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'Bimbe belle facciamo all'amore, che è la cosa più bella del mondo'
Le canzoni che hanno narrato la Goliardia.

di Marcello Sajeva
06 giugno 2008 22:59
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È di qualche giorno addietro, con foto sul quotidiano locale cittadino, la notizia che un gruppo di studenti universitari dell’Ateneo Palermitano, pardon di goliardi, ha rapito il Presidente dell’ERSU di Palermo, l’Ente che una volta si chiamava semplicemente Opera Universitaria e, ancora prima, Ufficio Assistenza.

Si è trattato, naturalmente, di un finto rapimento, rivendicato dagli aderenti Supremo Ordine Goliardico dello Speron di ferro. Lo ‘Speron di ferro’, nato dalle ceneri del vecchio ordine dei ‘Clerici vagantes’, alla fine degli anni cinquanta, operava e controllava il vecchio Atrio dell’Università Centrale di Palermo, quella che oggi è solo Facoltà di Giurisprudenza. Prima, oltre ad ospitare il Rettorato e gli Uffici amministrativi, ospitava la Facoltà di Giurisprudenza e quella di Lettere e Filosofia. Alla fine degli anni settanta, con il libero accesso alle Università e la rivoluzione culturale del sessantotto e dintorni ebbe un momento di stasi. Ma diceva un vecchio motto goliardico, la Goliardia non muore mai. Allora la Goliardia e viva. Torniamo a cantare le sue canzoni.

Master mediazione familiare

Il momento più celebrativo era l’annuale Festa della Matricola. Il ‘Gran Maestro del Supremo ordine’ riceveva dalle mani del Sindaco le chiavi della Città. I goliardi diventavano i padroni della città, se ne impossessavano con i loro mantelli, più o meno, pregiati e con i loro cappelli di vario colore. Gratis a cinema, questue ai semafori con i cappelli a punta, incursioni nei bar. Non era igienico per una ragazza, specie se bella, passeggiare da sola per le vie del centro.

‘Vivant berrectaculos, (Viva le feluche,)

omnium colorum; (di tutti i colori;)

Vivant omnia goliardorum, (Viva tutto dei goliardi,)

apud scholam, apud forum, (dopo la scuola, dopo la piazza,)

in taberna vivant. (nelle taverne viva)’

E la sera libagioni e canti da Osteria fino a tarda notte, se non fino a veder sorgere l’alba da Mondello. E i canti, aiutati dai litri di vino tracannati direttamente dalle botti, diventano osceni.

Di alcuni canti, per motivi di censura e di stile, ci è permesso citarne soltanto i titoli e qualche argomento. Il lettore più curioso che vuole rivivere il proprio passato goliardico o conoscere 'le canzoni che hanno narrato' e accompagnato i goliardi nel loro, corso di studi non hanno che cercarle in qualsiasi motore di ricerca.

Consigliamo la ricerca di:

‘Rosina dammela, dammela, dammela,’ che contiene una serie di strofette dedicate a vari personaggi del Mondo antico. Il prode Giulio Cesare e i suoi tentativi di guadare il Rubicone senza bagnarsi in basso. Gli elefanti di Annibale in Italia. Il Prode Tutankamen, Re dei Faraoni che, stanco di vivere tra le Piramidi, andò in giro per il mondo alla ricerca dell’avventura e del piacere. Alla fine del suo giro preferì tornare ad annoiarsi tra le Piramidi e ai suoi ricordi di quando era ragazzo.

La Ballata di Fanfulla da Lodi’, narra le gesta amatorie del giovane Bartolomeo Tito Alon, detto Fanfulla, originario di Lodi. Il condottiero di gran rinomanza fu iniziato all'arte amatoria da una donna di facili costumi, che lo infettò con una malattia venerea.

Ho comprato una Moto Morini’ l’ho comprato amore per te’, ma da quando si è accorto di cosa fa la sua ragazza, la moto Morini preferisce tenerla per se. E così di seguito qualsiasi cosa comprava le teneva per se, perché c’era sempre qualcosa da ridire sul comportamento della sua bella.

‘Le Osterie’, dalla numero uno, alla numero mille, passando per la venti, per la cento e altre ma ci sono anche le osterie politiche come quella del Municipio dove

‘si lavora sul principio

di fregare i cittadini

questi poveri tapini’

‘Goliardia è cultura e intelligenza e rispetto per la libertà, scrissero in un documento un gruppo di studenti politicizzati negli anni cinquanta seduti al Cafè Florian a Venezia.

Cultura e intelligenza, aggiungiamo, non esplicitano soltanto nelle attività culturali e politiche, ma anche nell’essere e sentirsi giovani perché continuano i versi ‘Bimbe belle facciamo l’amore’, una delle più famose e tramandate canzoni.

‘Noi goliardi abbiam sempre ventanni

anche quando ne abbiamo di più’

Perché Goliardia spesso fa rima con trivialità, con la degenerazione nell’uso delle parolacce, la maggior parte ispirate agli atti sessuali e agli incontri ravvicinati di tutti i tipi, senza distinzione alcuna.

La goliardia ha una vecchia tradizione Mediavale, quando lo studiare nelle vecchie e gloriose Università italiane era una prerogativa di pochi che potevano permettersi, oltre agli studi, le gioie e i piaceri di una vita scialacquata. Quelli più squattrinati erano appunto i Clerici vagantes.

A questo punto vi riproponiamo alcuni versi di ‘Gaudeamus Igitur’ l’Inno internazionale della Goliardia, scritto in Latino. Vi concediamo il beneficio del testo italiano a fronte.

‘Gaudeamus igitur (Godiamo quindi)

Iuvenes dum sumus (Finchè siamo giovani)

Post iucundam iuventutem (dopo la felice gioventù)

Post molestam senectutem (dopo la molesta vecchiaia)

Nos habebit humus. (sarà la terra a prenderci)

Vivant omnes virgines, (viva tutte le vergini)

Vivant et mulieres (viva anche le donne)

Faciles, formasae,(facile e formose)

Tenerae, amabiles (tenere, amabili

Bonae, laboriosae. buone, laboriose)’

Concludiamo con il testamento del Goliarda.

‘Fratelli in Goliardia

Dentro un bicchier di vino

Vi lascio la follia

Fateci un gran casino!’

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