Spettacoli • Musica

Il Ventiquattro maggio il Piave mormorava.
Le canzoni che hanno narrato la Grande guerra.

di Marcello Sajeva
18 maggio 2008
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Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

 

dei primi fanti il ventiquattro maggio


Oi vita, oi vita mia...

 Oi core 'e chistu core...

Sì stata 'o primmo ammore...

E 'o primmo e ll'ùltimo sarraj pe' me! ‘
 

 

Il ventiquattro  maggio millenovecentoquindici, dopo un anno di neutralità, l’Italia entrava in guerra a fianco delle nazioni dell’Intesa e contro la Triplice Alleanza. Il Quattro novembre millenovecentodiciotto il Generale Armando Diaz annunziava alla Nazione la fine della guerra e la vittoria delle truppe italiane. A causa di questa, che fu chiamata la Grande guerra, si calcola che in tutto il mondo morirono circa trentanovemilioni di persone. Le perdite dell’esercito italiano furono ingenti: 650.000 morti, 957.000 feriti, 600.000 dispersi e prigionieri.

Oltre agli storici, che hanno narrato e analizzato l’evento in tutte le sue sfaccettature, di questa evento bellico si sono occupati scrittori. cronisti di guerra, e registi cinematografici, che hanno lasciato, con le loro opere, testimonianze vive e forti emozioni.

Ma la gente comune, quella che più di tutti ha sofferto le conseguenze della guerra, esprimeva la sua partecipazione, la sua rabbia, i suoi sentimenti attraverso il mezzo di comunicazione a lei più congeniale, la canzonetta.

Si cantava in trincea col triste rantolio del ‘ta pum ta pum’,  si cantava durante gli assalti alla baionetta, per allontanare la paura della morte, si cantava nei momenti di pausa mentre si consumava il rancio pensando alla moglie, ai figli ai genitori.

Esiste nel nostro paese, e non solo, una vasta letteratura di canzoni patriottiche, contro la guerra e di carattere intimo. Canzoni che si sono tramandate sia attraverso l’esecuzione di artisti noti, che attraverso la ricerca di vari studiosi. Nel tentativo di sintetizzare con poche, ma significative, canzoni lo stato d’animo dei nostri soldati e della popolazione civile, abbiamo scelto tra le tante, lette e ascoltate, tre canzoni che hanno interpretato tre modi di vedere, anzi, di cantare la Grande guerra.

Sin dalla sua maturazione fu caratterizzata da due diverse posizioni quella degli interventisti e quella dei neutralisti. Tali posizioni continuarono a confrontarsi anche durante il periodo bellico, suscitando profonde lacerazioni negli alti comandi militari.

L’Amor Patrio veniva espresso magistralmente nella canzone di E.A. Mario che narra ‘La legenda del Piave’. La canzone diventò il simbolo della ritrovata unità e della riscossa del nostro Esercito dopo la disfatta di Caporetto. Fu in occasione di quella ritirata, dentro i confini del Piave che, come canta la stessa canzone ‘si parlò di tradimento’.

E ‘il Piave’, forte e piano, ‘mormorò non passa lo straniero.’

Ma

‘La mattina del cinque d'Agosto/Si muovevano le truppe Italiane

Sicinform

Per Gorizia le terre lontane / E dolente ognun si partì’

La Grande guerra è stata costellata da tanti punti oscuri e di tante sconfitte non solo belliche ma di onore e prestigio. Le varie battaglie dell’Isonzo, di Monte San Michele, per cercare di conquistare Gorizia vennero immortalate da una triste e cupa canzone di guerra e di morte e

'Su quei monti colline gran valli
Si moriva dicendo così.

‘Oh Gorizia tu sei maledetta
Per ogni cuore che sente coscienza
Dolorosa ci fu la partenza
E il ritorno per tutti non fu.

Oh vigliacchi che voi ve ne state
Colle mogli sui letti di lana
Schernitori di noi carne umana
Questa guerra ci insegna a punir.’

La canzone Gorizia rappresentò il più alto momento di protesta popolare contro la guerra. Riproposta da Michele Straniero nello spettacolo Bella Ciao,  al festival dei due mondi di Spoleto, diede luogo a uno scandalo nazionale,  Straniero cantò una strofa non prevista (Traditori signori ufficiali / che la guerra l'avete voluta/ scannatori di carne venduta / e rovina della gioventù) che suscitò in sala la reazione di un ufficiale e di talune signore impellicciate, mentre nelle serate successive lo spettacolo sarebbe stato costantemente disturbato da gruppetti di fascisti.

Fino alla vittoria e alla pace annunziata la canzone del Piave ci canta ancora

‘Sicure l'Alpi... Libere le sponde...
E tacque il Piave: si placaron l'onde...
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
né oppressi, né stranieri.’

