompevo e, con tono deciso, lo invitavo a dirmi dove si trovasse, in modo che lo potessi raggiungere immediatamente e ritirare, finalmente, le chiavi.

Pur con qualche resistenza, mi fornì il nome del ristorante e, appena pochi minuti dopo, io vi facevo ingresso.
Su indicazione del titolare del locale, mi recai in un’ampia sala ed ebbi modo di notare una grande tavolata con a capotavola un sacerdote (che, senza cappello, rispondeva perfettamente alla descrizione di mio nipote), composta da numerose giovani donne (almeno una trentina) che si pascevano (oltre che dei piatti offerti dal raffinato locale), della presenza della loro “guida spirituale” che guardavano, tutte, con evidente ammirazione.

Mi avvicinai al sacerdote, lo salutai con cortesia, salutai la platea delle giovani donne con le quali mi scusai per l’intrusione, quindi, con il palmo della mano teso e rivolto verso l’alto, gli chiesi che mi consegnasse le chiavi.
Inaspettatamente, costui, invece di darmi le chiavi (in tal caso, l’incomodo si sarebbe ridotto al minimo, dal momento che, dopo aver ringraziato, avrei tolto il disturbo) mi disse: “Ma a me chi me lo dice che lei sia lei?” e mi invitava ad appartarmi con lui per un colloquio privato.

Risposi che erano le circostanze e le telefonate intercorse con me, con mia moglie e con la Questura di Palermo a dirgli che io ero io, che non avevo nulla da dire a da ascoltare in privato e lo sollecitai, più volte e sempre invano a darmi le chiavi. Il prete, invece, insisteva perché la consegna avvenisse in privato a seguito di un colloquio riservato.
A questo punto, perdurando il rifiuto delle chiavi, mi rivolsi alla platea di giovani donne (che, evidentemente, non comprendevano cosa stesse accadendo) alle quali rappresentai la mia condizione, la mia stanchezza e raccontai, sinteticamente, quanto era accaduto nella mattinata.

Mentre, con calma, parlavo alla platea il sacerdote (evidentemente nella speranza di fermarmi) mi consegnava le chiavi, invitandomi sempre ad uscire dalla sala per parlare in privato. Tuttavia io continuavo il mio racconto, concludendolo con l’invito a non seguire l’esempio della loro guida spirituale, almeno allorché (come nella mia vicenda), difettava del tutto la “cristiana solidarietà” dovuta a chi si trova in difficoltà.

Il sacerdote, indispettito dalle mie accorate parole e dal fragoroso applauso che mi giungeva da molte delle giovani donne, passava dalle parole ai fatti, tentando, con la forza, di spingermi fuori dalla sala da pranzo.
Una delle giovani donne, a questo punto, si alzò dal suo posto a tavola, si avvicinò a me e disse: “Le chiedo scusa io per tutto quello che è successo”. Io la ringraziai e mi allontanai.

Sono fermamente convinto che ogni esperienza – ed ancor di più, forse, quelle negative – sia comunque utile. Ma, in quella narrata, mi rimane un cruccio: non saprò mai cosa il prete volesse dirmi o chiedermi in privato. Peccato!
Al sacerdote, tuttavia, formulo i miei più fervidi auguri perché l’anno nuovo lo aiuti a meglio comprendere i principi e gli insegnamenti della religione in cui crede al punto da farsi prete e che impari (anche dall’esempio del magnifico Pontefice che l’anno appena trascorso ci ha regalato) ad aiutare il prossimo e ad usare… la colazione a sacco nelle sue gite fuori porta.

  1. Sconcertante è il fatto che molti cattolici si lasciano irretire da queste figure in tonaca, senza discernimento! Si beano nella loro esaltazione e pretendono di essere sdoganati come maestri di vita cristiana… Non so se avete notato una cosa, in questi soggetti: tutti hanno come denominatore comune un fenomeno: Medugorje…

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  2. Conosco anche io Don Minutella e posso tranquillamente asserire che oltre ad essere un prete sincero, preparato e devoto e’ anche una bravissima persona. Le donne in questione sono un gruppo di sette ragazze che stanno intraprendendo il cammino di fede per diventare suore,infatti ogni domenica prima di congedare l’assemblea Don Minutella ci ricorda di pregare per le “suorine”. il resto solo calunnie

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  3. giuseppe ruffino 16 gennaio 2014, 14:01

    Io, che sono malizioso, penso che il prete, riservatamente, volesse chiedergli in prestito l’appartamento per un grande “bunga-bunga” con le trenta pie donne.

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  4. Più che al rispetto, per anonimo, inviterei alla commiserazione…

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  5. E meno male che l’invito al RISPETTO arriva da voi che di rispetto non avete avuto alcuno (!!!) tanto da screditare un prete onesto, che non ha fatto del male a nessuno, con una miriade di sciocchezze opportunamente costruite!
    Ma la verità fa sempre male e brucia tanto… ed ecco che mescolate sotto la falsa sembianza del rispetto, molto sarcasticamente chiesto, il fastidio provato da voi, “avvocati del diavolo”, di fronte a parole che smascherano i vostri subdoli intenti…

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  6. AI LETTORI
    Abbiate rispetto per “anonimo”. Gli scappano così, senza accorgersene.

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  7. E ancora c’è gente che crede al colloquio privato richiesto dal prete, mai chiesto dal prete ( perchè non aveva ragione d’esserci)….. Della serie:”se la suona e se la canta da solo” il nostro narratore!
    Non si sa cosa inventare più per rendere credibile una storia che di attendibile non ha nulla e che si regge solo un’ abile manovra per screditare palesemente e gratuitamente qualcuno.
    E poi, se tanta è la cuorisità, perchè non chiedete al padre da voi incriminato?
    Ma quante assurdità sono state elaborate e costruite per una chiave dimenticata e per la quale non era il caso di scomodare il mondo intero per poi mancare anche di umiltà e riconoscenza verso chi ha offerto il proprio aiuto! “Chi è causa del suo mal pianga se stesso” e non dia la colpa ad altri innocenti solo per la pretesa di uscirne indenne e ammonire il prossimo!

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  8. Gianfranco Criscenti 13 gennaio 2014, 17:12

    La storia sembra incredibile, ma a raccontarla è una persona assolutamente seria: l’avvocato Salvatore Traina. Peccato non conoscere cosa il prete volesse dirgli in privato; probabilmente sarebbe stato interessante!

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  9. Il contrasto di vedute e di opinioni tra chi si definisce “f.” e “Giuseppe” è, da un lato, divertente, dall’altro, significativo e sintomatico di due opposte tendenze.
    Giuseppe appartiene alla categoria di chi affronta la vicenda con razionalità, equilibrio e tenendo conto di tutti gli aspetti della stessa, senza preconcetti.
    F., al contrario, sottovaluta, minimizza o trascura del tutto di considerare gli aspetti più significativi di quanto viene narrato, nel maldestro tentativo di giustificare l’operato del personaggio a lui più gradito (evidentemente, il sacerdote), tentando, addirittura, di attribuire colpe (che non ha) all’altro personaggio (l’avvocato) e dimostrando, invece, in modo chiaro e preciso, di agire in maniera preconcetta e di essere fazioso.
    Ma che f. sia “fazioso” (nel senso letterario: appartenere ad una fazione, quella del prete) è solo l’ipotesi più benevola per lo stesso: ancora peggio per lui sarebbe se, invece, fazioso non fosse: in tal caso, non vi sarebbe rimedio!
    In ogni caso, complimenti all’autore per il suo racconto: per come lo ha reso e per averlo reso.

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  10. Similes cum similibus congregantur. Se ciò vale anche in questo caso, ci troviamo in presenza di un commentatore, f., dalla logica, dallo stile e dai sentimenti inequivocabili, che manifesta la sua vicinanza al prete. Ciò conferma la fondatezza delle doglianze dell’avvocato.

