Nell'interessante film riproposto meritevolmente dal circuito estivo delle arene, Paolo Virzì osserva con umanità ed empatia il mondo del precariato italiano, analizzandolo in chiave tragicomica e satirica e mettendo in rilievo le ansie, le aspirazioni ed i problemi quotidiani dei giovani di oggi, assillati sia dal restringersi delle opportunità d'impiego (che portano ad una svalorizzazione dei titoli di studio conquistati) sia dall'accentuarsi dell'oggi rispetto alla progettualità.
Il registro comico e grottesco ha impedito che la materia trattata scadesse in un semplice intento didascalico e documentaristico, anche se dietro la satira e la rappresentazione iperbolica dell'ambiente di lavoro come teatro per la messinscena di forme grottesche di empowerment individuale e di sviluppo dello spirito di squadra ai fini del massimo incremento della produttività e del rendimento, si intravedono ben delineati i drammi individuali, i meccanismi del più bieco sfruttamento, l'assenza di garanzie e soprattutto l'appiattimento della speranza e della posibiità di poter lanciare con fiducia ed ottimismo uno guardo al futuro.
Si può cogliere anche la lezione altrettanto drammatica che, in questo mondo del precariato ( in cui è veramente così esiguo il margine per la speranza) sopravvive chi è più cinico, chi è più capace di calpestare i caduti per avere un maggiore margine di sopravvivenza per sè: ma si si badi bene, solo un piccolo margine di sopravivvivenza in più, perchè anche per i "salvati" verrà implacabilmente il momento in cui si trasformeranno a loro volta, al prossimo giro della ruota, in sommersi e perdenti, pronti per essere schiacciati ed espulsi.
Tutto vero?
C'è da pensare che è proprio così: durante la proiezione del film, in sala è capitato di raccogliere i commenti di alcuni giovani che hanno detto, facendo riferimento alla loro esperienza di lavoro in un call-center: "A parte le scenette dei canti corali, tutto funziona esattamente in questo modo".
Il titolo del film vuole mettere in riievo l'aspetto della precarietà esistenziale in cui i vivono immersi tanti giovani, oggi: "Tutta la vita davanti". Ma che vita? Con quale futuro? Al prezzo di quale logoramento? Il film, pur nel uo tono leggero da commedia, fa intravedere alcuni possibili risposte a tali quesiti.
Ino gni caso, la locandina del film che cita in modo singolare il famoso quadro di Giuseppe Pelizza da Volpedo ("il quarto stato", 1901), sembreebbe suggerire che la tesi che i giovani del precariato potrebbero diventare - a condizione che "il mondo sappia" - una nuova ed emergente compagine di lavoratori in cammino, desiderosi di poter prendere in mano il proprio destino.
Il romanzo-documento di Michela Murgia a cui Paolo Virzì s'è ispirato è "Il mondo deve sapere" (Titolo completo: "Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria", ISBN Edizioni, 2006), con un titolo che pone piuttosto l'accento sulla necessità che qualcuno, da qualche parte, cominci a fare un lavoro di denuncia e disvelamento delle aberrazioni di questa forma moderna dello sfruttamento della mano d'opera. Nel libro si evidenzia la necessità dunque che qualcuno ad un certo punto cominci a raccontare ciò che accade, perchè il "mondo deve sapere", infrangendo la legge del silenzio omertoso e per paura, magari iniziando dalla forma della riflessione diaristica che può poi trasformarsi in pamphlet di denuncia.
In effetti, anche nel film, la protagonista (Isabella Ragonese) decide di vuotare il sacco con il sindacalista idealista, ma con pochi mezzi "reali" a disposizione per incidere in modo significativo sulla realtà (Valerio Mastandrea), diventando di fatto una "whistleblower" (una spiona), come si dice nel gergo aziendale americano di quelli che svelano i segreti dell'organizzazione del lavoro nella propria azienda.
