Memorie classiche ci ricordano come il flautista Marsia avesse il potere di trascinare in delirio gli animi attraverso il suo strumento... oggi, Zucchero ci ripropone lo stesso incantesimo attraverso la forza del blues e delle sue contaminazioni.
Zucchero costituisce, senz’altro e al di là delle pseudo retoriche di tanta critica odierna, un unicum nel nostro panorama musicale per via della sua capacità di estetizzare il pubblico, che gremisce velodromi e teatri, in un’onda ritmica e quasi ballettistica, sorprendentemente coordinata alla vitalità del suo sound.
Zucchero è un artista pop, nel senso meno deteriore del termine, perchè sposa il sentire ed il bisogno di solarità di milioni di fan nel mondo ma è anche un poeta malinconico e teso in equilibrio fra stravaganza, provocazione e delicatezza.
L’eclettismo del sound si fonde con il misticismo dei testi e fa presa tanto sull’elite della ricezione musicale quanto sulle grandi fasce di utenza radiofonica, nè sorprende notare come anche lo spettatore più disinteressato e distratto finisca per cantare euforicamente al riverbero di una scenografia neobarocca e di un gioco di luci imponente.
Zucchero al Velodromo di Palermo non si è risparmiato: scaletta corposa, voce immutata ed estranea agli scherzi del “divenire”, team corroborato di coristi e musicisti, atmosfere talora surriscaldate talora di grande garbo, sempre in bilico fra ritmi bacchici ed elegiaci.
Momenti magici sulle note di “Occhi”, “Menta e rosmarino” e “Il volo”... brani in grado di farci dono di quell’inimitabile lirismo e di quell’amore per l’Amore firmato Sugar Fornaciari.
Poi l’entusiasmo, in senso pienamente etimologico, per “Bacco perbacco”, “Diavolo in me” e “Per colpa di chi”, canzoni che testimoniano la vivida e focosa passione di Zucchero per
Commozione nel ricordo del compagno di tante “avventure e sperimentazioni” musicali, Luciano Pavarotti, grazie alla meravigliosa “Miserere”.
Non sono mancati gli applausi di tributo allo spettacolo e, fra le poche parole dell’artista, la formula conclusiva dei suoi show: “Noi crediamo nel blues e il blues non morirà mai”.
Quello di Zucchero nei confronti del blues è un vero e proprio Beruf e finché solcherà i palcoscenici non possiamo che credere fermamente a siffatta promessa di Eternità.
Edvige Galbo