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  11. Per Giuseppe:
    Con l’avvento dei social network, ormai é cattiva abitudine mettere foto, tag e nomi ovunque sul web e anche su facebook che, a mio avviso, é deleterio e lesivo. Il prete é stato il vettore che ha portato le chiavi da Palermo a Roma, quindi ha giá un grande merito; la descrizione del nipote dell’avvocato non é stata precisa tanto che lui stesso non ha saputo ritrovare la persona che portava ció che gli interessava quindi figuriamoci la descrizione che il nipote ha fornito al sacerdote, pure quella poteva essere molto imprecisa e magari all’uscita del terminal c’erano altre trenta persone con capelli bianchi e barba ( per quanti preti potevano esserci su quel volo é molto piu facile trovare un prete che nn un uomo con i capelli bianchi); dopo aver dedotto chi potesse essere il sacerdote in questione, visto che il bisogno é assolutamente suo poteva velocemente fermarlo e domandare anche al costo di fermarli tutti; non mi é mai successo in 53 anni di essere partito ed aver dimenticato di portare con me qualcosa di essenziale, comunque per un’errore tale l’avvocato ha cercato di risolvere tutta la questione nella maniera piú economica, non si é cercato un alloggio in una qualsiasi struttura vicino l’aeroporto per prendere il giorno successivo il primo volo e tornare a Palermo; non ha pensato di pagare il volo al nipote per farsi portare le chiavi il giorno dopo; aspettare il giorno successivo e chiamare i vigi del fuoco o un privato per farsi aprire la porta e cambiare la serratura;
    é stato molto piú facile disturbare una persona che doveva distogliersi anche se momentaneamente dai suoi impegni.

    Giuseppe nemmeno tu eri presente quando si sono svolti i fatti, quindi questa tua saccenza é assolutamente ridondante.

    p.s.
    tranquillo nn ti chiederó mai di comprarmi il pane e se dovessi farlo nn pretenderei il tuo immediato ritorno, possono succedere imprevisti, puoi incontrare un amico e chiacchierare, puoi anche svolgere commissioni tue personali lungo il tragitto.
    Anche se me lo portassi dopo cinque giorni, non mi metterei su internet a scrivere male di te, perche di base so di averti chiesto di adempiere un mio dovere.
    La delusione é sempre proporzionale alla pretesa, non so tu ma personalmente non pretendo mai niente da nessuno. Cordiali saluti e considerando che da solo nn riuscirai a legarti tutte le dita, bene allora mettitele tutte quante nel….. “naso”

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  12. Conosco Padre Minutella, non capisce che le sue sceneggiate fanno solo ridere.

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  13. Siamo al paradosso!
    Un tizio qualunque, che si firma “f.”, mette in discussione le parole di una persona che invece ha messo in gioco la propria faccia e il proprio nome per raccontare dei fatti.
    “F”, come “fantasia”, come “Faziosità”, come “Facciamo un favore al prete”, come “fingiamo di essere un nuovo commentatore”…

    Caro f., affermi di conoscere molto bene il prete ma non eri presente durante lo svolgimento degli eventi, quindi la tua testimonianza vale z come zero.
    Se avessi letto con attenzione il racconto avresti forse capito che il prete NON HA FATTO ALCUN FAVORE all’avvocato, perchè le chiavi, indipendentemente dai motivi, di fatto le ha tenute per sè, costringendo una persona di mezza età (così si evince dall’articolo) a mille peripezie.
    Se tu, caro f., mi chiedessi la cortesia di andare a comprarti del pane ed io, pur accettando di onorare tale impegno, me ne andassi invece per la mia strada con il tuo pane sotto il braccio, potresti dire che io ti ho fatto un favore?
    Quindi forse, prima di invitare una persona a mettersi un laccio con le chiavi al collo, faresti bene a metterti un laccio alla lingua e a riflettere… e a riflettere… e a riflettere.. prima di parlare.
    S come saluti.

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  14. X Monica, Mario, Fabrizio e Rosalba
    Avete trascurato il passo più importante della intervista del prete: Nel giugno scorso c’ era stata una veglia notturna con i giovani. Qualche giorno dopo, la prima aggressione. «Ero in bicicletta a piazza Bologni, a pochi passi da casa mia – racconta il parroco – Ho visto piombarmi addosso due giovani in scooter. Uno ha cominciato a schiaffeggiarmi.
    E se il giovane prete evitasse di passare la notte con i giovani parrocchiani?

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  15. Anche io come tanti conosco molto bene il sacerdote in questione e nn posso che dirne bene; é una persona molto disponibile e buona; vedi tu se uno deve fare un favore a uno che si é dimenticato le chiavi e poi deve trovarsi su queste pagine internet alla merce di tutti; nn dimenticate che bisogna sentire sempre entrambe le campane x giudicare e l’avvocato avrá sicuramente gonfiato le cose e oltretutto l’avv. poteva anche spostarsi in privato con il sacerdote e fare la cosa meno plateale; ha disturbato qualche amico, il nipote, la moglie, la questura, la curia e padre minutella durante un pranzo tutto perche lui ha dimenticato le chiavi; attaccatele al collo la prossima volta invece di spalare fango sulle persone che ti fanno le cortesie; nn hai nemmeno la certezza di cosa ha riferito tuo nipote al prete e scrivi articoli.

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  16. Pasquale Hamel 9 gennaio 2014, 7:11

    La storia è ben descritta, un vero talento letterario. Ê incredibile lo svilupparsi di una vicenda che è assokutamente unica. All’avvocato Traina avrei peró consigliato di rivolgersi alle Utorità di polizia facendo denuncia. D’altra parte avrebbe a sua disposizione numerosi tedtimoni. Raccontare il fatto così senza avere agito di conseguenza puó rendere solo letteraria la storia

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  17. Testo corretto
    Un’altra volta che la Curia tacque fu quando diedero alle fiamme l’auto di un prete di un quartiere popolare. Vi fu tanta solidarietà che ricevette in dono ben tre auto nuove (una, almeno promessa, dal sindaco Orlando). Ma la Curia non partecipò alle manifestazioni di affetto verso quel prete. Poi venne fuori la storia: aveva una fidanzata incinta di lui e qualcuno non aveva gradito… Oggi, non è più prete, ma padre di famiglia, sposato, con più figli. Ma ogni storia fa storia a sé. Suppongo che non abbia più timore per la propria auto.

    Reply
  18. Testo corretto

    Un’altra volta che la Curia tacque fu quando diedero alle fiamme l’auto di un prete di un quartiere popolare. Vi fu tanta solidarietà che ricevette in dono ben tre auto nuove (una, almeno promessa, dal sindaco Orlando). Ma la Curia non partecipò alle manifestazioni di affetto verso quel prete. Poi venne fuori la vera storia: aveva una fidanzata incinta di lui e qualcuno non aveva gradito… Oggi, non è più prete, ma padre di famiglia, sposato, con più figli. Ma ogni storia fa storia a sé. Suppongo che non abbia più timore per la propria auto.

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  19. @Anonimo

    La invito a rileggere bene l’articolo, perchè dalle sue osservazioni emerge che lei non ne ha colto passaggi importanti! Le risposte alle domande che lei pone si trovano, infatti, nell’articolo stesso.

    Cordiali saluti.

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  20. «Mi sento solo. Più volte, dopo le aggressioni sotto casa, ho cercato di confrontarmi con il vescovo, ma lui si è sempre sottratto a un incontro». Evidentemente il Capo dell’Arcidiocesi di Palermo lo conosce bene….

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  21. In questo mondo, per chi ancora non se ne fosse accorto, succede spesso che chi fa tanto bene verso gli altri e si adopera per raddrizzare le coscienze poi viene non solo sminuito ma persino osteggiato,insultato e bistrattato… questo è il caso del padre di cui qui si parla in questo spazio. E’ d’altronde, in una città problematica e difficile come Palermo questi sono fatti all’ordine del giorno. E’ evidente come il sole!
    Dall’indugiare a restituire delle chiavi perchè in quel momento la persona stava pranzando con altra gente al dire che il padre in questione abbia usato violenza nei confronti dell’avvocato per mandarlo via, ce ne passa eccome……Siete tutti sicuri invece che l’avvocato così “sfortunato” non abbia esasperato l’avversario con un fare poco educato e civile invece, tanto da far ritardare la consegna di queste fatidiche chiavi? E poi, se tanto l’avvocato necessitava di queste chiavi, anzichè dormire sui sedili dell’aeroporto (tra Roma e Fiumicino ci sono centinaia di hotel per tutte le tasche e i gusti peraltro..) , scomodare altra gente in piena notte e autorizzare l’affido dell’oggetto ad un terzo, non avrebbe fatto prima a tornare a Palermo non appena possibile e riprendere il tutto con le sue mani ed evitare tutto questo trambusto ? Ma per favore… tante cose sono molto forzate nel racconto e non hanno una logica accettabile!

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  22. Gli investigatori non escludono che le aggressioni al prete e il raid siano scaturiti da una simpatia per il prete da parte di qualche parrocchiana. «È vero, non lo nego, c’ è stata qualche giovane che ha manifestato un affetto particolare per me – racconta Minutella – ma ho sempre fatto in modo che queste simpatie rientrassero.

