In Francia i vinicoltori erano fuori dalla grazia di Dio. Subivano una concorrenza spietata dal mosto siciliano e le vinaccere siciliane solcavano il Tirreno giorno dopo giorno per portare il mosto in Francia. E un bel giorno si “ammutinarono”. Niente mosto siciliano, bisognava “tagliare” i pregiati vini francesi con il prodotto autoctono. Incrociarono le braccia e impedirono che il mosto venisse scaricato dalle vinaccere o fosse trasportato nelle strade d’Oltralpe.
A Marsala reagirono con una singolare protesta, proclamando l’ostracismo ai prodotti francesi, i profumi anzitutto. Più che una protesta organizzata fu un moto dell’anima, che però arrivò sul tavolo della redazione dove lavoravo, al Giornale di Sicilia. Mi fu chiesto di andare a Marsala e raccontare ciò che stava succedendo. Non era mai capitato che si chiedesse alla gente di boicottare prodotti di un altro Paese, non solo la Francia.
Le vinaccere erano ancorate al largo delle coste, la questione diventava ogni giorno di più difficile. I viticultori francesi non mollarono. Il braccio di ferro con il governo fu duro. Risolta sul piano diplomatico, la questione rimase aperta fra produttori francesi e viticultori.
A Marsala chiesi in giro se il boicottaggio funzionava, mi rispondevano tutti con un sorriso, ma chi era dentro alla questione, dopo avere sorriso, mi illustrava le conseguenze della guerra delle vinacce. I viticoltori siciliani erano disperati, una vendemmia in fumo.
Ma sarebbe stato proprio quella condizione disperata ad imprimere una svolta ai vignerons siciliani. Messi con le spalle al muro, impossibilitati a vendere il mosto, s’ingegnarono a produrre vino come meglio sapevano. Dapprima fu un disastro. Vollero fare tutto da sé, credevano che fosse facile, ma poi con il tempo impararono, a loro spese, che bisognava rivolgersi agli enologi, agli esperti e che produrre il buon vino richiedeva esperienza, conoscenze, cantine idonee e un’organizzazione del lavoro efficiente.
Siccome le vigne siciliane erano buone e davano magnifiche uve ovunque, sulle dune di sabbia, in collina e a valle, con qualsiasi clima, quei primi incerti passi furono ripagati da un lento inarrestabile successo. Non tutti, s’intende, ce la fecero, ma la maggior parte nel corso di un quindicennio, ha guadagnato una fetta di mercato, piccola o grande che fosse.
Negli ultimi dieci anni gli investimenti nel settore vitivinicolo sono cresciuti esponenzialmente, alle tradizionali case produttrici siciliane, presenti nelle tavole di tutto il mondo, si sono aggiunte tante piccole “realtà” che commercializzano il prodotto all’estero.
L’Italia, grazie anche alla Sicilia, è diventata così il primo produttore di vino del mondo, mentre prima lo era per le vinacce. C’è ancora tanto da fare, molti ettolitri di vino non vengono imbottigliati; le aziende vitivinicole hanno ancora grossi problemi di mercato, ma la Regione ha cominciato a farsi carico di alcuni problemi e, grazie all’Istituto regionale Vite e Vino, ha cominciato a dare una mano ai produttori. E i risultati sono arrivati.
Al Vinitaly dello scorso anno lo stand della Sicilia ha conquistato i giornali e si è imposto all’attenzione degli importatori. Eravamo più ignoranti dei francesi nel marketing, e non valorizzavamo quello che avevamo, ed ora c’è un lento ma solido riequilibrio.
La prima vinaccera, una goletta in legno di 300 tonnellate chiamata Santa Teresa Prestisimone, è diventata un cimelo, simbolo di un tempo irripetibile. Le vinaccere erano fatte in legno, con dei cassoni trasversali in rovere calafatato esternamente, ben protetto con pece.
Solo a cominciare dal 1975 furono messe in mare le grandi vinaccere, da 1500 sino a 3000 tonnellate di portata, tutte in inox e dirette in Canada, Sud Africa e Nord Europa. E’ stato un affare per l’attività mercantile, ma non per i viticoltori. Gli armatori mettevano in tasca al netto delle tasse ben 60 milioni di lire a carato, cifra da moltiplicare per 24; in pratica, più di una grande nave di carico. Il mosto muto serviva per fare vino, distillati, succhi di frutta, concentrati ed alcool.
