'Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar
e proverete la differenza tra il lavorare e il comamdar'
anzi no
'Chi non lavora non fa l’amore'
Se parliamo di Primo maggio e di canzoni ispirate al lavoro e che hanno, nel secolo passato, narrato l’Italia e le sue vicende legate al lavoratori e alle loro conquiste sociali, vengono subito in mente due canzoni. Una appartenente al circuito alternativo dei canti sociali. l’altra appartenente al mondo delle canzonette commerciali.
‘Le otto ore’ è un vecchio canto che fa parte dell’archivio storico dei Canti sociali italiani. ‘Chi non lavora non fa l’amore’, è la canzone che ha vinto il Festival di San Remo nel 1970.
‘Le otto ore’, anche se si colloca come canto sociale e di protesta, si è tramandata di generazione in generazione adeguandosi, narrando le condizioni del lavoro in Italia, ai mutamenti dei tempi e dei problemi, ed è diventata una canzone conosciuta e cantata in varie occasioni e manifestazioni sindacali e di protesta. ‘Le otto ore’ è un canto nato nel 1906, quando il deputato Coniglio presentò alle Camere il progetto di legge per ridurre ad otto ore la giornata lavorativa delle mondine e di altre categorie di mestieri usuranti. La musica s’ispira alla canzone risorgimentale La bandiera tricolore. I testi, nel corso degli anni, sono diventati moltissimi, perché adattati alle diverse occasioni e alle varie contingenze sociali e politiche. La strofetta che dice, ‘e noi faremo come
Dopo il silenzio coatto del ventennio fascista nell’immediato dopoguerra le parole della canzone si adattarono alla nuovi condizioni sociali del paese.
‘O Mario Scelba se non la smetti
arrestare i lavoratori
noi ti faremo come al duce
in Piazza Loreto ti ammazzerem.’
In questo caso è chiara l’allusione al Ministro degli Interni Scelba, che mandava il nuovissimo reparto celere delle Questure a reprimere con le armi e i caroselli delle camionette i lavoratori in sciopero.
Passano gli anni e, in pieno sessantotto’ e all’inizio degli ‘autunni caldi sindacali’, al Festival di San Remo vince, non a sorpresa, una canzone che parla di scioperi e di lavoro. Per la verità nel ’68, sempre a Sanremo, i Rokes con le 'Opere di Bartolomeo', avevano presentato la figura di un operaio tenero e surreale, che mentre lavora alla catena di montaggio, sogna di diventare uno scrittore. Ma senza interessare più di tanto.
A portare al successo ‘Chi non lavora non fa l’amore’, scritta dal trio del Clan Celentano – Beretta – Del Prete, è l’inossidabile coppia Adriano Celentano – Claudia Mori. Adriano interpreta, in maniera perfetta, i sentimenti della maggioranza silenziosa facendosi intimare dalla moglie.
'Chinon lavora non fa l'amore!
quando a casa stanco ieri ritornai mi son seduto...
niente c'era in tavola
arrabbiata lei mi grida
che ho scioperato due giorni su tre...'
Per una completa bibliografia anche non hanno fatti testo come messaggio e larga diffusione ricordiamo Gianni Morandi che, con ‘Vado a lavorare’, ci presenta un'elegia dal sapore campagnolo e Domenico Modugno che, con ‘Un calcio alla città’, sembra invitare gli ascoltatori all’assenteismo.
Per ritrovare il tema del lavoro come dramma occupazionale bisogna arrivare al 2000. Fabrizio Moro, in ‘Un giorno senza fine’, presenta la vita da pre-precario. Fabio Concato, infine, al Festival di San Remo del 2007, canta la difficoltà di un cinquantenne in mobilità a reinserirsi sul mercato del lavoro.
E pensare di poter cambiar mestiere
Sono ancora forte potrei fare il giardiniere
Mentre tu mi stai guardando
c'è una lacrima che scende e fa rumore
Ed io non so che cosa fare
Ma, mi devo reinventare.
Buona festa del lavoro a tutti i lettori di Siciliainformazioni.