Il Giro fuori dal Giro.
Diario dell'inviato poco speciale di Siciliainformazioni.

di Marcello Sajeva
12 maggio 2008
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Quando ci sono i campionati del mondo di calcio, tutti i palermitani diventano calciatori, quelli che qualche partita l’hanno già vista diventano allenatori. Chi non ha mai capito niente di pallone diventa super tifoso della nazionale e di Del Piero. Con tanto di bandiera tricolore da sventolare e maglietta azzurra da indossare.

 

Quando in Sicilia scende il Giro d’Italia diventiamo tutti ciclisti. Prendiamo dal classico chiodo la vecchia bici, facciamo gonfiare i tubolari afflosciati dalla mancata percorrenza e tutti in via Libertà a scampanellare. Quelli invece che usano la bici con più frequenza diventano ciclisti veri, con tanto di casco aerodinamico, pantaloncini e magliette aderenti. Come quelle che indossano i professionisti.

 

Il Giro d’Italia per la Città di Palermo e per i palermitani è un’occasione di festa in più. Una strenna che si ripete ogni dieci – ventanni. Un’occasione fuori dall’ordinario, e non perché poi c’interessi tanto il lato agonistico. Il Giro d’Italia è come il Festival di San Remo. Perché il ‘giro è sempre il giro’. E’ la grande carovana mobile che, di giorno in giorno, si sposta da una città all’altra, che attraversa paesi e borghi sconosciuti ai più, che mostra, attraverso le riprese televisive, paesaggi e scenari d’altri tempi e di sempre. Il giro coinvolge migliaia e migliaia di cittadini al di là del tifo per questo o per quel corridore. Il Giro è quello, almeno per chi ha una certa età, del Processo alla tappa di Sergio Zavoli. E’ quello che ha osannato e immortalato le epiche gesta di Bartali, Coppi e, di recente, anche quelle di Pantani. Il Giro non è soltanto il giro, il giro è soprattutto quello che succede fuori dal giro. Ed è quello che ho voluto vivere in questi due giorni di giro a Palermo.

Casali di Margello

 

La mattina della partenza della cronometro a squadre via Libertà, libera da auto su strada e dai marciapiedi, pulita da cartacce e da escrementi dei cani lasciati liberi da padroni poco civili, sembrava il due giugno, il giorno della Festa della Repubblica, quando a Villa Paino c’è il ricevimento ufficiale del Prefetto per le autorità civili e militari. In via Libertà erano all'erta sin dalle prime ore del mattino, con le scope e i carrellini d’ordinanza, due operatori ecologici Lsu dell’Amia, anch’essi in tuta d’ordinanza.

 

I due, mentre allegramente scopavano i marciapiedi, urlavano che, per avere le strade pulite, a Palermo ci vorrebbe un Giro d’Italia al giorno. Solo in questo modo la gente lascerebbe le auto a casa e inforcherebbe la bicicletta. Certamente un bel discorso civile da parte dei due operatori ecologici. Ma, perché, chiederei agli stessi, la Città non deve essere pulita ogni giorno. L’eccezione dovrebbe essere la sporcizia, invece da noi l’eccezione è la pulizia. Due poliziotti, in alta uniforme, a cavallo scendevano a passo ridotto verso il Politeama, mentre uno dei due puledri lasciava per terra i resti della sua digestione. Qualche signora nelle traverse laterali di via Libertà protestava perché non era stata avvertita della chiusura del traffico. Certo il Sindaco qualche telefonata la poteva anche fare. Fosse stato solo per questo l’avremmo già perdonato.

