Sarà per via del “terroir”, della sua storia millenaria, per la civiltà ancora incontaminata, ma al Vinitaly 2009 si avverte l’inequivocabile sensazione che tutti, eno appassionati, produttori, buyers, sono innamorati di un vino che per le sue peculiarità intrinseche, è sicuramente intramontabile. L’Etna rosso, col suo territorio unico perché di origine vulcanica, fino a qualche anno fa incompreso e molte volte snobbato anche dagli intenditori, ha un cammino tutto in ascesa. A conferma di quanto detto, molti buyer presenti alla quarantatreesima edizione del Vinitaly, trovano interessante questo vino etneo.
Sergio Archetti, esperto buyer di origine svizzera, è giunto fin qui perché trova la fiera di Verona particolarmente interessante e, nella fattispecie, il padiglione dedicato ai vini siciliani, un importante occasione per meditare su scelte sicuramente di qualità. “Trovo l’Etna rosso un vino molto più interessante del Nero d’Avola, anche se bisogna riconoscere che esistono neri d’avola eccellenti. Adesso è il momento dell’Etna, che benché abbia delle qualità prestigiose, si deve però stare attenti a non correre il rischio di alzare troppo i prezzi. Si paragona tanto al vino della Borgogna, ma non dimentichiamo che questo tipo di vino è stato fatto col tempo, senza nessuna improvvisazione. A parte tutto, trovo questi vini spettacolari, vinificati molto bene, e credo che sia stata una delle scoperte più piacevoli di questi tempi.” Concorda col collega svizzero, Giuseppe Romano, buyer italiano che definisce il nostro territorio, la nuova Borgogna della Sicilia. Il territorio è famoso, parlare di Etna è semplice, ha una riconoscibilità ben precisa e il rapporto qualità prezzo è equilibrato. Ma cosa ha davvero in più l’Etna rosso rispetto agli altri vini siciliani? Lo abbiamo chiesto a Ciro Biondi, produttore di vino a Trecastagni, in provincia di Catania, e da esperto conoscitore del territorio, ritiene che il successo del vino etneo sia anche da attribuire al cambiamento del gusto della gente. “Forse le persone incominciano a stancarsi di assaporare gusti troppo “marmellatosi”, carichi di frutta. Si comincia a ricercare un vino che affascini dal secondo bicchiere….che abbia una maggiore eleganza, che magari bevendo il primo bicchiere non si avverte un impatto particolare, ma che già dal secondo, si scoprono quei sapori che esplodono in bocca e che rimangono molto più a lungo”. Innamorata pazza del vino siciliano anche una bella piemontese, in giro per gli stand del padiglione Sicilia alla fiera di Verona: Elisa Isoardi, nuova conduttrice del programma della RAI: La prova del cuoco., che ama la cultura enogastronomica della nostra terra, adora le “stigghiole” e il buon vino soprattutto quelli delle pendici dell’Etna.
Il motivo di tale successo è semplice per il presidente dell’Istituto regionale della vite e del vino, Leonardo Agueci : “ e’ la conferma che il territorio siciliano per la sua conformazione, dimostra ancora una volta come le particolarità del territorio, siano l’arma vincente. Un altro salto di qualità che merita attenzione è quello fatto dal Cerasuolo di Vittoria, ho notato un livello qualitativo assolutamente elevato. Quello che andrebbe riqualificato è invece il nostro Nero d’Avola, bisognerebbe o riformulare un nuovo disciplinare, o porlo a un consorzio di tutela serio, con un marchio di qualità, per cui i produttori che vogliano imbottigliare il nero d’avola devono sottostare a determinate regole “.