Questa la recensione rinvenibile in www.mymovies.it
Nel bel mezzo di una corale apertura onirica a suon di Beach Boys, la voce narrante di Laura Morante ci introduce cautamente nella favola nera di Marta, ventiquattrenne siciliana trapiantata a Roma neolaureata con lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi in filosofia teoretica.
Umile, curiosa e un poco ingenua, Marta si vede chiudere in faccia le porte del mondo accademico ed editoriale, per ritrovarsi a essere "scelta" come baby-sitter dalla figlia della sbandata e fragile ragazza madre Sonia (interpretata con struggente intensità da Micaela Ramazzotti). È proprio questa "Marilyn di borgata" a introdurla nel call center della Multiple, azienda specializzata nella vendita di un apparecchio di depurazione dell'acqua apparentemente miracoloso.
Da qui inizia il viaggio di Marta in un mondo alieno, quello dei tanti giovani, carini e "precariamente occupati" italiani: in una periferia romana spaventosamente deserta e avveniristica, isolata dal resto del mondo come un reality, la Multiple si rivela pian piano al suo sguardo ingenuo come una sorta di mostro che fagocita i giovani lavoratori, illudendoli con premi e incoraggiamenti (sms motivazionali quotidiani della capo-reparto), training da villaggio vacanze (coreografie di gruppo per "iniziare bene la giornata") per poi punirli con eliminazioni alla Grande fratello. Un mondo plasticamente sorridente e spaventato, in cui vittime (giovani precari pieni di speranze come il fragile Lucio 2 di Elio Germano) e carnefici (Ghini e Ferilli, di nuovo insieme diretti da Virzì dopo La bella vita) sono accomunati da una stessa ansia per il futuro che si tramuta in folle disperazione. Non c'è scampo per nessuno all'interno di queste logiche di sfruttamento, e a poco servirà il tentativo dell'onesto ma evanescente sindacalista Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea) di cambiare idealisticamente un mondo che difficilmente può essere cambiato.
Prendendo spunto dal libro della blogger sarda Michela Murgia, "Il mondo deve sapere", Virzì esplora con gli occhi di Marta, attraverso il viso curioso della fresca Isabella Ragonese (per adesso solo una piccola parte in Nuovomondo), l'inferno di questo precariato con tutta la vita davanti; e lo fa con lo spirito comico e amaro che da sempre lo contraddistingue. Accentuando stavolta i toni tragicomici e grotteschi da commedia nera, il regista toscano dà vita a un'opera corale, matura e agghiacciante, che rivisita (attualizzandola) la miglior tradizione della commedia amara alla Monicelli, costruendo – grazie anche all'apporto del fido sceneggiatore Francesco Bruni – personaggi complessi e sfaccettati, teneri e feroci, comici e tragici a un tempo, ma tutti disperatamente umani e autentici. Con la stessa umiltà e onestà intellettuale di Marta, Virzì si muove tra le spaventose dinamiche del mondo moderno senza mai cadere nel facile giudizio, nel pietismo o – vista l'attualità del tema – nella trappola del film a tesi, mantenendo sempre in primo piano il suo amore per gli ultimi e una compassione per le sue creature disperate e perfide, figlie di una società malata, ma forse non ancora in fase terminale. E se Marta può ancora sognare un mondo migliore per sé e per la bambina cui fa da baby-sitter, un mondo che balla spensierato ascoltando i Beach Boys e si affeziona a una voce telefonica, tutto attorno resta un ritratto allarmante dell'Italia di oggi, che Virzì svela sapientemente sotto una patina di sinistra comicità. Un'Italia dolce e amara quella di Tutta la vita davanti, che commuove e angoscia lasciandoci con un groppo in gola, come quell'ovosodo che non andava né su né giù.
Scheda
Regia: Paolo Virzì
Interpreti principali: Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti.
Genere Commedia, colore 117 minuti. -
Produzione Italia 2008. -
Distribuzione Medusa