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  23. Perché il prete non ha presentato denuncia per gli schiaffi ricevuti? Mi sarei atteso che avesse risposto alla intervistatrice che era stata sua intenzione “porgere l’altra guancia”. Invece risponde in maniera ridicola: ho pensato ad una bravata. Tutte e tre le volte? E mi chiedo: era sempre lo stesso giovane o persone diverse?
    Proprio strano questo prete!

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  24. @Monica
    Il prete è stato schiaffeggiato in tre diverse occasioni, non una volta sola. Condivido in pieno la tua perplessità manifestata con il “Mah!” finale.

    Reply
  25. Bene sign.ra Restivo, prendo atto che lei non conosce l’avv Traina e dunque che la sua requisitoria difensiva, cosi, energica e aggressiva, e’ frutto di di uno spirito umanitario nei confronti di un povero anziano privato delle sue chiavi. Io invece conosco il p. minutella e difendo senza alcuna richiesta da parte sua, un santo sacerdote. Prndo atto che lei, senza conoscere le parti e senza alcun coinvolgimento personale, prende per oro colato solo cio’ che scrive l’avvocato (spintoni inclusi) , senza tenere conto delle smentite di alcuni presenti al ristorante. Prendo atto che lei, pur senza alcun coinvolgimento personale fa un elenco delle presunte magagne compiute dal prete, omettendo che questi stava usando una cortesia gratuita al Traina . Una cortesia che quest’ultimo ha inteso ricambiare non con un grazie, com’era doveroso, ma con la violenza di un articolo sbattuto in pasto al pubblico. Prendo atto infine, cara signora, che lei e’ capace di
    giustificare un atto di violenza subita dal prete senza conoscere fatti e circostanze. Davvero una bella lezione di umanita’, la sua…

    Reply
  26. Angelo l'altro 8 gennaio 2014, 15:56

    @ Giuseppe
    “Non sunt tibi parentes qui te ament?”, cioè: non ha qualcuno che le voglia bene con cui sfogarsi? E magari a cui, senza rischio di maleducazione, permettersi di dire di tacere?
    @ Monica Restivo
    Gentile signora, spero che convenga con me sulla impossibilità di ottenere una purea spremendo sassi: bisogna lasciarli al loro destino inerte.

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  27. Monica Restivo 8 gennaio 2014, 14:56

    X Giuseppe F
    …evidentemente ognuno giudica con il suo metro. Lei che pensa che il mio sia un “intervento a richiesta” interviene in maniera così faziosa da far pensare che il “richiesto” sia lei.
    Tant’è che minimizza l’operato del prete, il quale non si è limitato a consegnare la chiave in ritardo, ma non l’ ha consegnata affatto quando la doveva consegnare (all’uscita dagli arrivi, in aeroporto) non curandosi dello stato (a lui noto per essergli stato comunicato dal nipote) di difficoltà e di disagio in cui si trovava colui che la attendeva.
    Lei minimizza, ancora, allorché non si cura di considerare l’atteggiamento del prete, quando, come racconta l’avv. Traina che rimane sostanzialmente incontestato, la Questura di Palermo lo contatta: ancora una volta non si affretta a rimediare a quella che, fino a quel momento, poteva essere una dimenticanza.
    Sempre lei trascura, con molta benevolenza, la circostanza che il prete, raggiunto al ristorante di Trastevere, tenta di condizionare la consegna della chiave ad un “colloquio privato”.
    Lei omette del tutto di considerare, ancora, la gravissima circostanza della violenza usata dal giovane religioso, allorché ha tentato, strattonandolo, di far uscire dalla stanza in cui stava pranzando, l’avv. Traina, persona anziana (come deduco dalla barba e capelli bianchi di cui lui parla).
    Altro che unica colpa consistente nella ritardata consegna della chiave, come lei, partigianamente, afferma!
    Aggiungo: non so per quale ragione il giovane sconosciuto abbia schiaffeggiato il sacerdote, tempo addietro, sotto la sua abitazione, ma se questo prete è solito comportarsi come si è comportato con l’autore del racconto, è possibile che se li meritasse, proprio tutti.

    Reply
  28. @Giuseppe F.
    Secondo me il dubbio che lei ha sollevato circa la natura campanilistica e ad hoc del commento della signora Restivo vale senza distinzioni per tutti i commenti ed i commentatori, in modo assolutamente bipartisan.
    Sarebbe certamente cosa buona, anche al fine di conferire maggiore credibilità e attendibilità alle identità di commenta ed ai relativi interventi, se vi fosse un sistema di autenticazione, ad esempio collegato con l’account di Facebook di ciascuno.

    Reply
  29. @Angelo
    Arrogante e senza sostanza è questa vostra polemica sull’ortografia che, peraltro, se leggesse bene, vedrebbe non ho iniziato io.
    E parlo al plurale seppur con il legittimo dubbio che “Angelo”, “gaggilamara”., “crepapelle” e compagnia bella, non siano tutti nickname riconducibili alla stessa persona, impegnata evidentemente in un misero quanto palese tentativo di “trolling”.

    Ancora una volta esprimo l’invito a commentare i fatti o a tacere su aspetti di poco conto, a meno che l’intento non sia proprio quello di spammare e distogliere l’attenzione degli altri lettori dagli interventi più pertinenti e più fondati.
    Non ho altro da dirle. Se vuole può continuare con la sua polemica stupida e mediocre e con il copia e incolla da Google.
    Saluti.

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  30. Scusate, mi ero ripromesso di non intervenire piu’, ma il commento della sin.ra Restivo mi spinge a tornare sull’argomento. Sicuramente la Restivo e il Traina non si conoscono, ma il sospetto di un intervento “a richiesta” e’ piu’ forte di me. E’ curioso questo commento a senso unico, ricco di complimenti per l’autore e senza alcun riferimento alle obiezioni avanzate. Strano questo tentativo di voler riportare l’attenzione su un prete che si e’ macchiato delle “colpa” di ritardare la consegna di una chiave. Ribadisco quanto ho scritto in precedenza: tra un prete che ritarda a consegnare una chiave, e un avvocato che consuma la sua dolce vendetta sbattendo il prete in un notiziario di internet, secondo me e’ l’immagine di quest’ultimo che ne esce molto, ma molto, male

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  31. Monica Restivo 8 gennaio 2014, 11:54

    Ho letto solo ora l’articolo. Complimenti a chi l’ha scritto. Non solo perché è avvincente, ma anche perché, come è giusto e come dovremmo fare tutti più spesso, racconta una vicenda apertamente, con coraggio, segnalando un comportamento certamente disdicevole.
    Mi sono stupita anche dal numero notevole dei “mi piace” e dei commenti che ho letto tutti, con curiosità.
    Sono rimasta di ghiaccio leggendo quanto riporta, nel suo commento, “Anello (al naso)” il 3 gennaio alle ore 23,41. Questi riporta testualmente il testo di un’intervista rilasciata da padre Minutilla al quotidiano “la Repubblica”, qualche tempo addietro, in seguito alla ennesima aggressione dallo stesso subìta. Leggerla mi sembra illuminante sulla personalità del sacerdote.
    In particolare, quest’ultimo riferisce: «Ho deciso di parlare perché non ce la faccio più. Sono stato picchiato tre volte mentre ero in bici, adesso anche la chiesa è stata violata». L’ ufficio accanto alla sagrestia era a soqquadro, ma non era stato rubato nulla. Qualcuno ha aperto la vetrina di una libreria e ha spostato due cassette piene di soldi, senza forzarle. Per la polizia il raid è un avvertimento. Le indagini sono concentrate sui parrocchiani di Romagnolo. Gli investigatori non escludono che le aggressioni al prete e il raid siano scaturiti da una simpatia per il prete da parte di qualche parrocchiana. «È vero, non lo nego, c’ è stata qualche giovane che ha manifestato un affetto particolare per me – racconta Minutella – ma ho sempre fatto in modo che queste simpatie rientrassero, senza traumi per nessuno». Ma chi ce l’ ha con padre Minutella? Nel giugno scorso c’ era stata una veglia notturna con i giovani. Qualche giorno dopo, la prima aggressione. «Ero in bicicletta a piazza Bologni, a pochi passi da casa mia – racconta il parroco – Ho visto piombarmi addosso due giovani in scooter. Uno ha cominciato a schiaffeggiarmi, sono riuscito a non cadere dalla bici. Non ho denunciato nulla perché ho pensato a una bravata». «Mi sento solo. Più volte, dopo le aggressioni sotto casa, ho cercato di confrontarmi con il vescovo, ma lui si è sempre sottratto a un incontro».
    Questi i brani più salienti dell’intervista che ci offre la possibilità, in questo frangente, di sentire (leggere) anche la voce del sacerdote.
    Mah!!!

