Resta o va? Rimane per cercare il poker tricolore o vola in Inghilterra? Dopo la festa per il 16° scudetto dell'Inter, il destino di Roberto Mancini e' tutto da definire. Il presidente Massimo Moratti incorona il tecnico paragonandolo ad Helenio Herrera. ''Mi aveva detto che a Parma avremmo vinto con un gol di Ibrahimovic: ha avuto ragione, e' stato un mago'', dice il numero 1 del club. Gli elogi non equivalgono ad una conferma automatica per la prossima stagione. Serve un colloquio, un chiarimento a quattro occhi.
''Dovremo incontrarci e capire cosa abbiamo in testa. Dobbiamo capire se rinnovare la fiducia reciproca o cercare altre soluzioni'', aggiunge Moratti. Secondo il direttore generale dell'Inter, Ernesto Paolillo, il mister rimarra' all'80% perche' ''tecnicamente non si discute''. Il presidente non e' propenso a dare i numeri: ''Non faccio nessuna percentuale. Da parte mia c'e' grande stima. Ammiro Mancini per quello che ha fatto, anche soffrendo e tenendosi dentro molte cose''. Se il faccia a faccia dovesse concludersi con una fumata nera, Mancini non resterebbe disoccupato a lungo. Le voci relative ad un futuro inglese non sono piu' una novita' e anche la destinazione appare definita: Londra, sponda Chelsea.
Prima di pensare al nuovo inquilino della panchina, il Chelsea ha un impegno da affrontare. Mercoledi' si gioca la finale di Champions League a Mosca contro il Manchester United: per i londinesi e' l'occasione di centrare il trofeo piu' prestigioso della propria storia, e' comprensibile che ogni altro argomento venga posticipato. Mancini, del resto, puo' aspettare qualche giorno. Se poi il meeting con Moratti dovesse produrre la fumata bianca, l'Inghilterra uscirebbe dall'agenda dell'allenatore campione d'Italia, che dal trionfo di ieri ha pronunciato solo poche parole per dedicare lo scudetto ai tifosi. Parla, e affronta ogni argomento, il presidente.
L'umore, visto il ''risveglio felice'', e' eccellente e consente al presidente nerazzurro di mostrare comprensione nei confronti di Daniele De Rossi. Il centrocampista giallorosso e' stato il primo a parlare di torneo condizionato, subito dopo la fine del match giocato dai capitolini a Catania. ''E' capitato a tutti non riuscire a vincere. Capisco la rabbia della Roma, capisco che certe cose si possano dire subito dopo una partita. Ma noi abbiamo meritato lo scudetto'', afferma Moratti.
''Alla fine di un torneo si hanno dentro tante cose, soprattutto se si pensa di aver meritato il successo e se si e' faticato molto per raggiungerlo. Non e' il caso di essere pignoli sulle parole di un giocatore che e' appena uscito dal campo -osserva-: nei suoi confronti non c'e' nessuna critica. Anzi, c'e' comprensione''.
Le due squadre si ritroveranno sabato allo stadio Olimpico di Roma per la finale di Coppa Italia. ''Speriamo che sia una festa meno astiosa...'', dice Moratti, 'costretto' poi a disinnescare il caso alimentato da una battuta. In mattinata, per rispondere alla domanda di un tifoso, si lascia scappare che l'Inter dovrebbe mandare una squadra di ragazzini all'Olimpico. Nel pomeriggio arriva la precisazione: ''Giocheremo con la miglior formazione possibile''.
Sabato si gioca davanti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che siedera' in tribuna d'onore. L'auspicio generale e' che non si verifichino episodi di cronaca analoghi a quelli che hanno preceduto il match giocato a Parma. ''L'arrivo di tanti tifosi ha creato imbarazzo, qualcosina e' successo'', dice Moratti riferendosi agli incidenti avvenuti in una giornata che ''per la pioggia e per il clima sembrava veramente orrenda''. Definisce ''grave'' il ferimento di un poliziotto e prova a spiegare l'assalto ad un asilo: ''Credo si sia trattato di un atto involontario, forse i tifosi credevano che fosse la pancia dello stadio''. Alla base, pero', ''c'e' una mancanza di organizzazione. Bisogna intervenire e sistemare la situazione per evitare che si verifichino eventi del genere''.