Come una delle sue medaglie. Anzi ancora meglio: come un oro olimpico, lui che ha saltato sempre molto in alto ma sino a quella vetta no. Nel giorno della riabilitazione, dopo quasi un anno di stop per la squalifica doping, Giuseppe Gibilisco è frastornato. "Ancora non mi rendo conto, mi sembra di aver vinto un altro Mondiale, anzi no, un'Olimpiade. La sensazione è la stessa", dice dal centro
federale di Formia l'astista azzurro di Siracusa, cui oggi il tribunale arbitrale di Losanna ha tolto i due anni di squalifica per doping, inflitti dal giudice di ultima istanza del Coni.
Ora il pensiero di Gibilisco, medaglia d'oro ai Mondiali 2003 e bronzo olimpico ad Atene 2004, va a Pechino 2008. Dove conta di andare, e "più forte di prima". Mancano 91 giorni all'apertura dei Giochi cinesi, un po' meno alla data limite per ottenere la misura di ammissione, che cade il 25 luglio. "Ma io il 5.70 previsto dalla Fidal l'ho già saltato, a luglio ad Atene", sottolinea Gibilisco, che da quasi un anno si allena ("mi allenicchio: con questa depressione che mi era presa, mi stava quasi passando la voglia") a Formia sotto gli occhi di Vitaly Petrov, il maestro dell'Isinbayeva. La federatletica prevede però un minimo B (5.60) per quegli azzurri che hanno ottenuto il passi già tanti mesi fa: insomma, una verifica.
"Sono un tipo tosto, non mi arrendo - dice Gibilisco - Non mi sono arreso finora...In un mese quella misura la faccio, è alla mia portata, ci mancherebbe. Anzi, ora che ci penso, alle Olimpiadi di Pechino sarò ancora più forte. La rabbia dentro
ce l'ho, eccome...".
La rabbia è per una vicenda che si trascina da anni. Il 18 luglio scorso, in primo grado, gli furono inflitti due anni dalla giustizia Fidal per sospetto uso di doping e per la frequentazione del dottor Santuccione, al centro dell'inchiesta penale di Roma: poi a settembre l'annullamento in appello, e a ottobre di nuovo 2 anni dal GUI del Coni. "Eppure la mia posizione era stata la prima - ricorda ora l'azzurro - ad essere archiviata dalla procura di Latina, già nel 2005: ora questa sentenza del Tas dimostra definitivamente che io certe cose non le ho mai fatte. Andai da Santuccione, questo non l'ho mai negato: era un medico sportivo. Ma non ho preso nulla di illecito".
Secondo l'avvocato Lorenzo Condemi, che con Antonio Fiorella e Nicola Selvaggi ha difeso l'atleta, la sentenza del Tas a una prima lettura "accoglie in pieno la nostra tesi, ed esclude il tentativo di doping: non c'erano né prove, né positività. Anzi, c'erano 54 controlli negativi per Gibilisco". Lui, da Formia, ora chiede solo di esser lasciato tranquillo ad allenarsi. "Non voglio più avere a che fare con medici o
altri: d'ora in poi, salto e basta....", dice.
Ora valuterà in quale gara rientrare, in cerca di conferme soprattutto per se stesso (é primatista italiano con 5.90). "So di poter fare la misura, poi vediamo cosa dicono Fidal e Coni: non sono Mazinga, se non andrò vorrà dire che così deve essere....", conclude Gibilisco di fronte all'ipotesi - peraltro irreale - di eventuali nuovi contrattempi. Ora sulla strada verso Pechino c'é solo l'ostacolo tecnico: "In questi mesi di fermo la voglia c'era e non c'era, mi sentivo come depresso. Però ora mi sono tolto un gran peso dalle spalle". E senza pesi, si sa, è più facile volare.