La judoka timida salita sul tetto del mondo

11 agosto 2008
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Una ragazza timidissima con una bella faccia. Da Tv. "Sono carina? Ma non mi vedrete mai in un reality", dice Giulia Quintavalle, primo oro al femminile nel judo azzurro, livornese, 25 anni. "Perché? Sono troppo timida". Timidezza che traspare chiara: si agita durante l' incontro con i giornalisti e rivela che le conferenze stampa per lei "sono una sofferenza". Antidiva, schiva, sensibile: "Non faccio mai trasparire le emozioni. Piangere? Non mi piace farmi vedere con le lacrime agli occhi".

 

Da oggi un po' di timidezza le passerà: un oro olimpico cambia la vita. Dà sicurezza, soprattutto agonistica. E insegna a stare anche sotto i riflettori. Certo, quei suoi mancati successi avranno pesato sul suo carattere. Sempre quinta nei grandi appuntamenti, anche agli ultimi Mondiali. "Al mio allenatore, Felice Mariani, dicevo che non vincevo mai. Ho pensato di essermi cucita addosso la maledizione del cognome. Ma ora anziché Quintavalle sono Primavalle", dice scherzando. La livornese di Rosignano Marittimo si è messa l' oro al collo dopo aver battutto avversarie di livello: prima la tedesca Boenisch, campionessa olimpica ad Atene, poi una combattiva mongola, poi la francese Harel, poi l' australiana Pekli, bronzo a Sydney (con un arbitraggio apparso generoso), e l' olandese Gravenstijn in un combattimento brutto ("era una tattica concordata", spiega il tecnico Mariani), segnato da una presa d'acciaio che ha girato l' avversaria facendola finire sul tatami di fianco. Il termine tecnico è 'Koka' e dà un piccolo vantaggio, 10 punti, sufficiente però, assieme ad un altro punticino preso per strada per chiudere 11-1. "Battere la campionessa olimpica mi ha dato fiducia - racconta la ragazza - avevo un tabellone duro, ma credevo in questa impresa e dopo aver vinto la semifinale ho pensato all'oro perché l' olandese l' avevo già battuta ai Mondiali".

Nella pancia del palazzetto l' Italia esulta, urla di gioia abbracci con tecnici e compagni. Poi l'azzurra quel gesto alla Toni, con le mani portate alle orecchie per festeggiare mentre sale sul podio e quel "po - popopo - popopo" divenuto l'inno degli azzurri del calcio al Mondiale vittorioso di Berlino. E il calcio, per lei che è juventina, irrompe sulla sua gioia. "Ho imitato Toni perché me lo ha consigliata l' amica Antonia Cuomo, judoka come me". La vittoria proietta questa ragazza, che per la timidezza vorrebbe scappare da telecamere e giornalisti, nella storia (prima di lei l' oro olimpico nel judo l'Italia lo aveva conquistato con Ezio Gamba a Mosca 1980 e Pino Maddaloni a Sydney 2000). "Che soddisfazione. Ho scritto il mio nome nella storia e questo resta", dice con orgoglio. La prima telefonata l' ha fatta a casa dove papà Fabrizio (geometra in Comune a Rosignano), mamma Marina, il fratello gemello Michel (studente di architettura che porta quel nome in onore di Platini) e quello maggiore Manuel (futuro ingegnere con nome spagnolo per omaggiare una nonna) avevano organizzato un gruppo di amici per stare davanti alla tv a seguire le imprese della 'bimba'. "Questa è la cosa più bella che mi è capitata nella vita", dice Giulia sottolineando anche di essere "finalmente un po' più ricca" per quei 140 mila euro che il Coni le consegnerà per il successo. L' oro, che durante la semifinale è stato minato da un infortunio al braccio destro ("ma ho stretto i denti"), è arrivato dopo 20 anni di tatami ("ci sono salita a 5 anni assieme al mio gemello per imitare Manuel"). Ma nella sua vita sportiva non c'é stato solo il judo che ha imparato dal maestro di Cecina (Livorno) Renato Cantini: "Ho praticato nuoto, basket, atletica". Ma il destino diceva judo, categoria 63 kg. Erano troppi, non arrivavano risultati. E allora ecco l' intuizione di Mariani "scendiamo a 57".

"Abbiamo provato - dice Giulia - ed è andata bene e non è stato difficile, perché mi piace cucinare, soprattutto dolci, ma non mangiare. Perdere qualche chilo è stato agevole". Un oro olimpico per qualche chilo in meno, beata lei diranno in molte... "L' oro era un sogno. Si è realizzato". E ora lo sport azzurro ha un'altra donna da copertina: sensibile, timida ma determinata. E che questa fosse la sua Olimpiade se lo sentiva, e lo aveva manifestato anche durante la cerimonia d'apertura sfilando con ardore con una parrucca tricolore e con una bandiera su cui aveva scritto "questi sono schizzi", motto da caserma (lei è atleta della guardia di finanza) che indica quando un militare 'scoppia' a causa dei servizi da svolgere. Lei ha fatto 'scoppiare' le avversarie e il botto le ha portato il titolo olimpico. "Dormire tenendo l'oro al collo? No lo metto sul comodino e visto che dormirò poco mi fermerò spesso a guardarlo".

 

di Paolo Mori

Fonte: ansa
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