Alla vigilia dell'ultima giornata di campionato decisiva per lo scudetto, è bufera sull'Inter di Roberto Mancini per alcune telefonate scomode.
Sia il mister che diversi giocatori neroazzurri, risultano infatti aver avuto contatti con Domenico Brescia, un latitante indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, connessa al traffico di stupefacenti.
Ad essere convolti nella faccenda, che rimane tutt'ora da chiarire, sarebbero Mihajlovic, Zanetti, Materazzi, Ibrahimovic, oltre a Mancini ai quali Brescia avrebbe procurato a prezzi vantaggiosi auto di lusso, orologi e altri oggetti di valore. I tre comunque non risultano indagati.
Intanto all'Ansa parla il protagonista della vicenda, Domenico Brescia: "Mi dispiace che, per i miei precedenti penali che risalgono a fatti dell'89 e del '92, e che non riguardano condanne ne' per associazione mafiosa nè per droga, siano stati coinvolti dei calciatori professionisti seri con i quali ho sempre e solo avuto rapporti di lavoro e di amicizia da più di 30 anni. Mi spiace che questa vicenda venga strumentalizzata in un momento così delicato per loro".
"Non sapevamo nulla di tutta questa vicenda, non conosciamo i fatti riportati dai giornali e non abbiamo alcun commento da fare. Posso solo precisare che Domenico Brescia non ha avuto mai alcun rapporto di lavoro con l'Inter e quindi non è mai stato un dipendente nerazzurro": così l'amministratore delegato dell'Inter Ernesto Paolillo ha commentato le conversazioni intercettate tra Brescia e alcuni esponenti dell'Inter. Paolillo ha spiegato che "Brescia aveva forse contatti con i giocatori ma non ha mai avuto nulla a che fare con la società Inter che non gli ha mai affidato alcun lavoro".