Le Olimpiadi rischiano di perdere Lionel Messi a poche ore dall'inizio del torneo di calcio. La sentenza del Tas di Losanna getta nel caos Argentina e Brasile, e sottolinea una volta di piu' quanto sia contrastato il rapporto fra pallone e Giochi. In un mondo, quello appunto del calcio, dove lo spirito olimpico non abita piu' da tempo nonostante oggi Ronaldinho abbia detto che "vincere l'oro qui equivarrebbe ad un titolo mondiale", il colpo da ko e' stato sferrato dal tribunale di arbitrato dello sport di Losanna, che ha dato ragione a Barcellona, Werder Brema e Schalke 04.
Le partite del torneo dei Giochi, ha stabilito l'ente supremo che regola le controversie sportive, non fanno parte del calendario ufficiale calcistico approvato dalla Fifa stessa, quindi non c'e' alcun obbligo da parte dei club di mettere a disposizione delle rispettive nazionali i giocatori under 23 convocati per Pechino. In pratica vuol dire, alla vigilia dell'avvio del torneo del football maschile, che Messi e i brasiliani Diego e Rafinha, i due 'ribelli' fuggiti dai ritiri pre-campionato dei rispettivi club, devono tornare a disposizione di chi li paga durante tutta la stagione. Ma ci sono gia' segnali di ribellione: mentre Sepp Blatter di dice "sorpreso e deluso da questa decisione" e rinnova l'appello affinche' prevalga lo spirito olimpico ("questi tre club dicano che hanno fatto bene a farci la guerra, ma ora facciano un bel gesto lasciando in Cina questi tre ragazzi che hanno un grande desiderio di partecipare alle Olimpiadi"), il ct Sergio Batista, il barbuto mediano che nel 1986 correva per tre nell'Argentina campione del mondo in Messico, ha convocato una conferenza stampa per far sapere che lui Messi lo mandera' in campo lo stesso: "mi ha detto che vuole rimanere qui e io, anche se non voglio intromettermi in questione legali, domani lo faro' giocare contro la Costa d'Avorio e poi in tutte le altre partite che giocheremo finche' saremo qui".
A Barcellona pero' la pensano diversamente: in un comunicato la societa' catalana esprime la propria soddisfazione "per aver visto riconosciute la nostra tesi dal Tas: sapevamo di avere ragione" e annuncia che la decisione definitiva sull'eventuale rientro di Messi (ci sono i preliminari di Champions da disputare) sara' presa dopo una riunione tra il presidente Laporta, l'allenatore Guardiola (oro olimpico a Barcellona '92, quindi in teoria potrebbe capire le ragioni di Messi) ed il segretario tecnico Begiristain. Ancora non ufficiale la posizione dei brasiliani, ma il portavoce della federcalcio 'pentacampioné del mondo, Rodrigo Paiva ha fatto sapere che sta prevalendo la linea d'imitare i 'cugini' argentini e di tenersi Diego e Rafinha. Idem Dunga, che vuole schierarli domani contro il Belgio e intanto se l'e' presa anche lui con il calcio alle Olimpiadi, per come e' organizzato, dicendo che "chi ha preso certe decisioni è uno che non ha mai praticato il nostro sport. Guardate che succede anche con gli allenamenti: ogni squadra ha a disposizione un'ora e un quarto a seduta, mi dite come si fa a lavorare? Per non parlare di cio' che ci fanno mangiare...".
La rabbia del tecnico e' tanta che nell'ambiente della Seleçao, ossessionata dall'idea di dover vincere la medaglia d'oro (unico trofeo calcistico che il Brasile non ha mai conquistato), sta prevalendo l'idea di non soggiornare piu' nel villaggio olimpico di Pechino, una volta approdati ai quarti di finale, perché stare lì vorrebbe dire non poter lavorare in un certo modo e concentrarsi a dovere. Ma il presidente federale Ricardo Teixeira insiste sul fatto che i suoi non devono avere privilegi rispetto agli atleti delle altre discipline. Forse e' l'unico dirigente del mondo del pallone a cui è rimasto, almeno in questi giorni, un po' di spirito olimpico.