Doveva essere il giorno della verità per Leonardo Piepoli interrogato dalla Procura antidoping del Coni sul caso Riccò, ma chi si aspettava una confessione come quella di ieri del suo ex compagno di squadra alla Saunier Duval è rimasto a microfoni quasi spenti. Il 37enne corridore, giunto con oltre due ore di ritardo negli uffici dello Stadio Olimpico dove lo attendeva il procuratore Ettore Torri, non ha fornito nessun elemento ulteriore all'inchiesta ed ha negato ogni addebito relativo alle indiscrezioni che lo davano come un possibile nuovo dopato alla Grande Boucle. E mentre il Trullo Volante diceva la sua il tribunale nazionale antidoping presieduto da Francesco Plotino sospendeva in via cautelare Riccò che ieri aveva ammesso d'aver fatto uso di Epo. A completare il quadro di un'altra non certo esaltante giornata per uno sport sempre più a corto di credibilità la notizia della positività all'antidoping, sempre per Epo, di altri due ciclisti professionisti italiani: si tratta di Paolo Bossoni (subito sospeso dalla sua squadra, la Lampre) e Giovanni Carini, campione italiano dilettanti elite.
Al suo arrivo alla Procura antidoping intorno alle 14:20 (l'interrogatorio era stato fissato inizialmente alle 12) Piepoli riesce a dribblare telecamere e microfoni entrando da una porta secondaria dello Stadio. Per circa un'ora risponde alle domande del procuratore Torri che poi confermerà come "quanto detto da Piepoli non aggiunge nulla di nuovo all'istruttoria", mentre per quanto riguarda le indiscrezioni che lo consegnavano alle tenaglie del doping il procuratore del Coni aggiunge: "Piepoli ha negato tutto". Alla fine dell'udienza l'ex compagno di squadra di Riccò sale subito in macchina accompagnato dal suo avvocato Giuseppe Di Carlo rilasciando dal finestrino dell'auto solo poche dichiarazioni alle insistenti domande dei cronisti: "Sono stato interrogato solo come testimone, ho detto quello che dovevo dire, niente di più, niente di meno". Il tuo rapporto con Riccò si è incrinato? "Chiedetelo a lui" la sua risposta. Il licenziamento da parte della Saunier-Dauval? "Ne ho parlato con Torri". Il corridore non ha voluto dire di più, ma resta il fatto che dopo la 'bomba' Riccò al Tour lui è stato l'unico corridore della Saunier Duval a subire lo stesso trattamento del corridore emiliano. Il motivo? "Violazione del codice etico della squadra", spiegò la squadra spagnola che il giorno stesso della positività di Riccò ritirò tutti i suoi uomini dalla corsa francese. "La decisione del team è stata presa alla luce di un'indagine interna" - indicò all'epoca dei fatti il general manager della Saunier, Mauro Gianetti che affermò di sentirsi addolorato "per essere stato ingannato avendo dato fiducia a chi non la meritava". Prima che la tempesta doping colpisse Riccò al Tour, Piepoli era riuscito a coronare il sogno di tutta una carriera passata a fare il gregario. E cioé quello di vincere dominando una tappa di montagna del Tour de France: il Trullo Volante (Piepoli è figlio di alberobellesi emigrati in Svizzera) era riuscito a trionfare nella difficilissima frazione pirenaica con arrivo ad Hautacam, ma dopo quanto successo, con il licenziamento in tronco e la vicenda Riccò, la sua insperata impresa sembra non ricordarla più nessuno.