Quando era piccolo giocava a fare il D'Artagnan, da grande ci è diventato davvero regalando all'Italia la prima medaglia d'oro dell'avventura cinese. Passa il tempo, ma alle Olimpiadi il leitmotiv è sempre lo stesso: la la scherma resta il forziere delle medaglie azzurre.
Ad Atene era stata la sciabola di Montano e il fioretto della Vezzali a far risuonare l'inno di Mameli, questa volta è Matteo Tagliariol, esordiente ai Giochi, e la spada, che da quasi mezzo secolo non saliva sul gradino più alto del podio. In Italia è considerata un po' la figlia di un Dio minore, l'ultima arma, il brutto anatroccolo delle lame azzurre. La sciabola e soprattutto il fioretto invece due mostri sacri, per aver raccolto un infinità di medaglie in più. Fino a ieri guardavano la spada dall'alto in basso, ora non più. Dopo 48 anni cade il più vecchio dei tabù della scherma italiana: l'ultimo affondo dorato ancora in bianco e nero fu di Giuseppe Delfino ai Giochi di Roma del 1960. Da allora un'attesa lunghissima ed estenuante culminata a Sydney con l'oro a squadre. In quel team fra gli altri c'era anche Angelo Mazzoni, oggi è il maestro di Tagliariol.
E' stato lui a prenderlo per mano e a portarlo fin lassù sul podio, anche se la prima dedica é per il primo maestro, oggi anziano e malato. La sua strada e quella di Mazzoni entro l'anno si separeranno (il tecnico andrà ad allenare la Svizzera), un brutto colpo per il ragazzo. Ma con l'oro al collo e con il premio che intascherà per questa vittoria se la caverà lo stesso più che bene. La scherma resta una certezza, che nemmeno i veleni del doping sembrano aver scalfito. Questa la medaglia olimpica n.108, mentre nel computo generale è già scattato il 'count down' per la 500/a medaglia ai Giochi (manca una sola medaglia). Dopo l'argento di Pellielo nel tiro e il bronzo della Guderzo nel ciclilsmo donne la giornata azzurra non poteva chiudersi in un modo migliore. Pubblico delle grandi occasioni oggi alla Fencing Hall: in tribuna anche il Principe Alberto di Monaco, il vicepresidente della Fiat John Elkan.
Alla fine grande l'entusiasmo di tutti, ma quello con gli occhi più lucidi di tutti era Edoardo Mangiarotti, la leggenda vivente della scherma tricolore, che quest'oro lo attendeva più di tutti. Una giornata da ricordare per un tranquillo ragazzo di 25 anni che fino a ieri non aveva mai vinto nulla di veramente significativo. Le ultime due stagioni sono state però per lui un crescendo: dopo tanti piazzamenti quest'anno ha vinto tre gare di Coppa del mondo. Poca cosa rispetto a un'Olimpiade.
L'oro ai Giochi era il suo sogno da bambino. Un giorno vedendo in tv Giovanna Trillini vincere il titolo a Barcellona disse alla madre: 'Mamma, anch'io voglio fare scherma". Il papà ha fatto i salti mortali per accontentarlo aprendo addirittura una sala di scherma nel trevigiano. I genitori sono i suoi primi tifosi, lo seguono dappertutto spostandosi per lo più in moto. L'anno scorso cercarono di raggiungere perfino Kiev per gli Europei, ma a Budapest dovettero prendere l'aereo per problemi di visto alla frontiera. In finale l'azzurro si è ritrovato davanti uno dei suoi idoli, il francese Fabrice Jeannet. Lo davano tutti per sfavorito, l'assalto è stato invece a senso unico, a parte il solito inizio di studio. Perché lui è uno così, all'inizio va sotto, vuole studiare gli avversari. E' andato 0-2, poi ha reagito. Nell'affondo del 2-3 gli si e piegata la spada e l'ha cambiata: con la nuova ha fatto un parziale di 6-0 volando 8-3. Il francese ha giocato di fino, ma Tagliariol lo ha sorpreso cambiando tattica con una scherma più lineare. Questa la la svolta della gara. Jeannet alla fine dell'assalto era distrutto: lui a quest'oro ci teneva tantissimo, anche perché ha annunciato il ritiro dopo Pechino.
Una lunga cavalcata trionfale quella del guascone trevigiano. Prima di infilzare Jeannet, aveva meso in fila in semifinale lo spagnolo Abajo, che poi avrebbe regalato una medaglia storica per la Spagna, esultando alla Totti con il gesto del pollice in bocca.. Ancora prima era stato il turno dell'olandese Verwijlen. Ma forse l'incontro della svolta era stato il primo con un altro francese, Robeiri: anche in quel caso aveva cambiato una spada. Perché lui ha una scherma d'assalto, molto impetuosa. Proprio alla D'Artagnan.
TIRO A VOLO: PELIELLO ARGENTO Giovanni Pellielo ha vinto la medaglia di argento nel tiro a volo, specialità fossa. L'altro azzurro in gara nella finale, Erminio Frasca, ha invece chiuso al sesto posto dopo aver a lungo stazionato tra secondo e terzo e aver perso lo spareggio per il quinto o sesto con il croato Josip Glasnovic: decisivi per lui tre errori negli ultimi quattro piattelli della finale. L'oro è andato al ceco Dadiv Kostelecky "Dedico questa medaglia a tutta l'Italia, da Nord a Sud, e alle isole": è il primo commento di Giovanni Pellielo, medaglia d'argento nel tiro a volo specialità fossa. "Certamente mi ha aiutato Dio", ha anche detto a fine gara l'azzurro, la cui fede cristiana è forte. Pellielo ha poi confortato il compagno di squadra Erminio Frasca, sesto. "Io ho vinto la mia prima medaglia olimpica alla terza partecipazione ai Giochi: lui ha solo 25 anni, ha tutto il tempo davanti a sé".
CICLISMO: BRONZO PER TATIANA GUDERZO L'azzurra Tatiana Guderzo ha vinto la medaglia di bronzo nella prova di ciclismo su strada alle Olimpiadi di Pechino. Nella prova di ciclismo su strada femminile l'oro è andato all'inglese Nicole Cooke, l'argento alla svedese Emma Johansson. "Ora mi fermo a capire cosa ho fatto e poi penso al Mondiale a Varese". E' quasi incredula la ciclista azzurra Tatiana Guderzo subito dopo aver vinto la medaglia di bronzo nella prova su strada alle Olimpiadi di Pechino. "Quest'anno - ha aggiunto l'atleta italiana - l'inizio di stagione non è andato bene, ho avuto pochi risultati, ma grazie alla mia famiglia e alla squadra che mi sono stati vicino sono riuscita a reagire e impegnarmi. Mi hanno ricordato cosa sono la grinta e la determinazione, ed il lavoro ha ripagato. La costanza paga. Devo ancora capire cosa ho fatto".
NUOTO: BREMIBILLA IN SEMIFINALE 200 SL, ROSOLINO NO Massimiliano Rosolino fallisce anche l'accesso alla semifinale olimpica dei 200 stile libero. L'azzurro, che ieri era andato male nella distanza doppia, ha fatto anche peggio oggi, con un 1'48"76 che non gli permette di entrare tra i 16 che si giocheranno il posto nella finale. Passa invece Emiliano Brembilla: nono tempo per l'azzurro in 1'47"04. Tra le donne, fuori dalla semifinale dei 100 dorso Romina Armellini, solo 26/a in 1'02"21.