Un altro attentato in Cina, muoiono tre agenti dei servizi di sicurezza. Giochi sempre più blindati

12 agosto 2008
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Tre agenti dei servizi di sicurezza cinesi sono stati uccisi oggi in un agguato nella provincia a maggioranza musulmana di Xinjiang. È il terzo attentato nella regione in soli nove giorni, con un bilancio di oltre 20 morti. Una serie di azioni terroristiche senza precedenti in Cina, mentre a Pechino, 3.000 chilometri più a est, vengono rafforzate le misure di sicurezza nei siti olimpici, con lo schieramento anche di mezzi blindati. L'agguato odierno è avvenuto alle 09:00 ora locale (le 03:00 ora italiana) nei pressi della città di Yamanya. Gli aggressori, il cui numero è sconosciuto, sono scesi da un'auto ad un posto di blocco stradale e hanno attaccato a coltellate quattro agenti, uccidendone tre e ferendo il quarto. Poi sono fuggiti.

L'azione è avvenuta a soli 30 chilometri dalla città di Kashi, dove il 4 agosto 16 agenti di polizia erano stati uccisi in un attacco terroristico attribuito dalle autorità ad un gruppo secessionista, il Movimento islamico del Turkestan orientale, come gli estremisti musulmani chiamano la provincia di Xinjiang. Ma questa organizzazione ha negato ogni responsabilità.
Il 10 agosto una serie di bombe rudimentali erano state fatte esplodere in 12 uffici governativi della città di Kuqa, provocando la morte di una guardia giurata e un civile. L'azione si era conclusa con la morte di nove terroristi, di cui due suicidi e sette uccisi dalle forze di sicurezza. Nella regione autonoma di Xinjiang vivono circa nove milioni di Uighuri, un'etnia turcomanna di religione musulmana che si ritiene discriminata dalla maggioranza cinese e che forma il 44 per cento dell'intera popolazione locale.

Intanto al loro arrivo oggi al principale centro stampa nell'area olimpica a Pechino i giornalisti hanno trovato un mezzo blindato piazzato davanti a ciascuna delle due entrate, con all'interno militari armati. Intorno ai blindati, che avevano il cannoncino coperto da un telone, si sono subito formati capannelli di fotografi e cameraman. Le misure di sicurezza non apparivano invece rafforzate intorno ai principali siti di gara, compreso lo stadio Nido d'Uccello. Tanto che in molti si sono chiesti il motivo di questa dimostrazione di forza fornita proprio sotto gli occhi di migliaia di giornalisti.
Alle richieste di spiegazioni, i dirigenti del comitato organizzatore delle Olimpiadi (Bocog) si sono mostrati reticenti. «Personalmente non ho nemmeno visto i blindati di cui mi parlate», ha detto in una conferenza stampa il vice presidente, Wang Wei. «Se ci sono - ha aggiunto - la decisione è stata presa dalle competenti autorità, ma non credo che ci siano minacce specifiche, in particolare contro voi giornalisti».
Wang ha aggiunto che, «forse», le misure di sicurezza più severe sono state adottate «in seguito all'uccisione a coltellate di un cittadino americano» e del ferimento di sua moglie, avvenuti il 9 agosto ad opera di un cittadino cinese che poi si è suicidato. Le due vittime sono i suoceri del commissario tecnico della nazionale maschile Usa di pallavolo Hugh McCutcheon. Ma l'episodio è avvenuto molto lontano dai siti olimpici, in uno dei luoghi di maggiore attrazione turistica di Pechino, la Torre del Tamburo. Secondo le autorità di Pechino si è trattato di un «gesto isolato».

Fonte: ansa
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