"Scenari contemporanei" all’ex Real Fonderia di Palermo

Fino al 24 novembre 2013 è visitabile la mostra: “Gli Artisti di Pittorica – Scenari contemporanei” alla Real Fonderia in piazza Fonderia a Palermo. La struttura comunale, recentemente restaurata e allestita in modo adeguato a spazio espositivo, è stata messa a disposizione dell’Associazione Pittorica al fine di presentare, sia pure per un brevissimo periodo (circa 10 gg.) i lavori dei 20 autori.

Le opere sono incentrate sugli scenari contemporanei in termini di cambiamenti climatici (dovuti in massima parte sia all’evoluzione del pianeta come alla schizofrenia degli uomini), agli arrivismi, ai poteri forti delle società finanziarie, alle pericolosissime agenzie di rating americane, alla supremazia delle nazioni; ultimi in ordine di data sono i fatti delle trivellazioni russe nel parco nazionale dell’Artico ma potremmo parlare dei danni all’ecosistema dovuti alla caccia alle balene da parte dei giapponesi, alle pale eoliche – veri e propri ecomostri – alle trivellazioni petrolifere sconsiderate nel bacino mediorientale, così come alle grandi navi da crociera che solcano i mari ammorbandoli in modo irreversibile con i rifiuti organici dei passeggeri.

Vale la pena ricordare che i pesci usano mangiare ciò che il mare produce. Non dimentichiamoci del proverbio: “pesce grande mangia pesce piccolo” quindi il mare non ha bisogno dei biscotti, delle molliche, delle bucce e di tutti quei prodotti che, si dice, non inquinano ma di fatto inquinano. Nel Pacifico c’è un’isola chiamata “Pacific Trash Vortex”, peraltro non è l’unica, nel medesimo oceano ce ne sono cinque, che si è formata con i rifiuti plastici trascinati dalle correnti oceaniche di dimensioni ragguardevolissime; la più grande è stata stimata che misuri oltre 700.000 km₂. Sono cifre da capogiro. Immense petroliere giornalmente affrontano i mari in tempesta con conseguenze a volte veramente disastrose: basti pensare al disastro della Torrey Canyon che riversò in mare 120.000 tonnellate di greggio o l’incidente al largo della Louisiana nel Golfo del Messico, un mare di petroli senza fine o il disastro della centrale atomica di Cernobyl e ancora Fukujma e poi le Filippine con il tifone Haiyan per non parlare dei terremoti, delle deportazioni di massa, dei campi profughi, dei focolai di guerra in ogni angolo della terra.

Ogni giorno si registrano nel pianeta migliaia di nefandezze commesse dall’uomo che, per la ricchezza materiale, sta distruggendo la terra. A poco servono gli appelli dell’UNESCO quando non sono seguiti da interventi sul campo. Non può certamente essere affidato ad un gruppo di volenterosi che autonomamente e senza interventi esterni cercano fortemente di denunciare procedendo purtroppo in ordine sparso, i mali di un ecosistema vicino al collasso.

Non è il caso dubitare della buona fede degli artisti che si sono uniti sotto la direzione artistica di Pittorica e del suo presidente, la validissima e attivissima Teresa Ferlisi, per denunciare, attraverso le loro opere (molte delle quali hanno centrato sotto il profilo estetico il tema della mostra) ma basterà se poi tutto ciò non servirà a scuotere le coscienze? Ipotesi molto possibile. Ma è della mostra e di ciò che abbiamo visto che siamo chiamati a scrivere. Ottimi sono i lavori di Tiziana Viola Massa costretta dal suo bambino a riflettere su cosa gli stiamo riservando per l’avvenire (oltre i tralicci e le ciminiere una palla di vetro ti lascerò), di Angelo Denaro e i sili di una centrale nucleare tedesca. Un’opera certamente di denuncia contro l’estremismo del nucleare, realizzata nel 1991 e quasi irriconoscibile se non fosse per la sua “nota” caratteristica o la deturpazione, ma non solo, del paesaggio causata dalle pale eoliche nell’opera di Anna Torregrossa e ancora “l’odore” di morte per asfissia che “emana” l’opera di Antonella Affronti, maschere antigas a coprire volti che tali non sono più. Teschi spolpati da vermi, da fumi tossici, disidratati dalla forte escursione termica di una esplosione nucleare. Certamente opere che in qualche modo hanno una loro valenza di denuncia.

Mi colpisce la deportazione di una interminabile colonna di donne Afgane sotto lo sguardo vigile di un soldato dell’alleanza di Sergio Figuccia: l’opera “Passaggio a Parwan” del 2009 è la triste conseguenza di una guerra iniziata da Bush per motivi economici delle grandi compagnie petrolifere e che non finirà neanche sotto il secondo mandato di Obama malgrado gli impegni in campagna elettorale. Le bugie della politica forse fanno male tanto quanto la guerra e noi italiani che viviamo momenti difficili ne sappiamo qualcosa. Ma questo è un altro tristissimo discorso sulle guerre “dimenticate” sullo spread che sta affossando di debiti i paesi come il Portogallo, la Spagna, l’Italia, la Grecia etc.. La mostra è completata dalle opere di: Salvatore Anzalone, Marisa Battaglia, del duo Costanzo-Pintaudi, Dario Di Vincenzo, Liliana Errera, Rita Gambino, Caterina Lala, Pino Manzella, Antonietta Mazzamuto, Giuseppe Muliello, Sergio Orlando, Maria Giovanna Peri, Maria Laura Riccobono, Vincenzo Verderosa. Va sottolineata infine la proiezione di fotografie di Giuseppe Nuccio il cui reportage sui diversi aspetti della realtà monumentale del nostro paese viene decontestualizzata e ricollocata in ambienti altri. Una ottima capacità tecnica, immagini molto accattivanti ma non abbastanza coinvolgenti per la gravità del tema.

  1. come sempre un’analisi dettagliata , sentita , chiara . concreta …. grazie !!!!

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