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  32. Alla redazione suggerisco un nuovo titolo per quest’articolo: l’avvocato vendicatvo che sbatte un prete in prima pagina (virtuale) solo perche’ ha tardato a restituire un mazzo di chiavi.
    C’e’ da ridere nel leggere il predicozzo fatto al prete, con invito all’esercizio della carita’, quando il contenuto della lettera e il gesto in se’, di sbattere in pasto alla gente l’episodio, denota un’assoluta antitesi allo spirito di carita’. Ma si sa: guardare e predicare agli altri e’ facile. Il difficile e’ guardare (e fare i predicozzi) a se stessi

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  33. Angelo l'altro 8 gennaio 2014, 10:17

    @Giuseppe

    DAL DIZIONARIO TRECCANI

    “Secondo le convenzioni ortografiche tradizionali sé dovrebbe perdere l’accento quando è seguito da medesimo e stesso, perché tale posizione è considerata di per sé sufficiente a disambiguare la natura grammaticale del sé. L’accento sarebbe dunque inutile e ridondante, e inoltre improprio perché sé viene a trovarsi in protonia sintattica.

    Tale norma, però, resterebbe isolata nel sistema grafematico italiano, dato che altri monosillabi con accento non lo perdono dinanzi a stesso e medesimo: ho bevuto il tè stesso che hai preso tu, mettilo lì stesso. Inoltre, questa norma è spesso disattesa, perché molti scriventi tendono a uniformare la grafia di sé sulla forma accentata, che è quella più diffusa in quanto le occorrenze di sé isolato sono statisticamente più frequenti di quelle di sé in combinazione con medesimo o stesso.

    Pertanto oggi le grammatiche meno conservative e i dizionari danno come accettabili e corrette anche le grafie sé stesso e sé medesimo, che in alcuni casi sono proprio quelle consigliate (per questo motivo, nelle norme grafiche di questa Enciclopedia, la grafia usata è sempre sé stesso).”

    Quindi, signor Giuseppe, si disambigui… Più va avanti e più sembra arrogante e senza sostanza.

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  34. Giuseppe, tu problemi non è hai manco uno. Complimenti.
    PS: forse uno sì: quando attribuisci agli altri sembri autobiografico. Ma forse.

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  35. @gaggilamara che commenta con un altro nickname:

    In realtà i grammatici moderni consigliano ‘sé stesso’. La ratio di Dardano, Serianni e altri è che se anche fosse valido l’argomento di ‘se stesso’ perché il ‘se’ seguito da ‘stesso’ può essere solo pronome, resterebbero comunque ambigui ‘se stessi’ e ‘se stesse’ che potrebbero essere congiunzione + congiuntivi di stare.

    Ciò posto, l’invito generale che rivolgo a tutti gli illustri commentatori è quello di finirla di scrivere minchiate (da “minchiata” s. f. [der. di minchia], pop. merid., volg. – Azione, espressione da sciocco, stupidaggine: fare una m.; non dire minchiate!) sugli accenti e di concentrarsi piuttosto sui fatti oggetto dell’articolo, perchè il dubbio qui è che tutti questi commenti così attenti ai peli siano in realtà un misero tentativo di spam, architettato magari da una stessa persona con diversi pseudonimi, allo scopo di seppellire sotto estesi commenti privi di spessore, interventi più sensati e senza dubbio più pertinenti.
    Quindi, parlate del parrino e dell’avvocato o tacete, che forse è pure meglio!
    Saluti.

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  36. Le disquisizioni sul corretto uso della lingua italiana lasciamole a persone e contesti più opportuni e che non sono affatto questi! Cosa c’entra qui discutere sull’esatto utilizzo della grammatica italiana non so proprio. E’ piuttosto chiaro che qui si sta invece parlando di ben altri fatti che sono ancora tutti da risolvere dal momento che tanti sono gli aspetti che non convincono di quanto è stato minuziosamente e ampollosamente raccontato dall’avvocato.
    Interrogatevi dentro e con vera onestà e cercate di capire se non ci sia stato un chiaro intento, come appare evidente dal testo dell’articolo ivi riportato, di colpire un onesto uomo di Chiesa, che per la Chiesa si spende quotidianamente e con fervore, lungi da tutte queste macchinazioni che qui invece si stanno insinuando nei suoi confronti…. ” Chi è senza peccato scagli per primo la pietra” disse a suo tempo Gesù….. e voi?

    Reply
  37. Giuseppe, ma tu proprio te le vai cercando! Guarda che se stessa e sé stessa sono tutt’e due corrette. Bedda matri…
    Astuta ch’è megghiu.

    Reply
  38. @gaggilamara
    Il suo commento è incontrovertibilmente sintomatico di un modo di ragionare a compartimenti stagni, intriso di una narcisistica pedanteria fine a se stessa, scritto volutamente senza accento alla faccia dei tanti puntigliosi saccenti che altro non hanno da fare se non fare l’appunto, per l’appunto, al prossimo loro, ridendo e ridendo degli altrui errori e delle altrui differenti opinioni, a sprezzo delle stesse. Ma “risus abundat in orae stultorum” e lei ha riso due o tre volte di troppo, mi pare.
    Non ha colto neppure il senso del mio ragionamento, peraltro alquanto elementare, secondo il quale ogni fenomendo umano, attenga esso alla comunicazione (come la lingua) o alla disciplina dei rapporti (come la legge) è per ciò stesso interconnesso ed i relativi principi appaiono, senza dubbio, estensibili per traslazione da un ambito umano all’altro. Da qui, senza pretenziose forzature, l’applicabilità di un principio giuridico ai canoni della comunicazione.
    E spero di non sconvolgerla nell’assicurarle che esistono tanti altri principi che teorizzati da eminenti giuristi e canonizzati nella dottrina più consolidata, lei stesso si trova ad applicare inconsapevolmente ogni giorno della sua vita.
    A questo punto può prendere atto di questa verità, caro il mio italianista, oppure continuare in modo ossessivo compulsivo la sua difesa degli accenti, mentre il mondo cambia, la lingua si evolve e lei lotta goffamente contro i mulini a vento.
    Gute Nacht!

    Reply
  39. @ GIUSEPPE

    SEMBRAVA CABARET –
    Il Suo scritto signor Giuseppe sembrava una testo da cabaret e Le spiego perché.
    Lei afferma che la forma “non riveste importanza fondamentale sul web.” Ciò fa proprio ridere perché gli errori segnalati non afferiscono alla forma di uno scritto, ma alla conoscenza della lingua da parte di chi scrive. Evidentemente Lei fatica a riconoscere la differenza tra linguistica e grammatica. Poi Lei mi ricorda il “Principio della prevalenza della sostanza sulla forma” e, cosa altrettanto risibile, lo riconduce all’àmbito giuridico. So bene – glielo assicuro – a che cosa Lei fa riferimento, ma so anche che quel principio non riguarda minimamente l’àmbito umano di cui parliamo, ma la conservazione della volontà contrattuale delle parti, l’elemento psicologico di un’azione e altro che non ha a che vedere con gli errori di grammatica nelle relazioni tra persone al di fuori delle conseguenze giuridiche. Anche questo fa ridere e molto. S’immagini se dovesse valere a scuola, quando per un errore in più si rischia la bocciatura. S’immagini se uno studente prima o un estensore di atti d’un ufficio qualunque poi possa invocare, rivendicandola, la libertà evolutiva della Lingua italiana… Ma qui siamo sul web, afferma Lei. E quindi? Quindi sbagli chi può? Lo crede possibile? Crede che la presenza o meno di errori gravi dipenda da dove ci si trovi a scrivere? Ma lo pensa sul serio? Suvvia… Anche sul web sbaglia soltanto chi non sa e intendo: sbaglia chi non ha “digerito” le regole e, quindi, le applica soltanto…se si applica, se pone attenzione particolare. Altrimenti no, non si sbaglia ripetutamente perché il luogo in cui si scrive non prevede sanzioni o obblighi di stile. Sul web ciascuno porta se stesso, con o senza errori. Questi, quindi, non sono del web, ma suoi, di chi li compie. E leggerli in testa a un magistrato mi ha deluso molto. Fa ridere ancora il Suo contrabbandare la evoluzione della Lingua italiana con l’accettazione degli errori. Pensi che Enzo Biagi mise in palio un’automobile da sorteggiare tra i lettori del settimanale che dirigeva e che avessero segnalato un errore contenuto (“qual è” con l’apostrofo) in un articolo. Lei avrebbe chiamato “qual’è” evoluzione come chiama “fà” evoluzione? Suvvia… Infine: non mi ha fatto ridere quando ha supposto che le mie correzioni tendessero ad allontanare l’attenzione dai contenuti. Non mi ha fatto ridere perché (si scrive così e non come anche Lei ha fatto “perchè”) ho colto la Sua insensibilità nel comprendere che, poiché a leggere sono in tanti, anche i deboli di istruzione, qualcuno (io, in questo caso) dovrebbe avvertire il dovere di richiamare a non ripetere l’errore, segnalandolo. Come fece Biagi. Concludo: Lei ha fatto fatica a capire la tipologia di me, Suo interlocutore, ed ha insistito nel cercare di coprire il sole con la rete. Padrone. Proprio come me, padrone di dichiararmi disinteressato a seguitare il dialogo con chi fa sorridere senza consapevolezza. Adieu.

