Mai come quest’anno tanta carne bolle in pentola. Se si tratterà di un prelibato filetto o di rimasugli, buoni solo per arrangiarsi, lo sapremo presto. Da un po’ di tempo a questa parte nell’ambiente si è spesso sentita ripetere l’affermazione che per il Palermo e per le sue ambizioni si è chiuso un ciclo, ed è assolutamente vero. Ad una analisi attenta delle stagioni appena trascorse e non contagiata dagli eccessi del tifo posiamo dire che si è trattato sicuramente di un ciclo intenso ed appagante ma anche fortunato e favorito da circostanze favorevoli e difficilmente ripetibili. Nel campionato appena trascorso, infatti, i 53 punti conquistati nel primo anno di A che valsero la prima storica qualificazione in Uefa, non sarebbero certo bastati per ricominciare l’avventura europea. In seguito, i 58 punti, realizzati nella controversa stagione del ritorno di Guidolin in cui una storica qualificazione in Champions fu gettata alle ortiche con un infame girone di ritorno, furono il frutto di un campionato anomalo, nato dalle ceneri di calciopoli e difficilmente ripetibile. A queste considerazioni va aggiunto il fatto che con l’acquisto di Toni e Amauri, due giocatori che acquistati da onesti routinier del pallone hanno spiccato il volo verso la consacrazione nell’olimpo dei migliori attaccanti europei, la società, con bravura e tempismo, ha pescato due volte il jolly e non è certo facile ripetere un’impresa del genere ad ogni sessione di mercato.
Rimane la grandissima soddisfazione di essere usciti, grazie a Zamparini e alla società, e gliene saremo eternamente grati, dalle sabbie mobili in cui eravamo sprofondati ormai fino alla gola dopo decenni di gestioni approssimative e assolutamente inadeguate alle ambizioni e alla passione di una città intera che vive anche di calcio e che nel calcio spesso trova un valido rimedio per sedare le pulsioni e le contraddizioni che la tormentano. Ma , in buona sostanza, il cammino di questi anni del Palermo ai margini dell’Europa calcistica, fu vera gloria oppure una irripetibile occasione sprecata? Quello che può sembrare un interrogativo scomodo e ingeneroso, in realtà, ci serve da stimolo per una riflessione importante e utile proprio per riappropriarci di quell’amore incondizionato e indelebile per la nostra maglia ed i suoi unici colori.
Non c’è niente di più tagliente e doloroso del contatto con i cocci aguzzi di un sogno infranto, e per evitare una simile eventualità quest’anno dobbiamo fare tabula rasa e ripartire da zero dando alla squadra il tempo e la possibilità di crearsi una nuova identità tattica e una fisionomia di gioco finalmente definitiva, in un campionato che si preannuncia difficilissimo. Inter Milan Juve e Roma sono di un altro pianeta, e quest’anno per giunta le milanesi si apprestano a varare una campagna acquisti faraonica, Fiorentina, Udinese, e Sampdoria, da anni, sul piano della costanza e della programmazione ci danno molti punti, Napoli , Genoa e Torino sono delle realtà storiche del calcio italiano con cui fare i conti e il Bologna che sta per tornare in serie A è stato appena acquistato da un solido gruppo americano. Insomma bisognerà fare le cose sul serio per farsi trovare pronti a recitare quel ruolo di rilievo tra le prime sei sette squadre del campionato italiano che, da sempre, la società ha individuato come obbiettivo primario e irrinunciabile. Ma veniamo ad analizzare la situazione della rosa reparto per reparto.
Portiere.
“Nonno” Alberto Fontana è una garanzia: negli ultimi due anni ha offerto un rendimento eccellente, superato solo dal “mostro” Buffon tra i colleghi italiani, ed è impensabile che un atleta così serio abbia un crollo atletico nel giro di pochi mesi. Abbiati o Amelia possono attendere, non è questa la priorità.
Difesa.
Questo è il reparto che ci ha fatto più soffrire lo scorso anno. Gli errori di posizione, le disattenzioni, gli evidenti cali atletici, al limite del calcio balneare, di molti dei nostri difensori ci sono costati una caterva di gol e parecchie figuracce. Sono andati via Barzagli e Zaccardo e sembra che anche Leandro Rinaudo stia per prendere il volo verso il Vesuvio, di conseguenza occorre rifondare tutto il reparto e farlo con tempestività competenza . L’arrivo di Raggi sulla corsia di destra è una garanzia, ma occorrono almeno altri due centrali di spessore, uno bravo a impostare e ad uscire palla al piede per iniziare bene l’azione, e potrebbe essere Bovo e l’altro, un giocatore grintoso ed esperto capace di comandare la difesa, e potrebbe essere uno tra Loria e Carrozzieri. Ma non si escludono novità importanti in questo settore.