 

La mia presenza ‘fuori dal giro’ ha avuto inizio a Villa Niscemi il giorno precedente della partenza. Ho partecipato al Convegno su ‘Giro d’Italia e la Sicilia’, organizzato dall’Associazione Wilma Rudolf e dal CONI. Nella Sala delle Carrozze, sede di rappresentanza del Comune di Palermo, abbastanza affollata, è stato piacevole rivedere, o vedere, vecchi filmati di scontri leggendari tra Fausto Coppi e Gino Bartali e qualche immagine, sempre in bianco e nero, del passaggio del Giro nelle assolate e polverose strade dell’Isola. I relatori, tra i quali i vecchi amici Gaetano Sconzo e Pino Clemente, ognuno per la sua parte, ci ha ricordato episodi e aneddoti legati alla loro esperienza diretta del Giro in Sicilia, mentre qualche altro ci ha parlato del legame tra la letteratura e il ciclismo. Un legame sempre forte e presente e che ha coinvolto grandi firme del giornalismo nostrano e affermati scrittori. Alla fine ottenni da Massimo Costa, il Presidente Regionale del CONI, la promessa di un pass per deambulare liberamente nella zona esclusiva della tappa. Per noi palermitani il biglietto omaggio, o l’accesso nelle zone riservate alle autorità e agli addetti ai lavori degli importanti eventi cittadini, è uno status simbol, che qualcuno sarebbe disposto anche a pagare.

 

La mattina della partenza passo dai locali del CONI in Via Notarbartolo, per assistere all’inaugurazione della ‘Mostra fotografica sul Giro in Sicilia’. Belle immagini in bianco e nero. Ne consiglio la visione a tutti i lettori di Siciliainformazioni. La mostra sarà aperta tutti i giorni alle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Alle 14,30, dopo aver superato, grazie al Pass CONI, tutti gli sbarramenti, mi trovo sul podio di partenza, accanto a Massimo Costa, Giovanni Caramazza, Presidente Provinciale dl CONI, l’Assessore allo Sport del Comune di Palermo Alessandro Anello, il giovane Sindaco di Agrigento Marco Zambuto, l’Assessore al Patrimonio Pippo Enea. Per la verità non ho mai visto tanto ordine nelle varie zone riservate e dietro le transenne- Il servizio d’ordine era stato affidato a incorruttibili ed esperti addetti, non locali, dell’organizzazione del Giro. Nessun estraneo passavalo sbarramento.

 

Era proprio una festa. Dagli altoparlanti dei furgoni Giro d’Italia una voce registrata pubblicizza la bandana del Giro, la maglia rosa in tutte le taglie, lo zainetto. Per la strada belle ragazze in strani trabiccoli diffondono la Gazzetta dello Sport, altre due camminano dentro un roseo pallone trasparente, incitate da un animatore che urla e propone gadget al che vengono lanciati verso la folla. Dal podio partono per una passeggiata un gruppo di ciclisti non vedenti e, di seguito, un gruppo di cicloamatori in sella alla, nuovamente, celebre, bicicletta Montante. Quella che portò, in tempo di guerra, lo scrittore Andrea Camilleri da Serradifalco a Porto Empedocle, alla ricerca del padre. Perché la bicicletta è anche questo. Un relatore del Convegno del giorno precedette ci ha ricordato che la bicicletta fu uno strumento indispensabile per la lotta partigiana e che molti ciclisti parteciparono alla Resistenza, utilizzando la bici per portare ordini e messaggi da una Brigata partigiana ad un'altra.

 

Poi lo speaker annunzia le prime partenze dal podio. Ogni squadra e ogni partenza avranno uno starter diverso. Il primo colpo di bandierina è affidato all'Assessore allo Sport, poi seguono il Presidente del CON Sicilia, quello del CONI Palermo, altre autorità. Quando è la volta della partenza della squadra del palermitano Visconti e del Campione del Mondo Marco Bettini lo speaker annunzia uno starter d’eccezione, Marcello Sajeva, Presidente dell’A.I.C.S.

 

Credevo di dover vivere il’giro fuori dal giro’, invece, a sorpresa, grazie ad un regalo di Massimo Costa e di Alessandro Anello, sono entrato nel giro dentro il giro. Cinque minuti sul podio con la bandierina rosa in alto, pronto ad abbassarla al via del cronometrista, sono stati più importanti di tante altre partenze date per marcelonghe e passeggiate ciclistiche.

Il Giro è già partito. Dopo qualche minuto lo speaker annunzia i primi passaggi da Mondello.

 

Ormai contano i cronometri e le classifiche ufficiali.

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