    P.S.: Le ricordo che in àmbito giuridico, sulle questioni di forma, esiste la Corte di Cassazione. E, se può, non fraintenda. Soltanto se può.

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  40. Sono più convinto che il prete ha ragione

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  41. Al magistrato indifferente, che ci ha fornito una cosi’ articolata e illuminante analisi dei fatti, e che ha contattato l’avv Traina per esprimere la sua solidarieta’, vorrei chiedere perche’ non ha fatto altrettanto con il padre Munutella che ha subito la grave ingiustizia di un titolo fuorviante, per usare un eufemismo (poi giustamente cambiato). Dato che ha spesso ascoltato le sue prediche sapeva come raggiungerlo e magari poteva cosi’ conoscere punti di vista diversi utili a rendere ancor piu’ luminosa la sua puntuale analisi. O era troppo occupato a leggere la treccani? all’avvocato Traina, cosi’ puntuale nell’insegnare la retta condotta e la a un prete, facendo addirittura un riferimento al Papa, vorrei chiedere se non e’ mai stato sfuorato dal dubbio di avere abusato della cortesia e disponibilita’ di una persona che stava semplicemente facendo i fatti propri. Una persona, per giunta prete, a cui si doveva solo dire grazie, a prescindere dagli equivoci sorti. Si sente a posto con la sua coscienza di cattolico, avv. Traina, dopo aver gettato in pasto al pubblico questa vicenda e un santo sacerdote ai commenti piu’ svariati, quando poteva benissimo incontrare p. minutella al suo rientro a Palermo e chiarire con lui, magari con reciproche scuse? Si sente a suo agio con la sua coscienza dopo aver fatto quei riferimenti gratuiti e allusivi verso i commensali del prete? Il papa, che lei definisce magnifico, approverebbe il suo operato? E quel riferimento alla colazione a sacco, poi…non poteva risparmiarsi almeno questa? O forse pensa che un prete non abbia il diritto di pranzare in un ristorante nel giorno di una festa cattolica? Confonde forse un parroco con un monaco di stretta osservanza? Mi consenta di chiudere con una battuta: se un giorno il fattorino del supermercato tardera’ a consegnarle la spesa che fara’? Pubblichera’ un articolo anche su di lui? se e’ cosi’ temo per lei che nessuno sara’ piu’ disponibile a farle una cortesia come aveva fatto il padre Minutella

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  42. QUESTI EPISODI ACCADONO QUANDO C’è ODORE DI SANTITA’! RICORDO IL FILM DI PADRE PIO INTENTO A SALVARE LE ANIME, SATANA LO PEREGUITAVA IN MILLE MODI……SONO PROVE CHE DIO PERMETTE AI SUOI MINISTRI PREFERITI……PER FORTIFICARLI E RIVESTIRLI DELLE SUE VIRTU’!! QUANTE ACCUSE HA RICEVUTO GESU’!! IL COMPITO DI UN CRISTIANO è QUELLO DI PREGARE PER LA CHIESA TUTTA PER IL PAPA E PER I SUOI MINISTRI !! LA MADONNA DA MEDJUGORJE CI ESORTA : PREGATE PER I VOSTRI PASTORI……SEZA DI LORO NON POTRESTE FAR NULLA!! CHE IL 2014 SIA UN ANNO RICCO DI SANTE VOCAZIONI…….INPARIAMO A GUARDARE E A VIVERE CON GLI OCCHI DELLA FEDE E PIANO PIANO LE CATARRATTE CADRANNO DAI NOSTRI OCCHI!!!

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  43. Io, invece, sono sempre più convinto che la storia sia stata assolutamente esagerata da parte dell’avvocato, ed è proprio il silenzio del Sacerdote che me ne ha dato conferma: infatti,se come si dice,
    egli è a conoscenza dell’attacco e non risponde, assolve pienamente al proprio ministero, dimostrando di non aver affatto il carattere bellicoso descritto dall’avvocato, il quale, di contro , continua a cercare lo scontro scrivendo oltre l’articolo pure una replica ai commenti.
    Sono rimasto meravigliato, poi, dal commento di chi si firma magistrato e ritiene che il silenzio sia una qualche forma di confessione….cui tacet neque negat neque utique fatetur dicevano i latini.

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  44. @CASTIGAMATTI

    Gentile amico, non è il titolo che conferisce credibilità a chi scrive, bensì l’aver esposto la propria faccia e il proprio nome (e, conseguentemente, la propria credibilità personale e professionale) nel raccontare dei fatti.
    Di contro, l’altro protagonista della storia, pur se invitato dalla redazione del quotidiano a dire la sua, non ha fino ad oggi ribattuto alle affermazioni di cui sopra, sottraendosi quindi a qualsivolgia contraddittorio sul punto. E questo (insieme alle altre circostanze che ho avuto modo di elencare in uno dei primi commenti) contribuisce a dare credibilità e fondatezza alla storia raccontata dall’autore.
    Non le basta?
    Cordiali saluti.

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  45. @gaggilamara

    Trovo profondamente ridicoli gli appunti che lei fa all’altro commentatore circa l’uso degli accenti, trattandosi di osservazioni che allontanano l’attenzione dai contenuti per indirizzarla sulla forma, la quale peraltro non riveste importanza fondamentale sul web.
    La pretenziosità della sua osservazione sembrerebbe quasi rivelare un maldestro intento di togliere credito e autorevolezza alla testimonianza riportata dal magistrato. Ma il “Principio della prevalenza della sostanza sulla forma” (ben noto ai giuristi e sul quale la invito ad approfondire ed a maturarne, poi, le opportune considerazioni) suggerisce, insieme ad una minima dose di buonsenso, che non ci si soffermi in modo maniacale sull’utilizzo di un accento, perchè si rischia di perdere di vista il contenuto, che è cosa ben più importante.
    Del resto, in Italia, per vent’anni una larga fetta di elettori si è lasciata affascinare dalle suadenti argomentazioni di un noto imprenditore, bravissimo nel confezionare discorsi costruiti sul nulla. Allo stesso modo si è preso in giro per anni chi, meno bravo nelle scenografie concettuali, discerneva su argomenti concreti (ma, al riguardo, preferisco non divagare oltre).
    In ultimo le dico che, come è stato anche sostenuto da autorevoli menti della cultura italiana, la lingua è un fenomeno in continuo mutamento (poiché, come la legge, è una mera convenzione tra consociati, che cambia al mutare delle esigenze e della sensibilità che vi si accompagnano). Questo aspetto incontrovertibile, unito alla considerazione del contesto in cui ci troviamo (che, contrariamente a quanto lei semba sostenere, influenza in modo radicale l’uso delle forme), rappresentano senz’altro una valida esimente per il magistrato come per chiunque altro, per il caso di forme linguistiche non convenzionali.
    Mettiamo da parte per un attimo l’Accademia della Crusca e concentriamoci sui fatti, se la cosa non le crea troppo… “sgomento”.
    Saluti.