Lo storico sorpasso della Francia lo scorso anno è stato effettuato grazie alla Sicilia. La raccolta è stata trainata dall’Isola, che ha prodotto oltre sette milioni di ettolitri, il 50% in più rispetto allo scorso anno.
Il boicottaggio dei prodotti francesi è solo un pallido ricordo. Chi racconta quel tempo, lo fa con compiacimento. Senza la protesta dei vignerons d’Oltralpe, il vino siciliano oggi non si troverebbe nei ristoranti di tutto il mondo.
Se gli inglesi hanno realizzato il meglio della produzione vinicola siciliana nell’ottocento, si deve ai francesi dunque il grande risveglio siciliano. Non finiremo mai di ringraziarli i cugini d’Oltralpe per quella loro storica arrabbiatura.
Il vero vino si fa nella vigna e non nella cantina, questo dicevano i nostri nonni.
Il vero vino si fa nelle vigne ben esposte al sole e in zone ventilate, con clima asciutto e secco.
Quanti vigneti ci sono in italia con queste caratteristiche ?
Per non parlare dei terreni che sarebbe troppo lungo.
I francesi rinforzavano i loro anemici vini con quello siciliano. Per fare un buon vino le uve devono maturare bene
altrimenti i lieviti e i batteri non possono trasformare il glucosio e il fruttosio in alcool etilico, più l'uva è matura
maggiori quantità di glucosio e fruttosio diventano alcool etilico, più alta è la gradazione.
In pratica se non ci sono zuccheri da trasformare, la fermentazione non può avvenire correttamente e con una
gradazione ragionevole, se non ci sono zuccheri nell'uva i batteri non hanno la materia prima da trasformare.
Con uve poco mature,danneggiate (grandini), marcescenti e con muffe, diventa difficile fare il vino,
occorrerebbe scartare troppo, ma aggiungendo delle porcherie, aggiustando qua e la, si fa il vino e si aumenta
pure la produzione, non è una soluzione naturale. I vini, anche tra i più nobili e declamati, hanno poco da spartire
con i vini genuini, vengono invecchiati persino con i trucioli.
I vini siciliani ovunque si presentano fanno incetta di premi e medaglie, ci sarà pure un motivo.
Particolare non trascurabile alcuni vitigni siciliani sono un mito nel panorama enologico.
sicuramente i tempi a cui si riferisci Salvatore Parlagreco negli anni 70 con l'incredibile quantità di vino rosso esportato in francia ed anche in russia è stato un periodo irrepetibile per l'attività commerciale del porto di Marsala e delle cantine sociali che dopo la crisi commerciale trovarono sfogo nelle distillazioni comunitarie.oggi non esistono condizioni economiche commerciali che consentono un ricavo economico al produttore agricolo vuoi per la crisi economica mondiale ma anche a quella dei consumi di riflesso.la politica agricola comunitaria europea non da alterative aal'abbndono dei vigneti impoverendo ancora di più il sud europa.
Penso che i nostri nonni, in fatto di vino, non avessero completamente ragione. Poi il solito delirio con il sottinteso che siamo il popolo eletto condito con i soliti pregiudizi che si sentono nelle tavolate di famiglia, che i grandi vini che non nascono in Sicilia non siano genuini (ci mettono il medicinale). La Buona qualità di un vino si ottiene oltre che per la qualità delle uve al momento della vendemmia anche in cantina. Gli enologi, come si dice giustamente nell'articolo, e l'intelligenza dei nostri vignaioli sono stati fattori essenziali per ottenere i risultati che sono stati raggiunti. Istruttivo ed illuminante questo articolo. Ricordo perfettamente la crisi che ci fu con i vignaioli francesi ma non avevo mai associato lo sviluppo della nostra viticoltura a quel momento. Dimostrazione che con la nostra intelligenza e senza assistenzialismo saremmo capaci di creare ricchezza.
ROCCO
Io sono estremamente convinto che i nostri nonni hanno sempre ragione.
Da studente di agraria mi rompevano le scatole le rese per ettaro doppie o triple del nord italia rispetto alla
nostra sicilia, ci facevano sentire dei poveracci, eppure i nostri contadini si spaccavano la schiena.
Recenti studi dimostrano che i prodotti agricoli ottenuti con rese per ettaro esagerate, sono carenti di molti
elementi nutritivi,organolettici, di gusto e olfattivi, in pratica il massiccio uso di acque e fertilizzanti fanno si che
il prodotto è slavato, ma abbondante. E mio nonno lo diceva, quando gli facevo notare le differenze.
