LO SPORT DI CITTADINANZA. NON BUTTIAMO A MARE LE COSE BUONE CHE HA FATTO IL GOVERNO PRODI.

di Marcello Sajeva
23 aprile 2008
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Lo sport rappresenta un elemento determinante per l’implementazione di politiche pubbliche volte al benessere e allo sviluppo psico-fisico dei cittadini. Politiche fondate sull’integrazione, la coesione, l’inclusione sociale, il rispetto di sé e degli altri. E ancora sulla convivenza civile, sull’educazione alla diversità, sulla solidarietà. Questo ruolo nel nostro Paese finora è stato svolto con impegno dagli Enti di Promozione Sportiva. E non solo. Anche le Federazioni sportive, le Discipline associate e le associazioni sportive dilettantistiche, pur con le loro caratteristiche peculiari e specialistiche, svolgono questo importante compito. Questa importante missione è andata avanti senza che vi sia mai stato il giusto riconoscimento e un adeguato quadro normativo da parte dello Stato.

A ciò si aggiunge l’entrata in vigore del titolo V della Costituzione che ha, in sostanza, creato una diversa articolazione delle competenze in capo all'Amministrazione centrale e alle Regioni. A colmare questo vuoto normativo ci dovrebbe pensare la legge sullo sport di cittadinanza, alla cui stesura partecipano oltre agli Enti sportivi le Regioni, i tecnici del POGAS, la struttura del Ministero delle Politiche giovanili e sportive.

Il Governo Prodi, attraverso la Legge Finanziaria 2008, ha nelle more istituito un Fondo per lo sport di cittadinanza con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2008, 35 milioni di euro per il 2009 e 40 milioni di euro per il 2010.

La proponenda legge dovrebbe intervenire su due livelli. A livello nazionale, una quota delle risorse potrebbe essere destinata direttamente alle associazioni nazionali di sport di cittadinanza, mentre l'altra delle risorse potrebbe essere oggetto della programmazione delle Regioni per sostenere l’attività sul territorio da parte degli Enti locali.

Questo provvedimento aprirebbe la strada al riconoscimento dello sport come diritto di cittadinanza e al riconoscimento del valore sociale dello sport, garantendo livelli essenziali di prestazioni sociali e rendendo effettivo il diritto alla formazione fisica dei giovani, l’accesso agli impianti, la disponibilità dei luoghi di aggregazione, la prevenzione sanitaria.

La Finanziaria 2008 ha, inoltre, confermato la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie per l’iscrizione e l’abbonamento, per i ragazzi di età compresa tra i 5 e i 18 anni, ad associazioni sportive, palestre, piscine e altre strutture e impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica. La disposizione prevede la possibilità di portare in detrazione il 19% delle spese, per un importo non superiore a 210 euro. Per la prima volta nel nostro Paese è stato riconosciuto il valore sociale delle spese sostenute dalle famiglie per far praticare sport ai bambini e ai ragazzi.

La pratica sportiva da una dimensione prettamente legata al tempo libero, cos’ facendo, diventerà parte integrante di un nuovo sistema di welfare. In questo modo si sottrarrà lo sport ai tentativi di privatizzazione e mercificazione.

Lo sport di cittadinanza è uno strumento di crescita individuale e collettiva, in grado di facilitare processi di apprendimento, socializzazione ed inclusione, soprattutto per le persone con disabilità e di diversa nazionalità. Esso favorisce, inoltre, stili di vita attivi che rafforzano il sistema della prevenzione con conseguente riduzione dei costi sanitari. Oggi sono più di 30 milioni i cittadini che praticano sport, o una qualche forma di attività fisica, e la maggior parte utilizza spazi al di fuori dei circuiti organizzati dal Coni e dalle Federazioni. Lo sport è un diritto di cittadinanza e come tale deve essere accessibile a tutte e a tutti. Questa concezione evolutiva deve condizionare e indirizzare le scelte future in materia di politica sportiva. Solo così si potrà avere uno sport pulito e per tutti, lontano dalla logica del risultato ad ogni costo e del doping come compagno di squadra.

Non ci resta che augurarci che il nuovo governo e il Ministro che avrà la delega alle attività sportive non soltanto continuino sulla linea tracciata dal suo predecessore ma che, con il contributo delle forze sociali dello sport, migliorino la normativa volta allo sviluppo dell’attività fisica e sportiva come strumento per migliorare la qualità della vita, le condizioni di salute della collettività, la coesione sociale.

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