    Reply
  46. Dimenticavo:
    Lei scrive: “La prossima volta che avrò occasione di intervenire ad un dibattito di tale elevato livello culturale sarò più attento agli errori di battitura.” –
    Ma Lei sta attento agli errori in base al luogo in cui scrive? Non Le viene naturale rispettare chiunque La legga? Non Le viene spontaneo rispettare la Sua scrittura? Mah…

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  47. @ MAGISTRATO INDIFFERENTE

    Suppongo che Lei non abbia compreso che l’ironia consisteva nello “sgomento”. Rifletta su quanto sconvolgimento io – o chiunque se ne sia accorto – possa subire nell’avere letto quelli che Lei definisce due errori di battitura (giornata sfortunata la Sua). Semmai accolgo il Suo commento denso di riferimenti istruiti come un modo di affermare che Lei, se vuole, può dare a tutti lezioni di buone letture o, almeno, di buone consultazioni. Ne prendo atto. Anche se, personalmente, preferisco chi non sia costretto a recuperare credibilità. Ovviamente a seconda della posizione scolastica di partenza. Se, come la Sua, è alta, lo spazio è minimo se non nullo (giacché rileggere è d’obbligo).
    Saluti.

    Reply
  48. Un magistrato indifferente 5 gennaio 2014, 19:32

    @GAGGILAMARA

    Ha ragione sui due accenti. La prossima volta che avrò occasione di intervenire ad un dibattito di tale elevato livello culturale sarò più attento agli errori di battitura.
    Desidero, però, ricambiarLe la cortesia e segnalarLe che Lei, pur così attento agli accenti, non credo abbia molto chiaro il significato di almeno due delle parole che ha usato nel Suo commento:
    a)”sgomento” cioè “grave stato di turbamento e di depressione psichica, generalmente causato da timori e preoccupazioni, avversità e dispiaceri, che rende incapaci di reagire prontamente e adeguatamente” (voc. Treccani); ma potrebbe essere un errore lieve ove Lei avesse inteso usare tale espressione come iperbole (dal greco ὑπερβολή, hyperbolé, «eccesso» è una figura retorica che consiste nell’esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino, per eccesso o per difetto);
    b)ben più grave è l’uso – a sproposito – della parola “ironia” (la dissimulazione del proprio pensiero e la corrispondente figura retorica, con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento). Affinché (va bene l’accento?) Lei possa meglio comprendere Le faccio qualche esempio, tratto sempre dal vocabolario Treccani: «Ma bravo!», «Ma benissimo!», «Bella figura!», «Che occhio!» o «Che mira!» (a chi, per esempio colpisce molto lontano dal bersaglio), «Ma sai che sei proprio carino quando mostri la lingua!», o le espressioni «quella buona lana», «quella perla di galantuomo» e simili. Un’ironia è il verso dantesco: «Vieni a veder la gente quanto s’ama!», nel canto VI del Purgatorio (v. 115), e nello stesso canto tutta l’apostrofe a Firenze: «Fiorenza mia, ben puoi esser contenta Di questa digression che non ti tocca …» (vv. 127-151).

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  49. sento puzza di zolfo ahi ahi io amo tanto camilleri, avvocato sei ancora lontano nel scrivere romanzi. riprova sarai più fortunato ma cambia personaggio per un nuovo romanzo

    Reply
  50. @ UN MAGISTRATO INDIFFERENTE

    Nel merito, concordo sullo scontro tra identità forti. NELLA FORMA. quella del Suo commento, constato con sgomento che Lei accenta “fa” (“molti anni fà”) e ciò è un grave errore. Più grave di quando scrive “dando tutto sè stesso” invece di “sé” con l’accento acuto, come è corretto scrivere.
    Che cos’è, piccoli Di Pietro crescono?
    Perdoni, se vuole, l’ironia, ma gli errori tolgono autorevolezza al contenuto e alla firma seppur anonima.

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  51. Non conosco le due parti,
    Ma non sono d accordo, che avendo
    Un titolo, sì è creduto più di chi è una persona
    Meno conosciuta.
    Bisogna ascoltare le due parti assieme,
    E avere un confronto, penso che sia la cosa più corretta, che attaccare una persona così.
    La correttezza prima di tutto.

    Reply
  52. Un magistrato indifferente 4 gennaio 2014, 18:22

    Conosco entrambi i personaggi di questa storia. L’avv. Traina che ha difeso, molti anni fà, con successo, un mio familiare costituendosi parte civile in un processo nel quale erano imputati alcuni mafiosi e padre Minutella, giovane ed infervorato sacerdote, del quale seguo con piacere, saltuariamente, le omelie. Hanno entrambi un carattere forte e deciso ed è comprensibile che si siano scontrati.
    L’avvocato Traina, nella sua lunga carriera, ha difeso, con passione, magistrati, deputati, avvocati, sacerdoti, giornalisti, medici, imprenditori, funzionari, impiegati, militari, poliziotti, ufficiali dei Carabinieri e tanta povera gente, talvolta gratuitamente ed anche Provenzano.
    Padre Minutella, molto più giovane, è anch’esso immerso, con passione e totale dedizione, nel suo ministero sacerdotale che svolge dando tutto sè stesso.
    Avevo letto il bel racconto dell’Avvocato, quando era sotto un titolo diverso, ed avevo
    notato che il titolo non era giustificato dal contenuto dell’articolo, in quanto, in
    quest’ultimo, non vi era alcuna allusione alla bellezza del prete ed alla circostanza che le signore o signorine commensali fossero sue donne.
    Trovo, di contro, sottotono e, quindi, ancora una volta ingiustificato il titolo attuale che qualifica l’avv. Traina “sfortunato” e padre Minutella “indaffarato”.
    Posto che quanto ha riferito l’autore del racconto sia vero, e pare proprio che lo sia
    – non solo per le considerazioni già svolte da altri commentatori (la serietà della fonte, che i fatti siano circostanziati e facilmente riscontrabili anche attraverso organi di
    Polizia e via dicendo)
    – ma anche perchè padre Minutella (che pure è a conoscenza dell’articolo, tanto che lo
    stesso viene commentato anche da uno dei suoi commensali romani) non lo ha smentito,
    – perchè, ancora, le parti salienti vengono confermate da alcuni interventi di commento che confermano che l’avv. Traina ritirò le chiavi nel ristorante di Roma,
    l’avv. Traina tutt’altro che “sfortunato” sarebbe “vittima” quantomeno della distrazione del sacerdote, della persistenza nel ritardare a consegnargli le chiavi, e della violenza del religioso nel tentare di estrometterlo dalla sala in cui pranzavano.
    Di conseguenza, padre Minutella non sarebbe solamente “indaffarato”.
    Ho saputo dall’avv. Traina – che ho contattato dopo la lettura del suo articolo per esprimergli la mia solidarietà – che il titolo da lui dato al suo racconto era “Il natale del prete”. Trovo che, in effetti, quest’ultimo, che non esprime alcun giudizio e non attribuisce alcuna condizione personale, sia quello più adatto.
    Saranno gli eventuali accertamenti successivi, le conferme o le smentite a consentire di
    attribuire una condizione e di esprimere un giudizio.

    Reply
  53. io sono uno dei tre uomini e seduto accanto al sacerdote,e quello che accaduto e diverso da quello che è scritto,anzi il signore che arrivato al ristorante invece di buttare voci nei confronti del sacerdote ,che è un ministro di DIO.lo doveva ringraziare,e non solo la offeso davanti a 20 persone

    Reply
  54. Certo, tutto molto strano. Parlo del comportamento del prete, ovviamente, perché non credo che un professionista come l’avvocato Traina sia così sprovveduto da non avere più di una prova di quel che scrive.
    A tutti gli indignati in servizio permanente, pur se a corrente alternata, vorrei ricordare che l’avvocato è noto a Palermo non soltanto per avere difeso Provenzano, e aver detto in ultimo che lo credeva morto, ma anche per aver difeso decine di persone per bene dalla furia giustizialista di qualche pm smanioso di facile e veloce carriera. Ora, ipotizzare che un qualsiasi professionista “di una certa età” e di prestigio si inventi una storia del genere, non si capisce a qual fine, porta discredito a chi questa ipotesi formula. O forse, poiché questa vicenda è accaduta a chi ha anche difeso Provenzano, non doveva essere conosciuta pubblicamente? Come se l’avvocato in questione avesse compiuto un reato. Abbiamo comunque una certezza. Gli organi preposti stanno indagando. Ci sarà un altro articolo su Repubblica?

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  55. Faccio presente che cerano una ventina di persone presenti di cui tre uomini di cui sul romanzo nn a scritto! E le cose nn sono andate propio così! Mi domando perché dire queste cose!

