«Passami la salsa di soia» blaterò Haddock, voltandosi verso Dan «e mettiti a tavola per assaporare l’ottava, no... la nona, ma che dico... la decima meraviglia del mondo: pollo alle mandorle!».
«“Decima”? sarebbe meglio dire “decimante”» mormorò tra sé e sé Dan sbiancato in volto con un’espressione sul panico-comatoso andante.
Un’enorme padella fumante s’impossessò del tavolo della cucina e quando, finalmente, la nube tossica che l’avvolgeva si dissolse rivelandone le sembianze, Dan sentendo venir meno le forze capì che quella volta sarebbe stata... l’ultima. Quella pietanza, con cadenza bisettimanale, si materializzava nel menu dell’ispettore come piatto “forte”, per una sorta di perverso meccanismo di déjà vu. Il pollo acquistato, chissà quando e chissà dove, forse in vite precedenti, si distingueva dalle mandorle non tanto per il sapore, che era indistintamente per l’uno e per le altre di candeggina a presa rapida, quanto per le squame che ne rivelavano l’era di appartenenza: il polleolitico, come Dan soleva ironicamente definirla. E quando Haddock asseriva che quel pollo non si dimenticava facilmente, aveva proprio ragione. Per le tre notti successive al “sortilegio”, Dan lo vedeva nei suoi incubi ricorrenti: imponente, alto almeno due metri, cresta ritta e testa di sbieco a fissarlo con l’occhietto. E sullo sfondo, un coro da tragedia greca, tra pianti e disperazione invocava: “Apelle, figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo...”.
«Dan, sbrigati... si fredda» ringhiò l’ispettore.
«Il guaio è che fredderà anche me... ehm... arrivo».
Si misero a tavola con stati d’animo diversi, chi con entusiasmo chi con rassegnazione.
Tratto dal capitolo ‘Piatto forte’ del semi-serial thriller ‘Storia di morte, ricotta e mascarpone’ di Andrea Fiore - Edizioni Il Filo Roma.
Una fonte indispensabile di informazioni statistiche. Consulta l'intero archivio o esegui una ricerca.
Consulta l'intero archivio o esegui una ricerca.