La Via: “Effetti deleteri per l’agricoltura dagli accordi con Paesi terzi “

La Via: “Effetti deleteri per l’agricoltura dagli accordi con Paesi terzi “

(Massimo Gherardi)  Quali sono le principali politiche di sviluppo indicate da Bruxelles nel settore ambientale, onorevole La Via?

L’ambiente sta profondamente a cuore ai cittadini europei. Secondo un sondaggio Eurobarometro, il 67% dei cittadini vorrebbe che l’Unione europea agisse maggiormente per la protezione dell’ambiente. Ed è quello che abbiamo fatto in questi ultimi anni.

E’ un momento storico perché con il sì dell’Unione Europea, si è aperta la strada all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi. Un accordo per la prima volta nella storia, giuridicamente vincolante per le Parti che lo sottoscrivono.

L’Europa punta dritto a un futuro verde e a un ambiente sostenibile: la green economy, per esempio, rappresenta una svolta, in grado di aprire nuovi spazi ai giovani, creando nuovi posti di lavoro e dando ossigeno alle start-up che operano nel settore.

Recentemente in Italia e special modo in Sicilia, c’è stata polemica per alcune decisioni che hanno visto coinvolti alcuni prodotti tipici del Mezzogiorno in relazione con le importazioni da altri Paesi del Mediterraneo. Qual è, al momento, la situazione?

 

Gli accordi commerciali recentemente siglati con i Paesi terzi potrebbero avere impatti deleteri per la nostra agricoltura. Mi riferisco, per esempio, al recente accordo che modifica il partenariato economico siglato tra il Sudafrica e l’Unione europea, che prevede l’estensione del periodo di tariffazione agevolata, fino a ora prevista dal 1 luglio al 16 ottobre, data in cui i dazi doganali sono reintrodotti al tasso del 16%, protratta fino al 30 novembre, con un decremento previsto dell’1,8% l’anno, fino all’esenzione totale entro il 2025.

Un mese e mezzo in più, dunque, durante il quale la produzione di arance bionde, rischia di subire una competizione aggressiva e nociva.

 

Ho chiesto e ottenuto un appuntamento urgente con la Commissaria competente, subito dopo il via libera dell’aula: ho ricevuto un impegno di aiuto in caso di effettiva presenza di conseguenze negative, attraverso eventuali misure compensative. Le stesse che ho chiesto, e in parte ottenuto, per bilanciare una misura per la quale ho espresso il mio “no” in Parlamento, ossia l’incremento di 35mila tonnellate annue per il 2016-2017 di olio tunisino per import a dazio zero. In questo caso, anche per i beneficiari non sarebbe stato, a mio parere, un reale vantaggio, mentre d’altra parte si tratta di una forte penalizzazione per le nostre produzioni. Dopo un confronto lungo ma proficuo con il commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, abbiamo ottenuto il marchio Igp per l’olio d’oliva siciliano: un riconoscimento prestigioso che rende merito alle eccellenze nostrane, e mette al riparo dai rischi delle contraffazioni. Lo scorso settembre, abbiamo celebrato la registrazione del marchio alla presenza dello stesso Hogan che ha accettato di il mio invito personale a venire in Sicilia. Una grande opportunità, di certo utile per bilanciare le perdite su altri fronti.
Vista la sua lunga esperienza regionale nel settore dell’agricoltura, quali sono le indicazioni che lei può dare per migliorare il settore? In quale settore lei vede i maggiori margini di sviluppo?

 

L’agricoltura da sempre gioca un ruolo strategico. I margini di sviluppo sono ampi, e passano da investimenti in ricerca e innovazione, cooperazione, associazionismo tra operatori medio piccoli, strategie di marketing e promozione. Di recente è stato pubblicato il bando Ue per la promozione di prodotti agricoli, con una dotazione di 128,5 milioni di euro.

In questo scenario però insistono delle “anomalie” che viaggiano in direzione opposta a una prassi sana. Per dirne una, la Corte dei conti ha appena trasmesso al Parlamento europeo la relazione sull’utilizzo dei fondi europei da cui emerge il primato negativo della regione siciliana, nella quale c’è la maggiore percentuale delle frodi e irregolarità: ben 168 milioni di euro sono stati utilizzati in modo non conforme alle norme comunitarie.


La Sicilia è al passo con i tempi nel settore ambientale? Secondo lei vengono rispettate tutte le normative europee? Perché sorgono difficoltà per la creazione di fonti energetiche alternative?

La politica siciliana in materia ambientale è risultata del tutto fallimentare. Se a Bruxelles si decide di andare verso la graduale riduzione delle discariche, in Sicilia sono l’unico sistema per l’eliminazione dei rifiuti. La strada da percorrere è quella imboccata dall’Europa che ha promosso una transizione da un’economia lineare a un’economia circolare. In Sicilia si è preferito mandare i rifiuti all’estero, con costi enormi per i cittadini, invece di investire nella promozione della cultura della differenziata, che ha come unico risultato quello di farci perdere risorse che potrebbero essere recuperate e riutilizzate. Le energie rinnovabili sono il futuro. I vantaggi sono enormi dal punto di vista ambientale e della riduzione dei costi, per cui occorrono investimenti mirati alla realizzazione di infrastrutture moderne e in linea con le esigenze sempre più diffuse di un ambiento sano, pulito, sostenibile.

Visto il suo incarico di Presidente della Commissione ambiente, sanità e sicurezza alimentare a livello europeo come giudica i rapporti con la Regione Sicilia. Quali margini di miglioramento si possono apportare, grazie anche alla sua opera?

Purtroppo mi dispiace notare l’assenza della regione nelle decisioni che contano.

Da qui ci occupiamo della legislazione, cioè di definire il quadro normativo di riferimento, e di stabilire, inoltre, la quantità delle risorse da destinare alle singole politiche. Momenti fondamentali, certo, ma sta poi alle singole nazioni e regioni impiegare al meglio i fondi. Mi dispiace assistere all’inutilizzo e quindi alla perdita di risorse talvolta ingenti, che avrebbero potuto e dovuto essere investite per il bene dei cittadini siciliani.

 

Direi che bisogna cambiare marcia e cogliere sino in fondo tutte le opportunità che l’Europa mette a disposizione per lo sviluppo del nostro territorio.

 

  1. Vedo sempre poco clamore attorno a queste notizie. Ci riserviamo la lamentela e gli insulti per il momento dell’impatto

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