    Reply
  56. Angelo il primo 3 gennaio 2014, 23:54

    Come può essere credibile uno che ha sostenuto per anni che Provenzano fosse morto asserendo di avere tra le mani fatti concreti circa la morte??? Ah, già, segreto professionale…..è più facile che il Palermo vinca lo scudetto piuttosto che il suo articolo sia credibile

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  57. Anello (al naso) 3 gennaio 2014, 23:41

    Mi sono incuriosito al sacerdote di cui parla lo scritto dell’avvocato Traina ed ho trovato una vicenda raccontata in una intervista a Repubblica ed. di Palermo dell’11.4.2010 raccontata proprio dal suddetto religioso:

    “PRIMA le aggressioni sotto casa, poi l’ incursione nello studio della parrocchia. Padre Alessandro Minutella, il parroco di San Giovanni Bosco, a Romagnolo, è un prete finito nel bersaglio di qualcuno che ha ordito nei suoi confronti una vendetta dai contorni ancora foschi. «Ho deciso di parlare perché non ce la faccio più. Sono stato picchiato tre volte mentre ero in bici, adesso anche la chiesa è stata violata», racconta don Alessandro, 37 anni, fratello di Massimo Minutella, popolare conduttore televisivo – La mia predicazione è efficace e si rivolge soprattutto ai giovani. Senza dubbio dà fastidio a qualcuno, ma non mi arrendo. Sono a Romagnolo da tre anni e la chiesa non è mai stata così piena di fedeli». La polizia scientifica e gli investigatori sono arrivati nella chiesa di via Messina Marine alle 8,30. A scoprire i vetri rotti nell’ ufficio di padre Minutella è stata Maria Concetta Di Chiara, la parrocchiana che ogni mattina apre la chiesa. L’ ufficio accanto alla sagrestia era a soqquadro, ma non era stato rubato nulla. Qualcuno ha aperto la vetrina di una libreria e ha spostato due cassette piene di soldi, senza forzarle. Per la polizia il raid è un avvertimento. Le indagini sono concentrate sui parrocchiani di Romagnolo. Oggi saranno sentiti dai poliziotti del commissariato Brancaccio don Alessandro e una catechista. Gli investigatori non escludono che le aggressioni al prete e il raid siano scaturiti da una simpatia per il prete da parte di qualche parrocchiana. «È vero, non lo nego, c’ è stata qualche giovane che ha manifestato un affetto particolare per me – racconta Minutella – ma ho sempre fatto in modo che queste simpatie rientrassero, senza traumi per nessuno. Per il resto, se qualcosa mi si può rimproverare, è che sono molto rigoroso e amante della disciplina». Ma chi ce l’ ha con padre Minutella? Nel giugno scorso c’ era stata una veglia notturna con i giovani. Qualche giorno dopo, la prima aggressione. «Ero in bicicletta a piazza Bologni, a pochi passi da casa mia – racconta il parroco – Ho visto piombarmi addosso due giovani in scooter. Uno ha cominciato a schiaffeggiarmi, sono riuscito a non cadere dalla bici. Non ho denunciato nulla perché ho pensato a una bravata». A metà luglio il secondo episodio, stavolta in corso dei Mille. Anche in questo caso padre Minutella era in bici e due ragazzi col casco in testa lo hanno aggredito. I parrocchiani, allora, hanno deciso di scortare il prete ogni sera dopo l’ ultima messa. Il 29 settembre scorso, però, il parroco è tornato da solo a casa. Stavolta qualcuno lo ha colpito alle spalle con un oggetto pesante. «Ho chiamato la polizia perché ho capito che tutti questi episodi hanno un filo conduttore», spiega il prete. Padre Minutella non nasconde di essere scoraggiato: «Mi sento solo. Più volte, dopo le aggressioni sotto casa, ho cercato di confrontarmi con il vescovo, ma lui si è sempre sottratto a un incontro». La replica arriva a stretto giro dall’ ufficio stampa della Curia: «Il vescovo è vicino a tutti i preti, che sono figli suoi». I fedeli di Romagnolo fanno quadrato attorno al parroco. «Qualcuno vuole che vada via – dice Maria Concetta Di Chiara- ma noi restiamo accanto a lui». ro. ma.”

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  58. Salvatore Traina 3 gennaio 2014, 23:27

    L’esperienza vissuta in queste ore di permanenza sul web mi ha messo per la prima volta in contatto con i commenti coperti da pseudonimo ed espressi, quindi, in piena libertà identitaria. Ciò si è rivelato molto interessante, a volte intrigante, a volte stupefacente. L’anonimato, infatti, credo che a volte liberi chi se ne avvale dal misurare la stretta logica del proprio intervento e concede, quindi, di dare sfogo più alle pulsioni delle viscere che alla ragione. Ecco perché ho letto, tra i tanti, anche chi esce dalla vicenda, da me raccontata senza indulgenze né letterarie né emotive, e si iscrive alla tifoseria. Ciò, grazie al web, rivela maggiormente l’animo umano e sorprende per la immediatezza del linguaggio sia formale che di contenuto. Non sottovaluto che a stuzzicare la tifoseria dissenziente possa essere stato il titolo che, non da me proposto né preventivamente conosciuto, ha, com’è nelle aspirazioni di ogni giornale, sedotto il lettore e stuzzicato la reazione quale che sia stata. Io, ovviamente, ho raccontato una vicenda da me vissuta, con il mio nome, il mio cognome e la mia faccia. Ed è per questo, per averci “messo la faccia” che chiedo al direttore Parlagreco di dare conto ai lettori anche di questa e di mostrarne la foto. Come una mia doppia firma.
    Cordialità a tutti.
    Avvocato Salvatore Traina

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  59. Ma questo più che un articolo sembra un frammento di romanzo…..
    Bisogna sentire anche l’altra campana per poter avere una visione più obiettiva del fatto. Ma per quanto ci possa essere qualcosa di vero in quello che è stato scritto ( questo non lo posso sapere perchè non presente e non credo che un uomo di Chiesa possa arriavare a tanto), mi sembra tutto così paradossale non solo da parte del prete ma anche da parte dell’avvocato che per un mazzo di chiavi dimenticato a 900 km di distanza crea tutto questo scompiglio e passa persino la notte fuori come se non esistessero alberghi a sufficienza. Ho la netta impressione che si tratti di uno scritto preparato col solo intento di colpire una persona…. Tutto troppo argomentato e perfetto per risultare credibile. Ma la fantasia può fare questo ed altro evidentemente…..

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  60. Storia assolutamente inverosimile sotto tanti aspetti….ma Possibile che un così ciarliero avvocato non sia riuscito a fermare un prete nascosto in un abito da prete? Ma queste ” accompagnatrici” così mutevoli da passare dalla venerazione del reverendo alla acclamazione dell’avvocato, non avrebbero bisogno di uno specialista?
    Chiudo dicendo al nipote: la prossima volta che lo zio chiama alle 4.00 chiedigli se vuole pure i cannoli….

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  61. Salvatore Parlagreco 3 gennaio 2014, 22:29

    La vicenda – raccontata da un professionista molto noto nell’ambiente giudiziario – è strana sotto molti aspetti, ed ha assunto una rilevanza imprevedibile. La nostra disponibilità ad ospitare la versione del sacerdote è piena ed incontrovertibile. Delll’uomo di chiesa non nutriamo alcun pregiudizio, tutt’altro. Non riteniamo, inoltre, che sul suo comportamento si possano fare allusioni di alcun tipo sulla base dei fatti fin qui conosciuti.

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  62. Angelo l'altro 3 gennaio 2014, 20:41

    Nel mio commento avevo omesso di scrivere “sue”.
    Ma l’appartenenza non dà un contributo alla chiarezza.

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  63. non so cosa è successo, ma una cosa è certa: Il titolo dell’articolo è quanto meno allusivo…
    Conosco personalmente tutte le persone che erano con Padre Minutella e lo “scrittore” che ha raccontato tutto con dovizia di particolari ha dimenticato di dire che c’erano almeno 3 uomini e le “fanciulle” (tranne 2) hanno superato gli “anta”…e poi non erano nemmeno così tanti…Boh! io credo che alcuni avvocati siano anche più bravi dei preti a giocare con le parole e lui è stato molto bravo a descriversi come “babbo Natale”…

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  64. Angelo l'altro 3 gennaio 2014, 20:26

    Se “lu cuntu è nenti, tuttu sta comu si porta” Salvatore Traina ha condotto il suo in modo avvincente.
    Lettura finita.
    Mi rimangono: un cruccio, non saprò mai che cosa il prete volesse dirgli e una domanda, che cosa ha fatto il racconto per meritarsi il titolo che gli è stato dato.
    Avrei accettato un titolo fantasioso e sonoro del tipo “Un accidente in chiave”
    Avrei capito, che so, “Il prete scorbutico al tempo di Francesco” visti tutti i “buongiorno, buonasera, scusi, permesso” suggeriti dal Nostro Santo Padre.
    Ma “Il prete bello e le donne al tempo di Francesco” proprio non lo capisco, e sono sempre le donne ad essere un mistero.