Lo stesso per il latte al nord una mucca minimo fa 50 litri di latte al giorno, le nostre mucche razza modicana
a stento arrivano a 15/18 litri, lei pensa che la qualità sia la stessa ??
Io resto convinto che per fare un buon vino l'uva deve essere ben matura TUTTA, mi pare chiaro come il sole.
Nella complessità della lavorazione vitivinicola sono importanti tutte le fasi e quindi anche la cantina, si chieda
perchè i francesi e non solo i francesi importavano/importano il vino siciliano.
Il vero vino si fa nella vigna e non nella cantina, questo dicevano i nostri nonni.
Il vero vino si fa nelle vigne ben esposte al sole e in zone ventilate, con clima asciutto e secco.
Quanti vigneti ci sono in italia con queste caratteristiche ?
Per non parlare dei terreni che sarebbe troppo lungo.
I francesi rinforzavano i loro anemici vini con quello siciliano. Per fare un buon vino le uve devono maturare bene
altrimenti i lieviti e i batteri non possono trasformare il glucosio e il fruttosio in alcool etilico, più l'uva è matura
maggiori quantità di glucosio e fruttosio diventano alcool etilico, più alta è la gradazione.
In pratica se non ci sono zuccheri da trasformare, la fermentazione non può avvenire correttamente e con una
gradazione ragionevole, se non ci sono zuccheri nell'uva i batteri non hanno la materia prima da trasformare.
Con uve poco mature,danneggiate (grandini), marcescenti e con muffe, diventa difficile fare il vino,
occorrerebbe scartare troppo, ma aggiungendo delle porcherie, aggiustando qua e la, si fa il vino e si aumenta
pure la produzione, non è una soluzione naturale. I vini, anche tra i più nobili e declamati, hanno poco da spartire
con i vini genuini, vengono invecchiati persino con i trucioli.
I vini siciliani ovunque si presentano fanno incetta di premi e medaglie, ci sarà pure un motivo.
Particolare non trascurabile alcuni vitigni siciliani sono un mito nel panorama enologico.
Penso che i nostri nonni, in fatto di vino, non avessero completamente ragione. Poi il solito delirio con il sottinteso che siamo il popolo eletto condito con i soliti pregiudizi che si sentono nelle tavolate di famiglia, che i grandi vini che non nascono in Sicilia non siano genuini (ci mettono il medicinale). La Buona qualità di un vino si ottiene oltre che per la qualità delle uve al momento della vendemmia anche in cantina. Gli enologi, come si dice giustamente nell'articolo, e l'intelligenza dei nostri vignaioli sono stati fattori essenziali per ottenere i risultati che sono stati raggiunti. Istruttivo ed illuminante questo articolo. Ricordo perfettamente la crisi che ci fu con i vignaioli francesi ma non avevo mai associato lo sviluppo della nostra viticoltura a quel momento. Dimostrazione che con la nostra intelligenza e senza assistenzialismo saremmo capaci di creare ricchezza.
ROCCO
Il vero vino si fa nella vigna e non nella cantina, questo dicevano i nostri nonni.
Il vero vino si fa nelle vigne ben esposte al sole e in zone ventilate, con clima asciutto e secco.
Quanti vigneti ci sono in italia con queste caratteristiche ?
Per non parlare dei terreni che sarebbe troppo lungo.
I francesi rinforzavano i loro anemici vini con quello siciliano. Per fare un buon vino le uve devono maturare bene
altrimenti i lieviti e i batteri non possono trasformare il glucosio e il fruttosio in alcool etilico, più l'uva è matura
maggiori quantità di glucosio e fruttosio diventano alcool etilico, più alta è la gradazione.
In pratica se non ci sono zuccheri da trasformare, la fermentazione non può avvenire correttamente e con una
gradazione ragionevole, se non ci sono zuccheri nell'uva i batteri non hanno la materia prima da trasformare.
Con uve poco mature,danneggiate (grandini), marcescenti e con muffe, diventa difficile fare il vino,
occorrerebbe scartare troppo, ma aggiungendo delle porcherie, aggiustando qua e la, si fa il vino e si aumenta
pure la produzione, non è una soluzione naturale. I vini, anche tra i più nobili e declamati, hanno poco da spartire
con i vini genuini, vengono invecchiati persino con i trucioli.
I vini siciliani ovunque si presentano fanno incetta di premi e medaglie, ci sarà pure un motivo.
Particolare non trascurabile alcuni vitigni siciliani sono un mito nel panorama enologico.