Il Macbeth di Emma Dante e di Gabriele Ferro trionfa Al Teatro Massimo 

Il Macbeth di Emma Dante e di Gabriele Ferro trionfa Al Teatro Massimo 

Scene spettrali, magistralmente apocalittiche, tagli di luci e ombre nel Macbeth di Emma Dante con la direzione di Gabriele Ferro, ieri sera per la première al Teatro Massimo di Palermo. Un Macbeth plateale, spade e coltelli branditi, imponenti cancelli di lance a forma di corona, satiri che irrompono in scena, streghe incinte che svolazzano in una natura ostile e pericolosa. È l’opera di Verdi secondo la regista Emma Dante.

“È stata una sfida rappresentare un’opera così importante. La scelta delle streghe è legata alla profezia e dunque ho ritenuto opportuno parlare di procreazione- ha dichiarato Emma Dante a Siciliainformazioni-. Le streghe che si fanno ingravidare da satiri con grandi falli è una cosa nuova rispetto al libretto e rappresentano la maternità simbolica. Per la foresta di Birman, quella che in Shakespeare avanza verso l’usurpatore, ho scelto la foresta di piante siciliane, dei fichi d’india- ha spiegato la regista- perché è il frutto mediterraneo per eccellenza, spinoso e rappresenta un mondo della natura pieno di pericoli e di insidie”.

E ancora brillanti espedienti della regista palermitana come il delirio sonnambulistico di lady Macbeth che vedrà lettini d’ospedale in scena, un cavallo scheletro, presagio di morte per il re assassino e un trono da 2 metri e mezzo di alluminio a rappresentare la gerarchia. Inoltre la foresta con tremila pale di fichi d’india che avanza e incombe su uno scenario macabro sulla testa di trenta attori a simboleggiare la pericolosità sintetizza la natura oscura dell’opera. Un fugace inciso sugli istinti irrazionali e impetuosi, rintracciabili anche in altre sue regie con motivi malinconici, d’inquietante pathos femminile. Tra le pieghe della traduzione italiana si odono versi in lingua originale, cui è concesso di comparire e scomparire nei punti più pragmatici e prominenti del testo. Il Melodramma da Shakespeare, in quattro atti su Libretto di Francesco Maria Piave e la Musica di Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Gabriele Ferro, si colora e si anima delle nostre risorse artistiche con gli Attori della Compagnia di Emma Dante e i 23 Allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo.

Il preludio orchestrale gioca su contrasti e anticipazioni sintetizzando la natura cupa dell’opera. Il Corpo di ballo del Teatro Massimo, il Coro diretto dal Maestro Piero Monti, aggiungono note subliminali a uno dei più grandi capolavori inglesi. Un allestimento nuovo per l’opera Shakespeariana con le scene di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino e le coreografie di Manuela Lo Sicco, in coproduzione con il Teatro Regio di Torino e con lo Sferisterio di Macerata. Sulla scena un cast d’eccezione, Giuseppe Altomare che sostituisce in maniera egregia il baritono, Luca Salsi, nel ruolo di Macbeth, e il soprano Anna Pirozzi, in quello di Lady Macbeth, che riescono a sedurre magistralmente e tenere inchiodata la gremita platea per tre ore intense di spettacolo.

“È sempre una forte emozione per me cantare, quest’opera, la più difficile ma la mia preferita – ci ha riferito il soprano– nonostante il tono sia difficile, cupo, macabro e con esagerati effetti di voce, prettamente Verdiani, il risultato è di grande soddisfazione vocale ed espressiva”. Un dramma impervio, il Macbeth, quello del potere per eccellenza, conquistato a prezzo del delitto e della menzogna. Macbeth è il vassallo del re di Scozia a cui tre streghe profetizzano onori e ascesa al trono. Spinto da sempre maggiore ambizione, nutrita anche dalla moglie, Macbeth si macchia del delitto più efferato: il regicidio, dando avvio ad una lunga serie di orrendi omicidi. Ma lo spettro di un generale assassinato gli appare e lo perseguita, incatenandolo a paure e tensioni, che lo seguiranno per tutto il suo regno creato con il sangue, fino alla morte, per mano di un nobile. Il “trono di sangue”di Macbeth è una parabola sulla fascinazione del male che seduce facilmente e inesorabilmente l’animo umano. Questo, disgregato, incoraggia la propria mortifera sete, riparandosi in un manto di paura, ambizione e solitudine.

La scena dell’uccisione del re rappresenta il travaglio interiore di Macbeth. Due le versioni del Macbeth, la prima del 1947 andata in scena a Firenze e quella completamente rivista, del 1965 a Parigi con un finale trionfalistico. Rivisitata con nuovi artifici e marchingegni quest’edizione, con un Macbeth che si sdoppia, che impugna il pugnale, e  non riesce a uccidere il re, facendo apparire il lato più debole della sua personalità. Un dissidio interiore, un’azione che non produce effetti finché lo stesso Macbeth prende il pugnale e uccide il sovrano. Non è malefico ma non è neanche buono, non è amabile ma neanche riprovevole. Macbeth è un debole manipolato dalle donne, maligno e spietato accidentalmente. Un personaggio ambiguo che ti sfugge, ti disorienta con la sua incoerenza e assurdità.

Il predominio dell’oscurità, il fondale nero, con toni rosso sangue, cupi e macabri, attori che si pavoneggiano e si agitano, l’inserimento di baluginanti stratagemmi spettrali per i tanti espedienti scenici. E le due scene principali, il duetto tra lady Macbeth e Macbeth e quella  del sonnambulismo, declamate con voci cupe e velate e con l’orchestra in sordina, voluta da Verdi, rendono la scena estremamente profonda  e partecipante ai tragici fatti narrati, fino a raggiungere  la sublimità del testo shakespeariano.

Il trionfo della lirica ha inaugurato la stagione del Teatro Massimo, alla presenza di tutta la critica nazionale e di alcune testate internazionali, che ha visto sul palco reale il ministro per il Mezzogiorno De Vincenti accanto al sindaco Orlando, al presidente della Regione Crocetta, e una platea ricca di prestigiosi artisti, dal regista Roberto Andò al musicista, Giovanni Sollima e il musicologo, Gioacchino Lanza Tomasi, oltre ai sovrintendenti dei quattro illustri teatri di  Roma, Napoli, Macerata e Ginevra. Oltre dieci minuti di applausi, ovazioni per il soprano, Anna Pirozzi, il baritono Giuseppe Altomare, per il direttore Gabriele  Ferro e la  regista, Emma Dante, accolti  da un pubblico pienamente soddisfatto ed emozionato in un teatro colmo fino all’ultimo posto.Ecco i link con le immagini dello spettacolo.

  1. Gatto Silvestro 23 gennaio 2017, 7:08

    Ho sempre nutrito forti dubbi circa il valore di Emma Dante. Aspetto il giudizio di un pubblico meno campanilista di quello,palermitano. Di certo da qualche anno a questa parte non se ne puo’ piu’ di Emma Dante, tra Biondo e Massimo sembra ormai una maledizione per gli appassionati di teatro.

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