Centrocampo
Anche qui le cose dovranno cambiare radicalmente. Per anni, sotto la gestione Guidolin, siamo stati abituati ad un gioco molto speculativo e apparentemente redditizio, basato sulle palle rubate in mezzo e la verticalizzazione immediata per sfruttare le giocate dell’uomo di qualità in avanti ( Zauli o Di Michele) o i miracoli del centravanti parafulmine ( Toni o Amauri). Zero sovrapposizioni e inserimenti da dietro dei difensori, poca circolazione di palla, fasce inesistenti. Adesso con il probabile arrivo di Liverani cambia tutto, ma sarebbe inutile, e anche ingeneroso, pensare che il bravo regista romano abbia la bacchetta magica capace di risolvere immediatamente ogni problema. Un bravo regista, infatti, può essere la ciliegina sulla torta di una buona squadra perché è il giocatore capace di dare qualità e di mettere la palla negli spazi dettati dal movimento dei compagni, ma nel Palermo, contratto e diviso in due tronconi, che abbiamo spesso visto in campo in questi anni, neanche Gianni Rivera e Platini sarebbero riusciti a cambiare le cose! Occorre quindi rivedere il modo di stare in campo e di interpretare la partita, e un centrocampo a tre formato da Migliaccio, Liverani, e Nocerino ( ottimo acquisto) sostenuti dal continuo movimento sugli esterni di Balzaretti e Raggi non può che fare bene, ma ci vorrà tempo per assimilare certi meccanismi e la necessaria fiducia per proporre un calcio certo più rischioso e propositivo.
Attacco
Come già detto abbiamo avuto la fortuna di avere tra le nostre fila due tra i più forti attaccanti europei degli ultimi tempi che, oltretutto, sono due giocatori con delle caratteristiche uniche e particolari, capaci di difendere magnificamente il pallone e aiutare la squadra, oltre che essere letali in zona gol. Avere dei campioni del genere in rosa è certamente una bella soddisfazione ma, paradossalmente, diventa anche un limite se non si costruisce una squadra attorno a loro e ogni volta bisogna ricominciare da capo. Qui le incognite sono parecchie : Jankovic potrebbe esplodere definitivamente e giocando qualche metro più avanti potrà sfruttare meglio le sue devastanti doti tecnico atletiche, De Melo è un giovane di grandi speranze ma ancora tutto da verificare nel campionato italiano, Miccoli è un talento indiscutibile dal piede fatato e dall’istinto micidiale ma deve trovare continuità atletica e una collocazione tattica precisa nello scacchiere rosanero, Cavani probabilmente andrà a fare esperienza altrove , e il quasi certo acquisto di Floccari sarà un tassello importante per lo sviluppo di una efficace manovra offensiva. Attenzione però paragonare Floccari ad Amauri può essere una facile fonte di equivoci e malintesi. Floccari non è quel tipo di attaccante centrale capace di fare la boa e far salire la squadra , è invece una punta di movimento che ha ottima tecnica e buona potenza capace di svariare per tutto il fronte d’attacco e, all’occorrenza, anche di fare la prima punta. Il suo arrivo quindi non preclude l’acquisto di un centravanti affidabile e di sicuro valore, anzi le due cose si completano.
Tecnico
Colantuono è una persona seria, leale, ed onesta che si assume sempre le proprie responsabilità. Sembra assai determinato ed ambizioso nel perseguire l’idea di un grande progetto Palermo quindi lasciamolo lavorare in pace e diamogli tempo di crearne le fondamenta. E poi non si è mai sognato di definire il popolo rosanero come un branco di selvaggi irriconoscenti e voltagabbana. Solo per questo merita la nostra fiducia.
Vincenzo Ieracitano
Sbaglio o Colantuono aveva detto che Liverani non sarebbe servito al suo modulo preferito, il 4 -2- 3 -1?
in realtà secondo il mio modesto parere il grande tecnico è colui che antepone i giocatori ai propri convincimenti e non il contrario. Gli schemi di per se sono numeri, sono i moduli a dover essere adattati in base alle caratteristiche dei giocatori e non il contrario. L'arrivo di Liverani ci porterà naturalmente verso un 4-3-3 con Migliaccio Nocerino e Liverani in mezzo e due esterni difensivi a supportarli, oppure verso un 4-4-2 qualora la società dovesse comprare un forte esterno di centrocampo. Vincenzo Ieracitano