Consulta, attribuzione ai figli solo cognome paterno è disparità trattamento coniugi

Consulta, attribuzione ai figli solo cognome paterno è disparità trattamento coniugi

Le norme che prevede l’automatica  attribuzione ai figli del cognome paterno in presenza di una diversa  volontà dei genitori “pregiudica il diritto all’identità personale del minore” e “costituisce un’irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, che non trova alcuna giustificazione nella finalità di  salvaguardia dell’unità familiare”. Lo sottolinea la Corte  costituzionale nella sentenza, depositata oggi, che motiva la  decisione assunta lo scorso 8 novembre quando, accogliendo la  questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di  appello di Genova sul caso di una coppia italo-brasiliana che voleva  assegnare al proprio figlio il doppio cognome e la cui richiesta era  stata respinta, aveva dato il via libera al cognome materno per i  figli.

“La piena ed effettiva realizzazione del diritto all’identità  personale, che nel nome trova il suo primo ed immediato riscontro,  unitamente al riconoscimento del paritario rilievo di entrambe le  figure genitoriali nel processo di costruzione di tale identità  personale – spiega la Consulta – impone l’affermazione del diritto del figlio ad essere identificato, sin dalla nascita, attraverso  l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori. Viceversa, la  previsione dell’inderogabile prevalenza del cognome paterno sacrifica  il diritto all’identità del minore, negandogli la possibilità di  essere identificato, sin dalla nascita, anche con il cognome materno”.

Quanto all’altro aspetto evidenziato dalla sentenza “la  perdurante violazione del principio di uguaglianza ‘morale e  giuridica’ dei coniugi, realizzata attraverso la mortificazione del  diritto della madre a che il figlio acquisti anche il suo cognome,  contraddice – argomenta la Consulta – quella finalità di garanzia  dell’unità familiare, individuata quale ratio giustificatrice, in  generale, di eventuali deroghe alla parità dei coniugi, ed in  particolare, della norma sulla prevalenza del cognome paterno”.        

Dunque, osservano i giudici costituzionali, “tale diversità di  trattamento dei coniugi nell’attribuzione del cognome ai figli, in  quanto espressione di una superata concezione patriarcale della  famiglia e dei rapporti fra coniugi, non è compatibile né con il  principio di uguaglianza, né con il principio della loro pari dignità  morale e giuridica”.        (Sin/AdnKronos)

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