Minniti, Cantone e Pignatone a Palermo, l’Università in prima linea su beni confiscati

Minniti, Cantone e Pignatone a Palermo, l’Università in prima linea su beni confiscati

“Per la prima volta l’Università,  oltre a creare professionalità che riguardano il settore  dell’amministrazione dei beni confiscati, si occupa della nuova misura di competenza dell’Autorità Anticorruzione, che è il commissariamento  delle imprese, ccui competono alcune questioni  legate all’Antimafia”.  detto il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, a margine della firma di un protocollo d’intesa tra l’Anac e l’Ateneo. “Il primo corso  specifico su questo tema, poi, lo farà l’Università di Palermo che ha  un background specifico su questo tema”,

“Mafia e corruzione vanno spesso a  braccetto, ha proseguito. “La corruzione è un male molto serio e radicato, ma questo è un momento in cui c’è un risveglio delle coscienze, l’emersione di  tutti questi fatti è anche la prova della reazione. Il problema  è mettere in campo strumenti in grado di operare nel tempo”.

“In Sicilia abbiamo fatto una serie  di indagini, come nel settore dei rifiuti, che ovviamente è un tema  sensibile ma dove riconosciamo che la Regione, almeno dal punto di  vista normativo, ha fatto dei passi avanti. Abbiamo fatto accertamenti anche nella sanità. Ovviamente sono i settori nei quali lo Stato mette più soldi quelli nei quali il rischio è maggiore”.

“Bisogna provare a cambiare piano  piano filosofia perché l’utilizzo dei beni confiscati è di per sé un  mezzo di contrasto alle mafie”, ha spiegato Raffaele Cantone. “Quando un bene confiscato finisce male  si manda un segnale molto negativo all’opinione pubblica perché si dà  l’impressione che lì dove la mafia creava occasioni di lavoro, lo  Stato non sia in grado di farlo”.

“Non dobbiamo avere paura di ‘disfarci’ di beni confiscati che non  sono realmente utili o di venderne alcuni e di utilizzarli in una  logica che deve essere sociale ma anche economica. Io per esempio  credo che sia una grande idea quella di darli alle cooperative, come è avvenuto nella mia regione, creando posti di lavoro. Devono diventare  un’occasione, non un’ulteriore ragione di spesa per le Istituzioni”

Il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, durante il convegno ‘Contro le mafie: a che punto siamo?’, in corso alla Scuola  delle Scienze giuridiche ed economico-sociali dell’Università ha detto che “in Sicilia lo Stato tra ritardi e  inefficienze ha saputo reagire alla sfida mortale di Cosa Nostra con  la legge Rognoni La Torre, con il maxi processo, con la confisca dei  patrimoni illeciti. L’arresto di Provenzano ha segnato la fine  dell’aggressione frontale allo Stato da parte della mafia”.

 

Viviamo un periodo in cui le manifestazioni violente sono quasi scomparse. Tanto al nord che al sud le mafie evitano di ricorrere alla violenza, meglio usare la corruzione, che non è così inaccettabile per le nostre società che
hanno il denaro ai primi posti dei valori, che favorisce la mescolanza di mondo mafioso e mondo altro, il mondo di mezzo di Carminati”.

“La strategia dell’antimafia – ha aggiunto – è fare saltare questa unione, di fare capire che c’è questa pericolosità e che al Centro Nord non ci si può cullare dicendo che la mafia non esiste. La corruzione c’è sempre stata e la mafia l’ha sempre utilizzata”.

Per il ministro dell’Interno, Marco Minniti  “la politica deve fare di più (nell’azione di contrasto alla mafia, ndr), non può aspettare solo l’attività giudiziaria, deve prevenire. Una politica degna di questo nome deve costruire delle regole che impediscano alle mafie di condizionare il sistema. Non aspetta che sia la magistratura a farlo”.

“Abbiamo una risposta forte dello Stato, della magistratura, delle forze di polizia. Se dovessi dire qual è oggi il punto cruciale direi che serve un incontro tra questa risposta dello Stato e un forte, radicato, credibile movimento
popolare contro le mafie”. A dirlo a Palermo è stato il ministro dell’Interno, Marco Minniti.

Per il capo del Viminale è “crucialissimo tenere il livello di attacco che lo Stato italiano sta facendo e contemporaneamente costruire una cultura credibile e
radicata antimafia. La sconfitta della mafia, che è un obiettivo che si può raggiungere, dipende dalla possibilità di tenere insieme la capacità dello Stato e la reazione della gente. Su questa partita possiamo fare di più”.

“L’Anac è una delle infrastrutture fondamentali del Paese. E un elemento cruciale nella lotta alla corruzione e per la competività”. Per  Marco Minniti, nella lotta a Cosa nostra “sono stati fatti passi avanti”.  “Oggi possiamo parlare di lotta alla mafia – ha aggiunto -, ma nessuno si sogna di dire che le mafie non
esistono, dire che esistono è stata una grande battaglia di carattere
culturale e politico”.

“Cosa nostra ha subito colpi inimmaginabili”. nell’azione di contrasto lo Stato può contare su “un bilancio straordinario” perché “la famosa commissione di Cosa Nostra è interamente al 41 bis, molti capi della Camorra sono in
galera e l’elenco di quelli di ‘ndrangheta liberi è diminuito drasticamente. Ci troviamo di fronte a un bilancio nettamente positivo sia per quanto riguarda gli arresti sia per l’attacco ai beni

(Loc/(Adnkronos)

 

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