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  65. Scusate: dimenticavo di aggiungere che p. Minutella non ha i capelli rssati. Ma solo corti

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  66. Che romanzo, complimenti
    Ma daiii!!!
    Basta leggere il titolo x capire.

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  67. Conosco molto bene Padre Minutella, e posso garantire che si tratta di un santo sacerdote, di profonda spiritualità e preghiera. Non conosco invece l’avvocato Traina, ma ai commentatori ricordo che sarebbe opportuno ascolatre anche la versione dei fatti dal punto di vista del sacerdote prima di emettere giudizi che potrebbero rivelarsi imprudenti se non completamente sballati. Non voglio esprimermi sulla veridicità dei fatti esposti, ma cì sono due cose che mi lasciano molto perplesso: la prima eè il commento sulla sua eleganza. Il padre Minutella è uno dei pochi sacerdoti che veste sempre, 24 ore al giorno e per 365 giorni l’anno, la talare o qualche volta il clargyman. La seconda: la compagnia di un gruppo di donne al ristorante che poi si scioglie in un applauso al sacerdote. Francamente, conoscendo bene il sacerdote, mi pare un’affermazione irdicola, a meno che non fossero tutte suore. Sinceramente sento odore di calunnia, se non persino di zolfo

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  68. Non ci credo neanche se è vero
    Cmq,complimenti!!!!
    Scritto bene.

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  69. Conosco padre Minutella perchè ne seguo le messe domenicali , sempre affollatissime di persone perchè le sue omelie sono piene di verità lampanti sul male che impera nel mondo e catturano gli animi per l’incisività che manifestano.
    E’ un bravo e carismatico prete e molto attivo nella sua parrocchia. Tutto quello che leggo in questo articolo mi lascia sconvolta e senza parole!!!
    Per quanto ci possano essere stati disguidi ed equivoci tra le due parti in causa, dovute alla situazione alquanto anomala e quasi degna della trama di una pellicola cinematografica, non posso credere che il padre abbia agito in questo modo!! Il racconto appena riportato, per quanto circostanziato e ben espresso, mi sembra fin troppo romanzesco e frutto di una fervida fantasia…
    Non posso credere che padre Minutella si sia comportato così! Ci vuole coraggio davvero a fare e dire certe cose…… e mi riferisco a tutti. Cose inaudite!

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  70. Anche le prediche di padre Nuvola di Regina Pacis erano avvincenti. Anche lui era pieno di fan adoranti. Chiunque sia questo prete, e anche se non fosse un prete, umanamente ha fatto pena.

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  71. Pensate x un mazzo di chiavi
    Che romanzo!!

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  72. Ahahahah … perché non lo invia alla Mondadori?

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  73. Bisogna ascoltare le due parti
    Per giudicare.
    Così e facile.

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  74. Sembra un articolo preparato da tempo.
    Mah????

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  75. Io conosco padre Minutella, è un articolo fondato solo su impressioni di una persona e allusioni fatte a quanto pare dall’avvocato insieme al comandante. Non ci sono parole

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  76. Mi è successo più volte di dover fare denunce di smarrimento o di furto e per questi tipi di denunce non ci si rivolge al gabinetto del questore.

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  77. Chi degli esseri umanii le’ senza peccato?

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  78. Monica, anche tu stai giudicando Antonia. “Signore, perdonala” mi sembra veramente esagerato!! Perché, invece, non ci concentriamo tutti sul vero punto del discorso? LA CARITA’. La più importante tra le virtù teologali. Tutto il resto è marginale! E non si giudica nessuno!! “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

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  79. tifo per un prete per la prima volta in vita mia ahahahahahh mamma mia ha rotto le p….a duecento persone per un mazzo di chiavi ahhah

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  80. Sono rimasta credente MA anticlericale ormai da tempo proprio perchè questi “signori” in barba all’esempio e all’aiuto che dovrebbero dare RESTANO NELLA CHIESA AD ESERCITARE IL LORO MINISTERO !!!

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  81. Io invece credo alle parole dell’Autore.
    Proviamo a ragionare:

    1) Chi scrive è un avvocato, quindi persona di cultura che certamente conosce molto bene le sanzioni a cui andrebbe incontro se ipoteticamente diffamasse qualcuno pubblicando falsità.

    2) L’ avvocato in questione ha firmato il suo articolo con nome e cognome, mettendoci la faccia, ed assumendosi quindi tutte le responsabilità del caso. E questa è ulteriore garanzia di veridicità dei fatti raccontati.

    3) Tutti i fatti più significativi della storia raccontata nell’articolo si svolgono davanti a testimoni, tra i quali pubblici ufficiali e persino le fanciulle che erano al seguito del prete!

    4) Buona parte del racconto si svolge all’interno degli aeroporti di Palermo e Roma, sotto l’occhio vigile delle telecamere di sorveglianza che vedono e registrano ogni cosa.

    Quindi tutto ciò che l’avvocato scrive, (esponendosi in prima persona e mettendo in gioco la propria faccia e la propria credibilità) è evidentemente ricontrabile con prove e testimonianze.
    Di contro, le argomentazioni di certi commentatori appaiono piuttosto ridicole, perchè si basano su impressioni personali relative alla persona del prete e alle omelie che lo stesso sarebbe solito recitare a messa.
    Il tono di certi commenti appare persino alquanto intimidatorio, poichè invitano l’autore dell’articolo ad essere “prudente” e a rimuovere l’articolo stesso “perchè il Padrone gliene potrebbe rendere conto”…
    Io invece mi complimento con l’Avv. Traina per il modo assolutamente brillante con cui ha saputo affrontare la vicenda senza piegarsi alle altrui pretese.

    Cordiali saluti,
    Giuseppe.

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  82. Il suo articolo Signor Traina, lascia il tempo che trova. Sono un mucchio di menzogne frutto della sua fantasia. Però devo ammettere che come scrittore di gialli non è male. Ha pure i suoi fan! Abbandoni la sua professione e si dedichi alla scrittura, in tempo di crisi potrebbe fare soldi con la sua fantasia narrativa. Ma le consiglio di usare buon senso, prudenza e limitare le fantasie cattive nei confronti di un uomo di Dio, perchè il Padrone gliene potrebbe rendere conto. Si ravveda e tolga questo articolo letterario degno di Dan Brown. Le auguro pace e serenità

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  83. Ogni qualvolta ho avuto la fortuna di assistere alle liturgie celebrate da Padre ALessandro e’stato come immergermi in un mare di autentica spiritualità’.Un sacerdote che parla al cuore e con il cuore ai suoi fedeli giovani e adulti che siano si attira senz’altro le incomprensioni di tanti. COraggio padre Alessandro non si scoraggi pensi a tanti santi come don Bosco, Padre Pio . La Madonna ll’ assisterà’ , non si perda d’animo continui con gioia anche in questi momenti la sua missione . DIO la benedica Padre.

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  84. Monica, io non conosco il prete in questione, ma tu giudichi un prete da come fa l’omelia? Un prete e’ tale sempre, in pubblico, in privato, sull’altare. Il problema e’che spesso i preti predicano bene ma razzolano molto male. Sono spesso l’antidoto della religione cattolica, fanno perdere la voglia di praticare messa e santificare le feste. Questo prete deve imparare molto da papà Francesco quanto a umiltà, altruismo, carità e rispetto dei comandamenti.

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  85. Antonia ma come ti permetti? Conosci la persona in questione? Sei mai andata a sentire una sua omelia? Ma come fai a giudicare così? Signore perdonala perché non sa quello che dice.

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  86. Anch’io faccio i miei complimenti a Salvatore Traina per come scrive e per come si è comportato. Dal comportamento del prete ritengo che si tratti di padre Minutella (non Minutilla), parroco di Romagnolo.
    Il Vescovo farebbe bene ad intervenire. Anche come si è comportato con l’avvocato Traina è inconcepibile per chiunque, figuriamoci per un prete.

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  87. A parte la stranezza del comportamento del sacerdote, faccio i miei complimenti a Salvatore Traina per essere riuscito a descrivere con tanta bravura la vicenda accadutagli, mi ha tenuto col fiato sospeso fino alla fine della storia che, a mio parere, ha dell’inverosimile ma che avvince con una modalità narrativa davvero singolare.

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