Ma un trincea il pensiero ricorrente era per la donna amata, la posta arrivava sempre in ritardo. Lui dopo aver letto la tranquillizzante lettera di Lei le rispondeva cantando:

‘Staj luntana da stu core 
A te volo cu 'o penziero 
Niente voglio e niente spero 
Ca tenerte sempe a fianco a me 
Sì sicuro chist'ammore 
Comm'i' só' sicuro 'e te 

Scrive sempe e sta' cuntenta 
Io nun penzo che a te sola 
Nu penziero mme cunzola 
Ca tu pienze sulamente a me 
'A cchiù bella 'e tutt'e bbelle 
Nun è maje cchiù bella 'e te! 
Oi vita, oi vita mia... 
Oi core 'e chistu core... 
Sì stata 'o primmo ammore... 
E 'o primmo e ll'ùltimo sarraj pe' me! ‘

 

 

 

 

 

 

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marcellosajeva 21 maggio 2008   08:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 21 maggio 2008. Visualizza »

Solo qualche considerazione a latere. La I Guerra Mondiale ci costò più del doppio di morti ,feriti e dispersi rispetto alla Seconda.Per gli stolidi attacchi frontali alla baionetta contro filiere di mitragliatrici ,per l'assoluta incapacxità dell'ufficialità piemontese di capire i nuovi schemi della guerra moderna ,sostanzialmente per la loro forma mentis ottocentesca.

Sì ,quella di Gorizia fu considerata canzone "sovversiva". Ma "dentro" non c'era solo l'avversione per gli ufficiali (come già detto ,spesso motivatissima per i loro folli ordini di attacco in campo aperto),c'era anche l'odio ed il disprezzo per "i vigliacchi che se ne restavano a casa con le mogli sui letti di lana".

Un sentimento che poi si trasferì anche sui "pescicani" che s'erano arricchiti con la guerra .

Con tutto ciò a me "la canzone del Piave" fu insegnata a scuola. Ora non si fa più. E' sbagliato. Perchè non siamo "figli di nessuno" ,proveniamo dalla Storia di questa terra. Nel bene e nel male. Dobbiamo sapere e ricordare. Poi ognuno valuterà secondo i suoi criteri. Ma "rimuovere" è un errore mentale e civile. E' una cosa che ci disarma ,che ci toglie consapevolezza e capacità di discernimento. Senza quel contesto "'O Surdato Nnammurato" non si apprezzerebbe ,non si gusterebbe nel modo giusto. Triste quanto si vuole è "una canzone in grigioverde". Quello stesso che gli Americani ci hanno strappato per imporci il loro kaki cche ,una volta ,si definiva "coloniale". La memoria spesso fa dolere. Ma ci serve anche questo per "crescere" davvero. Grazie per l'ospitalità.

La ringrazio per il commento. In fondo queste mie brevi sulle canzoni che hanno narrato l'Italia servono a stimolare delle riflessioni su quelllo che è stato e quello che è il nostro modo di vivere e affrontare i problemi. Ieri le canzoni sulla Grande guerra. Una guerra che come tutti i fatti storici ha avuto canzoni come il Piave e canzoni come Gorizia, ed anche "'O Surdato Nnammurato". Sarebbe stato bello non averle. Magari ci avrebbe perso il mondo dlelo spettacolo, ma avremmo salvato molte vite. Alla prossima. M.S.

Anonimo 20 maggio 2008   11:22

Solo qualche considerazione a latere. La I Guerra Mondiale ci costò più del doppio di morti ,feriti e dispersi rispetto alla Seconda.Per gli stolidi attacchi frontali alla baionetta contro filiere di mitragliatrici ,per l'assoluta incapacxità dell'ufficialità piemontese di capire i nuovi schemi della guerra moderna ,sostanzialmente per la loro forma mentis ottocentesca.

Sì ,quella di Gorizia fu considerata canzone "sovversiva". Ma "dentro" non c'era solo l'avversione per gli ufficiali (come già detto ,spesso motivatissima per i loro folli ordini di attacco in campo aperto),c'era anche l'odio ed il disprezzo per "i vigliacchi che se ne restavano a casa con le mogli sui letti di lana".

Un sentimento che poi si trasferì anche sui "pescicani" che s'erano arricchiti con la guerra .

Con tutto ciò a me "la canzone del Piave" fu insegnata a scuola. Ora non si fa più. E' sbagliato. Perchè non siamo "figli di nessuno" ,proveniamo dalla Storia di questa terra. Nel bene e nel male. Dobbiamo sapere e ricordare. Poi ognuno valuterà secondo i suoi criteri. Ma "rimuovere" è un errore mentale e civile. E' una cosa che ci disarma ,che ci toglie consapevolezza e capacità di discernimento. Senza quel contesto "'O Surdato Nnammurato" non si apprezzerebbe ,non si gusterebbe nel modo giusto. Triste quanto si vuole è "una canzone in grigioverde". Quello stesso che gli Americani ci hanno strappato per imporci il loro kaki cche ,una volta ,si definiva "coloniale". La memoria spesso fa dolere. Ma ci serve anche questo per "crescere" davvero. Grazie per l'ospitalità.

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